Meditazione quotidiana

UN INVITO ATTESO

“Egli non ci ha trattato secondo i nostri peccati, né ci ha retribuiti secondo le nostre iniquità” (Salmo 103:10)

Meditazione di oggi

Il peccato ci ha riempito di paura nei confronti di Dio. Le prime e le ultime parole dell’uomo decaduto proclamano questo terrore: “Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura ... e mi sono nascosto” (Gen. 3:10). Infatti, “...chi ha paura teme un castigo...” (I Giov. 4:18). Il grido del mondo incredulo al definitivo ritorno del Signore è pieno dello stesso terrore: “Cadeteci addosso e nascondeteci dal cospetto di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello” (Ap. 6:16). Il peccato ha trasformato i propositi di Dio in una prospettiva che risulta spaventosa ai nostri occhi: davanti a Lui tremiamo, e tutto grida con forza: “Non ci parli Iddio che non abbiamo a morire” (Es. 20:19). Ma il Signore della gloria ci viene incontro, non circondato dalle schiere dei Suoi angeli, non assiso nel Suo splendore. Ci avvicina non con occhi di fiamma e nella Sua ira ardente. La Sua veste non riporta ancora il titolo di Re dei re e Signore dei signori. Egli si presenta piuttosto come il “non temere” di Dio rivolto al mondo. Una musica gentile saluta i pastori, annunciando loro che troveranno il bambino riposto in una mangiatoia. Egli viene così, come uno di noi. L’Emmanuele, “Dio con noi”, l’Iddio costretto nella dimensione umana riconduce a Sé un mondo in preda allo spavento. Di fatto, nessuno aveva paura di Gesù. I bambini si stringevano a Lui. Il lebbroso emarginato si gettò ai Suoi piedi, sicuro che avrebbe ricevuto aiuto e guarigione. La peccatrice cercò rifugio alla Sua ombra, e trovò il cielo nelle Sue parole amabili e nel Suo perdono. I bisognosi e i disperati andavano istintivamente a Lui, Colui che viene per riportarci nella casa del Padre. Il peccato ci aveva accecato e indurito. La santità non ci attirava più. Quando Gesù, il Santo di Israele, venne, “non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare ... pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna” (Isaia 53:2, 3). L’Altissimo viene sotto forma di piccolo fanciullo, come per sollecitare la nostra sensibilità. Egli è “mansueto e umile di cuore”, come per fare appello alla nostra compassione. Egli, il Re del cielo, sta alla porta e bussa, pregandoci di aprirGli. Si aspetta che noi Lo invitiamo ad entrare: “Egli non ci ha trattato secondo i nostri peccati”!


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