(1 Samuele 1:1-18)
Eli visse in un periodo storico molto difficile per il popolo d’Israele: Giosue’ era morto, cosi’ come tutta la generazione che con lui era entrata nella terra promessa: “…Poi, dopo quella, vi fu un’altra generazione che non conosceva il Signore, ne’ le opere che egli aveva compiute in favore d’Israele
I figli d’Israele fecero cio’ che e’ male agli occhi del Signore e servirono gli idoli di Baal; abbandonarono il Signore, il Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e andarono dietro ad altri de’i, fra gli de’i dei popoli che li attorniavano; si prostrarono davanti a essi e provocarono l’ira del Signore; abbandonarono il Signore e servirono Baal e gli idoli di Astarte” (Giud.2:10-13).
Eli occupava un posto di grande responsabilita’: era sacerdote dell’Eterno e Giudice d’Israele.
Il suo nome significa “elevato”, ma il nome che portava non corrispondeva al suo carattere: era un uomo indeciso, indolente e apatico.
La Scrittura ce lo presenta sempre seduto su una sedia mentre osserva con distacco tutto quello che accade attorno a lui. “Il sacerdote Eli stava in quell’ora seduto sulla sua sedia all’entrata del tempio del Signore” (I Sam.1:9).
A causa di questa sua posizione:
Eli divenne insensibile
Il suo atteggiamento fisico evidenzia la sua triste condizione spirituale, che lo porta a mostrare profonda insensibilita’ verso coloro che si trovano nella sofferenza e che avrebbero bisogno, da lui, di una parola di incoraggiamento.
Lo vediamo “seduto sulla sua sedia all’entrata del tempio del Signore” (v.9) , intento a riposarsi e a osservare con distacco quanti entrano nel tempio per pregare.
Quel giorno rimase seduto mentre Anna stava invocando il Signore affinche’ le facesse grazia di poter avere un figlio.
La lunghezza della preghiera di Anna evidentemente incuriosi’ o forse disturbo’ Eli, che decise di entrare nel Tempio per controllare. “La sua preghiera davanti al Signore si prolungava, ed Eli osservava la bocca di lei” (v.12).
Di fronte a quella scena qualsiasi cuore ripieno della grazia e dell’amore di Dio si sarebbe commosso, ma il cuore di Eli era diventato duro e insensibile a tal punto che, anziche’ dare conforto a quella povera donna, la redargui’ senza pieta’: “Quanto durera’ questa tua ubriachezza?”
Eli perse la sua autorita’
Eli perse lentamente autorita’ anche in famiglia proprio per la sua indolenza. “I figli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano il Signore” (1 Sam.2:12) “Il peccato di quei giovani era dunque grandissimo agli occhi del Signore, perche’ disprezzavano le offerte fatte al Signore” (v.17).
L’uomo che era duro con tutti usava per i propri figli un altro metro, un’altra misura: “Eli… udi’ tutto quello che i suoi figli facevano… disse loro: Perche’ fate queste cose?”
Eli, che non aveva voluto esercitare il controllo del proprio cuore, ravvedendosi dalle attitudini sbagliate, perse anche il rispetto dei figli che non solo non gli diedero ascolto, ma disonorarono Dio con il proprio comportamento.
Eli divenne duro e indifferente a ogni stimolo
Come e’ vero che Dio onora quelli che Lo onorano e’ altresi’ vero che Dio non rimane a guardare senza intervenire quando il Suo nome viene disonorato.
Eli, ormai insensibile alla voce di Dio, non riconobbe la malvagita’ del proprio operare.
Dio mando’ un Suo servitore ad avvertirlo: “Come mai onori i tuoi figli piu’ di me…?” (1 Sam.2:29). Dio mise Eli di fronte alle proprie responsabilita’, offrendogli l’opportunita’ di ravvedersi e di assumersi le responsabilita’ che gli competevano.
Ma il cuore di Eli, ormai, era diventato come pietra refrattaria che il fuoco non puo’ scalfire. Come conseguenza della sua immobilita’, Eli perdette il senso del peccato e dell’importanza del servizio che doveva rendere a Dio.
Il suo cuore non recepi’ alcuno stimolo, nemmeno per un innato istinto di amor proprio, quando Dio, anziche’ fare udire la Sua voce a lui, chiamo’ il piccolo Samuele!
Il Signore ci aiuti a non lasciare che il nostro cuore si raffreddi, ma a tenere vivo, ardente il nostro amore per Lui e l’opera Sua!
Eli divenne apatico e rassegnato al suo infausto destino
L’epilogo della vita di Eli non differisce da quanto fatto per una vita intera: divenne ansioso e, pur sapendo che tutto sarebbe andato di male in peggio, non si ravvide ne’ fece nulla per cambiare le cose; rimase seduto sulla sua sedia, come sempre.
Trascuro’ di adempiere alle proprie responsabilita’ come servo di Dio, come padre, come guida del popolo, rassegnato a un destino che, nella sua indolenza, riteneva immutabile.
Il popolo d’Israele, senza una guida, penso’ che la presenza dell’Arca di Dio lo avrebbe portato alla vittoria, ma non considero’ che non la si poteva usare come un talismano, come un portafortuna, cosi’ migliaia di israeliti rimasero uccisi nella battaglia: “L’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fienas, morirono” (1 Sam.4:11).
Mentre il popolo d’Israele combatteva, Eli, colui che doveva essere a capo del suo popolo durante la battaglia, dov’era? “Eli stava sull’orlo della strada seduto sulla sua sedia, aspettando ansiosamente, perche’ gli tremava il cuore per l’arca di Dio” : non era con l’Arca di Dio, ma si preoccupava per essa, non era con i suoi figli, ma era in ansia per loro. Eli era un uomo sconfitto ancora prima dell’esito di quella battaglia.
La sua vita era arrivata al capolinea e fu “disarcionato dalla sua sedia”: “L’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineas, morirono. Un uomo di Beniamino, fuggito dal campo di battaglia, arrivo’ di corsa a Silo quel medesimo giorno, con le vesti stracciate e la testa coperta di terra.
Quando giunse, Eli stava sull’orlo della strada seduto sulla sua sedia, aspettando ansiosamente, perche’ gli tremava il cuore per l’arca di Dio.
Appena quell’uomo entro’ nella citta’ portando la notizia, un grido si alzo’ da tutta la citta’. Eli, udendo le grida, disse: “Che significa questo tumulto?” E quell’uomo corse a portare la notizia a Eli.
Eli aveva novantotto anni; la vista gli si era indebolita, cosí che non poteva vedere. Quell’uomo disse a Eli: “Sono io che vengo dal campo di battaglia, e che ne sono fuggito oggi”.
Ed Eli disse: “Come sono andate le cose, figlio mio?” E colui che portava la notizia rispose: “Israele e’ fuggito davanti ai Filistei; vi e’ stata una grande strage fra il popolo; anche i tuoi due figli, Ofni e Fineas, sono morti e l’arca di Dio e’ stata presa”.
Appena udí menzionare l’arca di Dio, Eli cadde dalla sua sedia all’indietro, accanto alla porta; si ruppe la nuca e morí, perche’ era un uomo vecchio e pesante. Era stato giudice d’Israele per quarant’anni” (I Sam.4:11-14).
La figura di Eli rimane per noi un modello negativo da non imitare.
La sua storia e’ un monito per tutti i credenti, affinche’ possiamo adoperarci per adempiere al mandato che Dio ci ha dato e affinche’ possiamo servirLo con cuore integro, facendo della volonta’ di Dio lo scopo primario della nostra vita.
Ciascun credente nato di nuovo non e’ stato chiamato a salvezza per “scaldare una sedia” come Eli, ma per svolgere appieno, per la Gloria di Dio e per il bene del Suo popolo, l’opera alla quale noi tutti siamo chiamati, secondo i talenti che abbiamo da Lui ricevuto e di cui un giorno saremo chiamati a rendere conto.