I figli della separazione

I figli della separazione

 

Se fino a qualche anno fa i giovani lasciavano le famiglie principalmente per sposarsi, oggi ci si allontana da casa anche per proseguire gli studi o per realizzare la propria autonomia.

Tempi formativi prolungati e difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro insieme a molti altri fattori contribuiscono a spostare in avanti il desiderio di formare una propria famiglia.

Recenti pubblicazioni ISTAT [1] mostravano un apparente aumento delle unioni matrimoniali [2] in Italia, un dato positivo screditato dalla successiva diminuzione rilevata nei primi mesi del 2023.

Da quarant’anni questa altalena numerica si concretizza in una costante diminuzione dei matrimoni. Sembra si preferisca “provare a vivere insieme” piuttosto che affrontare un impegno importante come il matrimonio.

Sentimento promosso anche dall’introduzione delle leggi per le unioni civili del 2016 [3] che hanno contribuito a confermarne il trend in discesa.

Nonostante le differenze di tutele derivanti da questi due istituti giuridici si siano nel tempo assottigliate, le unioni civili (o convivenze) vengono preferite perché trasmettono velatamente l’idea di poter promettere amore eterno tenendo una mano sull’uscita d’emergenza qualora ci si fosse sbagliati.

Ne deriva un comportamento diffuso che ha reso necessario uno snellimento sulle leggi riguardanti separazioni e divorzi per renderli processi semplici e veloci [4].

Sposarsi oggi non suscita più quel senso di responsabilità di chi prende una decisione importante per la propria vita e i timori per l’impegno verso il/la consorte, la società o Dio si sono altresì attenuati.

Affermazioni avvalorate dall’impennata di divorzi del 2016 (+57,5%), un record del sempre crescente numero di separazioni dal 1970.

Interrogandosi sui perché di questo cambiamento culturale ci si chiede se questo percorso rappresenti un bene per la società o sia l’effetto di un disagio le cui cause non siano facilmente individuabili.

Eccessi del passato o recenti testimonianze di “unioni tossiche” spingono a considerare la facilità alla separazione come una conquista sociale.

Di contro, alcune analisi sui comportamenti degli odierni adulti li dipingono come meno responsabili rispetto al passato, “eterni indecisi” vittime del desiderio di non invecchiare, sopraffatti dal bisogno costante di realizzare sé stessi.

Qualunque interpretazione si voglia dare, sono innegabili gli effetti negativi che questa precarietà sentimentale produce sulle coppie, sulle loro famiglie e perfino sui loro amici.

La conseguente separazione, poi, pro-ietta un’oscura ombra su altre vittime, nascoste perché spesso considerate secondarie: i figli della separazione. Piccoli indifesi che anziché conoscere l’amore attraverso l’esempio dei loro genitori incontrano le insicurezze create da una coppia nata su premesse vacillanti quanto lo sono i loro sentimenti e le loro emozioni.

 

La separazione inizia colpendo la mente e il cuore

Coppie legate soltanto dai loro sentimenti, pronte a lasciarsi qualora non li percepiscano più come agli albori delle loro storie, creeranno famiglie deboli, incapaci di affrontare le difficoltà della vita e questo porterà a diverse forme di abuso sia tra i due compagni di vita, sia verso i loro figli.

Perché la separazione nasce nella mente dei figli ancor prima che venga realizzata o formalizzata dai coniugi.

I continui diverbi e i contrasti di cui sono testimoni i figli portano alti e bassi emotivi difficili da comprendere.

Non sapendo immaginare uno scenario diverso perché quella è l’unica realtà che conoscono, i figli si convincono di vivere la normalità delle famiglie e prendono ad esempio familiarità con il gelo che scende nella loro casa dopo un’animata controversia.

Non avendo strumenti per interpretare quanto accade, tradurranno la distanza emotiva che respirano tra i due capisaldi della famiglia come l’esempio di una relazione amorosa sana a cui ispirarsi.

Quando la situazione degenera verso la separazione, questi innocenti diventano oggetto di discussioni, strumentalizzati per ogni genere di attacco di un genitore verso l’altro.

Durante la separazione i figli divengono i primi testimoni della sofferenza di uomini e donne che vivono il senso dell’abbandono e la perdita di autostima.

Senza dare il tempo per la metabolizzazione di quanto accade i genitori mostrano ai figli la loro sfiducia nell’amore, chiedono di ascoltare le loro confidenze, i loro sfoghi, i loro dubbi, incapaci di sopportare il peso della situazione.

I figli a cui si dovrebbe garantire protezione e che dovrebbero essere oggetto di affettuose attenzioni diventano le valvole di sfogo di genitori che invece pretendono le attenzioni, l’affetto e la comprensione. Cuori nati per esser riempiti d’amore vengono trasformati in scrigni per segreti e confidenze di cui non possono realizzare il vero significato.

 

Il caro prezzo della separazione

Non è possibile elencare quali e quanti siano i danni che possono subire i figli dalla separazione perché ogni famiglia ha le sue particolarità, ogni figlio ha le proprie unicità.

Qualsiasi sia l’età in cui affronteranno la separazione, i figli dovranno presentarsi alla cassa della vita iniziando la rateizzazione del prezzo di una circostanza che li accompagnerà per molto tempo.

Sono loro a pagare il prezzo più alto di una scelta che non hanno potuto evitare.

Così la percezione sull’importanza in famiglia diminuisce danneggiando la loro autostima.

Molti maturano un senso di allontanamento e diffidenza verso uno o entrambi i genitori percepiti come deludenti, modelli inadeguati in cui identificarsi.

Questi figli che non possono parlare apertamente dei propri disagi a genitori troppo coinvolti nei loro problemi sperimentano una triste e profonda solitudine.

Tutto appare ingiusto e così nasce il desiderio di trovare il responsabile che ha prodotto tutto questo dolore.

I primi colpevoli sono i genitori che, esercitando il loro potere decisionale, hanno trasformato la quotidianità riducendo la serenità data dagli incontri con i parenti e hanno sostituito le occasioni familiari felici con carenti momenti da viversi o con papà o con mamma.

L’ostilità verso i genitori si allarga verso altre autorità come insegnanti, governanti, fino ad arrivare a Dio.

Il rendimento scolastico peggiora, a volte portando inaspettate bocciature.

Le sicurezze si cercano fuori della famiglia, tramite amici che facciano sentire accolti e parte di “un tutto” che faccia ignorare o condividere liberamente le proprie frustrazioni.

 

L’amore di Dio unisce non separa

Seppur molti uomini, anche religiosi, ritengano Dio lontano, disinteressato e assente, la Bibbia smentisce questo pensare e Lo presenta pronto a donare all’uomo ciò che può fargli del bene (Libro del profeta Geremia 29:11).

La prima donna creata venne presentata in dono a un uomo che aveva scoperto la solitudine e a lui il Signore chiederà di essere un dono per lei (Lettera di Paolo agli Efesini 5:28).

Nel matrimonio i due sposi portano le loro particolarità: sogni, desideri, aspirazioni, ma anche talenti, capacità, risorse.

Dovranno imparare a farne dono l’uno all’altra per costruire qualcosa di solido e duraturo.

L’annullamento dell’unione d’amore è quanto di più lontano si possa pensare rispetto il pensiero di Chi la coppia l’ha voluta e creata! Non è un caso se durante il matrimonio cristiano viene ricordato il pensiero di Dio riguardo la separazione: “Quello che Dio ha unito, l’uomo non lo separi!” (Vangelo di Marco 10:9). Ciò che Dio fa è sempre buono, annullarlo porta lontano dal bene e produce sofferenze.

Quando parla di matrimonio, la Parola di Dio enfatizza poco l’aspetto sentimentale, per quanto sia ovviamente presente.

L’unione tra l’uomo e la donna viene piuttosto presentata come il fondersi di scelte e volontà, azioni nate dall’impegno di entrambi ad unire intenti, sentimenti e obiettivi.

Dal nostro punto di vista l’amore è un’emozione innata, un sentimento che va vissuto finché c’è. Invece, dal punto di vista biblico l’amore ha in sé un aspetto attivo e pratico.

È un sentimento che pur sostenuto dalle emozioni si manifesta con decisioni volontarie.

Così lo spiegò Gesù quando ordinò ai discepoli di amare i loro nemici (Vangelo di Luca 6:27).

L’amore vero non è soltanto una risposta emozionale a un sentimento positivo ma il susseguirsi di decisioni volontarie. Così il matrimonio è anche il luogo spirituale in cui ogni uomo innamorato riscopre sé stesso attraverso gli occhi della propria donna e così lei.

Dio desidera il bene di entrambi ed è in grado di operare miracolosamente nei cuori di una coppia in difficoltà per rimetterla nel giusto percorso da affrontare insieme.

I figli che la coppia avrà e di cui ci si dovrà prendere cura, non saranno frutto del caso o il culmine di un processo naturale, saranno anch’essi doni di Dio (Libro dei Salmi 127:3).

Allo stesso modo i genitori dovrebbero essere consapevoli di esser stati scelti come dono di Dio per il bene di quei figli.

La relazione che instaureranno con ciascun figlio sarà speciale, unica e sarà il primo strumento per trasmettere loro il messaggio di salvezza in Cristo Gesù quando i tempi saranno maturi. Per questo Dio desidera che i figli nascano all’interno del matrimonio, affinché vivano e conoscano una relazione seria, stabile e duratura (per tutta la vita).

Ogni dono che Dio fa all’uomo produce cambiamenti perché è uno strumento per scoprire una parte di sé che prima non conosceva.

Credere che bastino le emozioni e i sentimenti per poter vivere una vita intensa e impegnativa come quella proposta da Dio è un’illusione.

Uomini e donne, mariti e mogli che amano Dio vivranno la loro vita insieme con il desiderio di glorificare Dio in ogni aspetto, trasformandosi in una reale testimonianza dell’opera di Dio sulla terra e prima di tutto per i loro figli.

Stefano Scavitto

[1]. Fonte ISTAT, ultimo censimento del dicembre 2023: https://www.istat.it/it/files//2023/12/REPORT_matrimoni-seprazionei-dic2023.pdf

[2]. +4,8% rispetto il 2021, +2,7% rispetto il 2019

[3]. Tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2021-2022 le unioni civili sono triplicate (da circa 440mila a più di 1 milione e 500mila)

[4]. Decreto legge 132/2014 e la Legge 55/2015 (c.d. “Divorzio breve”)

Cristiani Oggi – aprile 2024