PATRIARCATO

Le cronache di questi mesi accompagnano le notizie di femminicidi con interpretazioni del fenomeno che tendono a razionalizzare in qualche modo l’orrore. La maggioranza dei commentatori, ci sembra di capire, identifica la causa della violenza nella cultura patriarcale.

Che cosa si intende per patriarcato? Secondo il Dizionario di antropologia il patriarcato è il “sistema sociale in cui vige il ‘diritto paterno’, ossia il controllo esclusivo dell’autorità domestica, pubblica e politica da parte dei maschi più anziani del gruppo” (Enciclopedia Treccani on line, treccani.it/enciclopedia/patriarcato/). Secondo altra fonte il patriarcato, per estensione, è il “complesso di radicati, e sempre infondati, pregiudizi sociali e culturali che determinano manifestazioni e atteggiamenti di prevaricazione, spesso violenta, messi in atto dagli uomini, specialmente verso le donne” (Vocabolario Treccani on line, treccani.it/vocabolario/patriarcato/).

Una prima conclusione che si può trarre dalle due definizioni riportate è d’ordine storico: un conto è il patriarcato in quanto istituzione antropologica, un altro la violenza nei confronti delle donne. Non necessariamente il primo produce sopraffazione, che può essere certamente legata ad una cultura ma che, in ultima analisi, è sempre esercitata dal singolo. Evitando il tema della legittimità dell’uso del termine patriarcato nel contesto occidentale in generale, e italiano in particolare, concentriamo l’attenzione su alcuni testi biblici che riguardano il rapporto fra uomo e donna.

La rivelazione del Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento è stato scritto in un periodo storico nel quale la società era patriarcale, eppure contiene affermazioni che continuano a essere un modello di rispetto reciproco e cura tenera fra coniugi. D’altronde il termine patriarcato deriva dalla parola padre, che a sua volta germina dalla radice indoeuropea “pa”, che indica nutrimento e protezione, che il padre deve nei confronti dei membri della propria famiglia. Per questo motivo Gesù ha insegnato a chiamare Dio Padre (Matteo 6:9).

il rispetto che l’uomo deve nei confronti della donna

Il testo biblico che vogliamo esaminare riguarda il rispetto che l’uomo deve nei confronti della donna. La novità risiede nella natura del rispetto e nella sua motivazione, determinata dal modello dell’amore di Dio. Il versetto è riportato nella prima lettera di Pietro: “Parimente, voi, mariti, convivete con esse con la discrezione dovuta al vaso più debole che è il femminile. Portate loro onore, poiché sono anch’esse eredi con voi della grazia della vita, onde le vostre preghiere non siano impedite” (1Pietro 3:7).

La convivenza, letteralmente la coabitazione, è improntata sulla discrezione, cioè sull’assenza dell’uso della forza, spesso sinonimo di violenza, che è sinonimo di dolcezza o mitezza; il rimando alle violenze domestiche di questo versetto è evidente e al contempo impressionante. Il confinamento determinato dalla pandemia ha costretto tutte le famiglie a una coabitazione forzata nello spazio circoscritto della propria abitazione. I conflitti latenti, la pressione psicologica e i malesseri interiori hanno costituito una miscela, che è esplosa fra le quattro mura spazzando matrimoni e relazioni genitoriali in una deflagrazione di rabbia e violenza.

La mitezza è una condizione interiore che viene da Dio: “La sapienza che è da alto, prima è pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia” (lettera di Giacomo 3:17), e si concretizza in un aspetto molto fisico, cioè nella cura del corpo femminile che Pietro chiama “vaso” ed è strutturalmente più debole di quello maschile. Questa discrepanza di forza evangelicamente deve andare a vantaggio del debole e non del forte. Alla mitezza che si concretizza nel rispetto fisico, “discrezione dovuta al vaso più debole”, si accompagna l’atteggiamento interiore, “Portate loro onore”, al contrario del sentimentalismo spettacolarizzato e melenso, strabordante dai social, è concreto e forte.

L’onore è il valore attribuito all’altro

L’onore è il valore attribuito all’altro, non il formale apprezzamento pubblico o sensuale ma il riconoscimento dell’estrema importanza della “persona” in quanto tale: “Quanto all’onore, precedetevi gli uni gli altri” (lettera ai Romani 12:10).

Questo aspetto merita qualche considerazione supplementare. L’amore non è possesso dell’altro ma dono: in altre parole non si prende ma si dà, il che comporta un atto di volontà di chi si dona, non di conquista dell’altro. In questa dinamica interna alla coppia, mai esaurita e completa, risiede la forza dell’amore fra coniugi modellato su quello perfetto di Cristo: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei” (Lettera agli Efesini 5:25).

Il versetto contiene due concetti che richiamano alla comunione. Il primo espresso con un verbo, convivete, è di ordine domestico, indica la coabitazione e richiama alla dimensione quotidiana. Il secondo concetto, contenuto nell’espressione eredi con voi, indica la coeredità, cioè la dimensione spirituale della comune salvezza. Due facce della stessa medaglia, quella pratica e quella biblica: la seconda determina la prima, pertanto, piuttosto che ripetere all’infinito frasi fatte riprese dai media, è cosa ben più saggia esaminare attentamente la realtà nella quale viviamo: “Esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (prima lettera ai Tessalonicesi 5:21).

Salvatore Cusumano

da Cristiani Oggi – gennaio 2024