“Quelli che soffrono secondo la volontà di Dio affidino le anime loro al fedele Creatore” (prima lettera di Pietro 4:19). Nel mondo in cui viviamo ci sono milioni di persone che sono sole, inappagate, sofferenti per le quali la vita è una faticosa routine. Nonostante si tenti di applicare il giusto approccio all’esistenza sulla terra, a volte alcuni sono chiamati a vivere momenti di triste sofferenza. La sofferenza non è una semplice sensazione, come il dolore.
La sofferenza non è un’emozione, come la tristezza o la paura. La sofferenza è uno stato che comprende tutta la nostra mente, che è fatta non solo di emozioni negative ma anche di pensieri, credenze e qualità della nostra stessa coscienza. Il dolore è inevitabile, è qualcosa che ci colpisce senza preavviso, al quale non possiamo sottrarci: può essere un dolore fisico oppure un dolore emotivo. La sofferenza ce la facciamo da noi, sono tutti i pensieri negativi che alimentiamo magari dopo una situazione dolorosa.
Dal punto di vista umano, le situazioni di dolore, causate ad esempio da una malattia, potrebbero determinare uno stato cronico di sofferenza d’animo anche nelle persone caratterialmente più forti. Quando le cose vanno bene si tende a sentirsi più sicuri di sé, come se non si dovesse e non si potesse vivere nulla di doloroso. Questa sicurezza è dovuta in alcuni casi alla stabilità economica, alla continuità lavorativa, oppure al buon stato di salute, eccetera.
Quando invece le cose non vanno bene ci si dimentica della propria autosufficienza. È solo in momenti come questi che alcuni si rivolgono al Signore, riconoscendo nella propria debolezza la necessità di dipendere totalmente da Dio. Il salmista Davide, in un momento di oggettiva sofferenza, si espresse così: “Io benedirò il Signore in ogni tempo; la sua lode sarà sempre nella mia bocca. Io mi glorierò nel Signore; gli umili l’udranno e si rallegreranno. Celebrate con me il Signore, esaltiamo il suo nome tutti insieme. Ho cercato il Signore, ed egli m’ha risposto; m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore” (Salmo 34:1, 4).
Chi soffre deve badare innanzitutto alla propria anima, più che al proprio corpo, e l’unico modo per salvare la propria anima è quello di affidarla a Dio. Il termine affidare significa consegnare, mettere qualcosa o qualcuno nelle mani di una persona fidata. Chi permette a Dio di operare nella propria vita, forse sentirà del dolore, ma non soffrirà. Gesù ha sofferto al nostro posto in modo che noi non dovessimo soffrire. Chi accetta l’opera di Cristo non soffrirà, indipendentemente da quello che affronterà nella vita.
È possibile fidarsi di Dio, perché Dio non delude, anzi libera dalla sofferenza, e porta a vivere sempre di più con Cristo. Se ti trovi nell’afflizione della mente, grida al Signore. Così lo scrittore sacro ci esorta a perseverare nella fede seguendo l’esempio del Sommo Maestro: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù… avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede… Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse” (lettera agli Ebrei 10:19, 22, 23).
Il miracolo più grande che tu potrai mai sperimentare è quello della presenza di Gesù nella tua vita, che dà salvezza, e conseguentemente della liberazione dalla sofferenza. Ci possono essere dei modi per mitigare il dolore, ma solo la presenza di Gesù nel cuore libera dalla sofferenza. Le persone perbene, quando sono afflitte, vengono incoraggiate ad affidare la loro anima a Dio, perché Egli è il Creatore che mantiene tutte le Sue promesse: “Il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente” (prima lettera di Pietro 5:10)
Giuseppe Crapanzano
da Cristiani Oggi – settembre 202
