Presentazione Dipartimento Media Radio TV

RadioEvangelo

TESTIMONI DEL/NEL NOSTRO TEMPO

Chi è un testimone? È uno che ha visto, che ricorda e racconta. Vedere, ricordare e raccontare sono i tre verbi che ne precisano l’identità e ne configurano il comportamento. Il testimone è uno che ha visto, ma non da una postazione neutra né con occhio distaccato; ha visto, e si è lasciato coinvolgere dall’accaduto. Il termine greco per dire “testimone” deriva da una parola “smarati” che vuol dire “ricordarsi”. Il testimone ricorda, non tanto perché sa ricostruire per filo e per segno la successione materiale dei fatti, ma perché quei fatti gli hanno parlato e in qualche modo lo hanno segnato.
Allora il testimone racconta, non come un foto-reporter, in modo chiaro e distinto ma freddo e distante, quanto piuttosto come uno che si è lasciato coinvolgere. Racconta prendendo posizione e compromettendosi; parla non in modo spento e ripetitivo, ma “facendo vedere”, anche a chi non ha visto, quello che i suoi occhi hanno contemplato e le sue mani hanno toccato. Il testimone non dimostra un teorema o una teoria; mostra una storia, facendo cogliere la differenza che in essa è stata prodotta dall’evento testimoniato.
Il testimone racconta a tutti la sua esperienza.
In Esodo 34, leggiamo che il volto di Mosè risplendeva perché aveva parlato con Dio per quaranta giorni. In Atti 4, i discepoli erano riconosciuti per essere stati con Gesù. Questo era il fondamento della testimonianza di quegli uomini: essere stati con Lui. Per rendere testimonianza, bisogna prima essere stati presenti e aver contemplato Gesù Cristo. È quello che dice l'apostolo Giovanni: "Abbiamo contemplato la sua gloria" (Giovanni 1:14). "Quel che abbiamo udito, quel che abbiamo veduto con gli occhi nostri, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato... noi lo annunciamo anche a voi" (1Giov. 1:1-3). Così era il fondamento dell'appello di Paolo: "L'Iddio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà e a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. Poiché tu gli sarai... un testimone" (Atti 22:14-15). Questa comunione con Cristo è la base di una progressiva trasformazione a Sua immagine, di uno splendore di cui il testimone stesso non si rende conto (Mosè non sapeva che il suo volto risplendesse). E noi contempliamo regolarmente la sua gloria? Lo si può fare solo con la Parola di Dio tra le mani, cercando, nelle pagine della Scrittura, tutto ciò che ci parla di Cristo e che ce Lo rivela, non come lo concepirebbe la nostra immaginazione, ma come Dio stesso ce lo fa conoscere. Testimonianza è, prima di tutto, "risplendere", riprodurre Cristo intorno a noi: nel nostro cammino, nelle nostre attitudini, nella nostra condotta, nelle nostre parole, in tutta la nostra personalità.
L’oggetto o contenuto della testimonianza cristiana non è un complesso sistema di pensiero, né un complicato codice di precetti e divieti, ma un messaggio di salvezza, un evento puntuale e attingibile, o meglio una persona, il Cristo risorto e vivente. Quindi l’oggetto della testimonianza è in realtà un soggetto: Gesù, Messia crocifisso e unico Salvatore di tutti. Questo soggetto può essere testimoniato solo da cristiani che hanno fatto personalmente l’esperienza della salvezza. Insomma si può testimoniare che Cristo è risorto e vivente, solo se è risorto e vivente nella propria vita.
Continuiamo senza stancarci a mostrare Cristo attraverso la nostra vita e vedremo persone liberate dalla prigione del peccato. Ogni vero credente è un vero testimone.

Per il comitato RadioTV
Carmine Lamanna

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