IMPRENDITORE O UOMO DI FEDE

IMPRENDITORE O UOMO DI FEDE

due rette parallele che non potranno mai incontrarsi?

 

Imprenditore” e “uomo di fede” sono due figure che nell’immaginario comune sono nettamente in contrasto, in antitesi… rappresentanti di due mondi opposti: da un lato “l’imprenditore” è colui che ha scelto di dedicare la propria vita al lavoro e alla carriera, governato dal materialismo e dalla sete di successo, spesse volte dominato dall’egoismo; dall’altro lato “l’uomo di fede” è colui che invece ha scelto di dedicare la propria vita al servizio del Signore e per il Signore, vivendo di rinunce, senza ambizioni materiali né interessi personali, anzi altruista per antonomasia.

Insomma due rette parallele che non potranno mai incontrarsi!

Può sembrare paradossale ma spesse volte questa è la realtà che viviamo nella quotidianità!

La cosa cambia però radicalmente quando nella vita dell’individuo arriva l’Evangelo, quando arriva Gesù colui che trasforma i sentimenti e i pensieri del cuore, che cambia la vita ed è in grado di trasformare anche “l’imprenditore” in “un uomo di Dio”, e non lo fa creando una sorta di sdoppiamento di personalità, non ci sono due nature in conflitto che combattono tra di loro, ma lo fa trasformando il cuore e donandogli una nuova natura spirituale che non è più guidata dal materialismo o da sentimenti egoistici, ma è guidata dalle leggi divine, da priorità spirituali, da una sana etica cristiana, dall’amore per il prossimo, ma soprattutto dall’amore per Dio!

Servire il Signore portando allo stesso tempo il peso schiacciante di un’attività imprenditoriale può diventare un fardello pesante e difficile da sopportare se non si stabiliscono le giuste priorità e soprattutto se non si ha la fermezza di sperimentare e vivere la propria fede in primo luogo nella propria azienda, nella quotidianità lavorativa, ancor prima di predicarla dal pulpito, perché il mondo del lavoro imprenditoriale è il primo banco di prova dell’autenticità della nostra fede.

Gestire un’azienda è fonte di continue preoccupazioni, ansietà e sollecitudini; la responsabilità verso la propria famiglia e tutte le famiglie che dipendono dall’azienda, la necessità di dare continuità lavorativa al personale, possono trasformarsi in fardelli schiaccianti se non riusciamo ad affrontarli sorretti dalla nostra fede in Cristo.

Quante volte nelle vicissitudini lavorative mi sono trovato a dover fare delle scelte non semplici: tra rimanere fermo nella mia etica e morale cristiana o chiudere un occhio e trovare un “compromesso”; tra aspettare l’intervento e la guida divina nelle problematiche da risolvere o “andare a tastoni” sperando di aver preso la strada giusta; per non parlare di quella che è la scelta quotidiana da fare, la più difficile: tra il dedicare più tempo, energie e attenzione al lavoro, sacrificando di conseguenza qualche ora al Signore, oppure dare a Dio quello che è di Dio dedicandoGli non solo il giusto tempo ma anche qualcosa in più per servire Lui, essendo certo, per fede, che Lui saprà sopperire e provvedere ai bisogni dell’azienda e di tutto ciò che le ruota intorno.

“Il nostro lavoro è un dono di Dio, e non può diventare più importante del donatore … ma allo stesso tempo essendo un dono di Dio non possiamo trascurarlo in quanto prezioso…”, sono i pensieri che si incontrano e che si scontrano nella nostra mente rendendo talvolta le cose difficili e, ahimè, spingendoci altre volte a fare la scelta sbagliata. Non sono qui a testimoniare di aver fatto sempre la scelta giusta, a mia vergogna talvolta non ho saputo mettere le giuste priorità, ma posso testimoniare e ringraziare Dio che negli errori Egli mi ha corretto, mi ha formato e sta continuando a modellare la mia vita.

Nel corso degli anni, tra gioie e dolori, vittorie e sconfitte, ho imparato che ci sono dei punti fermi che non devono mai essere spostati nella vita di un credente-imprenditore che desidera servire il Signore, così come nella vita di ogni credente impegnato nel mondo del lavoro ma che desidera spendersi anche per l’opera di Dio:

  • Gesù, il nostro rapporto con Lui e il nostro servizio per Lui, il nostro donare a Lui e per l’opera Sua, devono avere sempre il primato nella nostra vita! Costi quel che costi! Subito dopo c’è la nostra famiglia e soltanto dopo il lavoro! Solo quando questo equilibrio verrà rispettato potremo godere dei benefici che vengono dalla sovranità di Colui che ha il primato sopra ogni cosa perché tutte le cose sono state create per mezzo di Lui ed in vista di Lui (Colossesi 1:16-18);
  • ubbidire al comando di Gesù (Matteo 6) di non lasciarci travolgere dalle ansie e preoccupazioni lavorative: nella certezza che Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno e provvederà secondo le ricchezze della Sua gloria (Filippesi 4:19), combatteremo le ansie e le paure cercando prima il regno di Dio e la Sua giustizia nella certezza che tutte le altre cose ci saranno date in più!
  • essere consapevoli che nel nostro lavoro quotidiano dobbiamo agire e impegnarci come se tutto dipendesse da noi, con sacrificio e dedizione, ma dobbiamo poi riposare e confidare nella certezza che tutto viene dalla Sua mano, al di là delle nostre capacità o incapacità… è Lui che fa prosperare e benedice, non è fatalismo, ma è la piena certezza che senza di Lui non possiamo fare nulla e come tralci vogliamo dimorare nella vite per poter portare frutto anche nel nostro mondo lavorativo (cfr. Vangelo di Giovanni 15:5).

Concludo questo breve scritto sulla mia esperienza come credente – imprenditore – ministro dell’Evangelo ricordando che il segreto di una vita benedetta, di un’azienda benedetta, di un lavoro benedetto, di una chiesa o di una famiglia benedette è onorare Dio e ricercare la Sua approvazione in ogni aspetto della nostra vita.

Riassumendo quanto fin qui detto, possiamo affermare con certezza che… Dio saprà onorare coloro che Lo onoreranno!

Marco Melluso 

 

da Cristiani Oggi – maggio 2024