Quanto vale la vita di un essere umano? La risposta a questa domanda non è per nulla univoca: dipende dal punto di vista da cui partiamo. Essendo un chimico, potrei cercare di calcolare il valore degli elementi chimici presenti nel mio corpo, e potrei arrivare a stime molto diverse fra loro, ma che non superano i 2000 €. Le molecole di cui è formato il mio corpo valgono molto di più dei singoli elementi presi separatamente, e se aumentiamo la complessità e consideriamo cellule o organi interi, il valore cresce ancora. Qualcuno è arrivato alla cifra stimata di circa 50 milioni di euro.
La vita, però, non è limitata al corpo. Nella società, le persone assumono un valore in base a quanto possono produrre nella loro attività lavorativa; questo comporta differenze enormi fra persone, che dipendono dalle capacità, competenze ed intraprendenza di ognuno, ma anche dalle opportunità che ciascuno ha.
Anche le relazioni che costruiamo fra di noi hanno un valore. Quanto pagheremmo per poter avere ancora al nostro fianco una persona cara, magari scomparsa prematuramente?
Il punto di vista biblico è totalmente diverso: il valore della vita umana non è né calcolabile, né differente da una persona all’altra. La Bibbia ci insegna che il prezzo della nostra vita è stato il sangue prezioso dell’unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo, il quale ha pagato per ciascuno di noi, indipendentemente dal valore che gli altri esseri umani possono attribuirci.
Come mai, allora, Paolo dice “non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa” (Libro degli Atti 20:24a)? Perché aveva chiaro l’insegnamento di Gesù: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà” (Vangelo di Luca 9:24). In altre parole, ci sono dei valori che sono superiori al valore stesso della nostra vita. Tuttavia, capire per cosa vale la pena mettere a repentaglio la propria vita non è facile.
Da quando avevo dieci anni ho abbracciato lo scoutismo come stile di vita. Uno dei capisaldi di questo sistema educativo è lo spirito di avventura, una parola il cui significato ci proietta verso “ciò che accadrà” in futuro. Esplorare, esporsi a situazioni nuove, ma anche rischiare e affrontare circostanze ignote o azzardate, addirittura potenzialmente pericolose: questo è avventura.
Molti sono attratti dal desiderio di vivere esperienze entusiasmanti, intraprendere imprese audaci, raggiungere luoghi inesplorati, provare sensazioni intense.
Queste avventure possono diventare sfide alle leggi della natura e il brivido che si prova di fronte al superamento di un ostacolo o a uno scampato pericolo scatena nel nostro cervello cascate di neurotrasmettitori che ci fanno sentire appagati e soddisfatti. Ho imparato però che l’avventura va preparata attentamente e con saggezza, per non correre rischi irragionevoli.
C’è una profonda differenza fra perdere la propria vita e buttarla via. Paolo ha sicuramente vissuto una vita avventurosa; nei suoi viaggi ha affrontato situazioni inattese e rischiose, ma era preparato. Prima di iniziare i suoi viaggi, dall’esito ignoto, ha trascorso un lungo periodo di addestramento (vedi Galati 1:17-18). La Bibbia non ci racconta delle sue competenze “tecniche” che certamente lo hanno aiutato in situazioni disagevoli; è evidente però che la sua unione con il Signore era così forte da consentirgli di affrontare con fiducia qualunque difficoltà.
Il motto dello scoutismo è “essere pronti”. Lo scoutismo incoraggia a non rimanere ancorati in un porto, ma a salpare verso nuovi orizzonti; non in maniera disavveduta, ma con la giusta preparazione per affrontare pericoli e difficoltà. Anche la Parola di Dio ci incoraggia a spendere la nostra vita per il Re. La nostra vita, così preziosa agli occhi di Dio, non va buttata, né sprecata. Seguiamo l’esempio di Paolo: prepariamoci oculatamente e viviamo avventurosamente, totalmente dedicati a servire Gesù.
Stefano Mammi
da Cristiani Oggi – luglio/agosto 2024
