GIUSEPPE VINCE IL BULLISMO

CHISSÀ SE TI È MAI CAPITATO di essere preso di mira dai tuoi compagni di classe, se hanno mai riso di te o se ti hanno mai maltrattato o minacciato… Chissà come ti sarai sentito. Chissà se tu, sei mai stato il bullo. Chissà… 

Bullismo: che cos’è? Ne avrai sicuramente sentito parlare a scuola o al telegiornale e probabilmente puoi raccontare in prima persona di averlo visto, subito o esercitato. Olweus, studioso norvegese, definisce questo fenomeno una forma sistematica e ripetuta di vittimizzazione, caratterizzata da: intenzionalità (il bullo provoca intenzionalmente un danno alla vittima), persistenza e sistematicità (gli episodi non sono isolati ma ripetuti), asimmetria del potere (fra il bullo e la vittima vi è uno squilibrio fisico e di potere). Molte sono state le ricerche condotte in questo ambito, le quali hanno dimostrato che i giovani vittime del fenomeno presentano un minor grado di autostima e una maggiore tendenza alla depressione. 

Viene, così, coinvolta la sfera dei sentimenti: timore, vergogna, debolezza, senso di responsabilità. 

La vittima presenta un atteggiamento passivo sia nei confronti della scuola (es. calo del rendimento scolastico), sia verso sé stessa, credendo che quanto le stia accadendo sia una sua responsabilità, una sua colpa. 

Non solo la scuola può diventare il luogo dove prendono vita i propri incubi, ma anche fuori da essa la vita non risulta essere troppo facile. Gestire le proprie emozioni non è più così scontato, occorre talvolta mascherarle davanti a genitori, insegnanti e amici. Il disagio che ne consegue, che risulta andare al di là del singolo ragazzo, coinvolge quelli che vengono chiamati gregari o spettatori dell’azione. Questi, pur non prendendo parte, talvolta, all’azione collusiva, vengono considerati allo stesso modo responsabili: complici. 

Negli ultimi anni non si può più parlare solo di bullismo come un atto fisico, di violenza o minaccia continua, ma anche di “cyberbullismo”, ovvero di un atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto e ripetuto nel corso del tempo tramite strumenti telematici (sms, e mail, siti web, social network, etc.). Su un articolo del Corriere della Sera si può leggere: “Dal 2015 al 2016 gli atti di cyberbullismo sono aumentati dell’8%…”. Dati poco rassicuranti, che ci mettono di fronte a dei veri e propri furti d’identità. 

 

GIUSEPPE, UN DICIASSETTENNE “BULLIZZATO” 

Una situazione simile a quella sopra descritta, ma con conseguenze differenti, la ritroviamo in una delle storie più antiche della Bibbia: la storia di Giuseppe che era un giovane diciassettenne invidiato dai suoi fratelli, venduto e portato in terra straniera e che probabilmente ignorava appieno il meraviglioso piano che Dio aveva pensato e preparato per lui (Genesi 37-50). I fratelli di Giuseppe l’odiavano e non potevano parlargli amichevolmente, probabilmente per quell’insicurezza di fondo dovuta al tanto, “troppo” amore di Giacobbe nei confronti del giovane figlio. Giuseppe era il più amato tra i figli, frutto della vecchiaia del padre e origine della gelosia dei fratelli. L’odio li aveva accecati tanto da meditare di ucciderlo. 

Erano sicuramente un gruppo di bulli, come lo definiremmo oggi, unito da un sentimento di vendetta e voglia di prevaricazione nei confronti del giovane Giuseppe, il quale sicuramente non avrebbe avuto opportunità di difendersi: era solo. 

Proprio questo stato di solitudine ci consente di riflettere sull’importanza di circondarci di persone che ci amano, pronte a difenderci, pronte ad ascoltare. Condizione necessaria affinché ciò possa avvenire è quella di “aprirsi”, confidando ciò che è presente all’interno del nostro cuore: dubbi, paure e pesi. Prendere coscienza di ciò che accade intorno a noi e in noi stessi ci consente di reagire e quindi di agire. 

Genitori, insegnanti, amici e ancor prima il Signore ti stanno aspettando: vogliono aiutarti e consolarti. Risulta essere particolarmente importante poter parlare con adulti e/o coetanei e poter pensare anche a dei piccoli gruppi di conversazione all’interno delle scuole o delle chiese (sono consigliabili in modo particolare nell’ambito delle riunioni giovanili o dei campi estivi). 

Nel libro del profeta Isaia è scritto: “Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei sti-mato e io ti amo…”. Trova la tua forza nel Signore, Egli ti ama.

 

ALLA FINE OGNI COSA VIENE A GALLA

I “bulli” della nostra storia biblica non sapevano ancora che sarebbe arrivato per loro il momento di essere scoperti e riconosciuti: “Giuseppe riconobbe i suoi fratelli, ma essi non riconobbero lui” (Genesi 42:8). A questo proposito, ci si può rifare a un noto modo di dire: “Ogni cosa, alla fine, viene a galla”. I fratelli di Giuseppe avevano pensato a tutto, ma per coprire il loro gesto non era bastato uccidere una capra e sporcare con il suo sangue le vesti di Giuseppe, non era bastato neanche allontanarlo dalle loro vite. Ma tutto ciò era bastato ad aumentare il loro vuoto, ad aumentare la loro distanza dal padre e a convivere per diverso tempo con il peso di aver abbandonato e venduto il proprio fratello. 

Quel vuoto fatto d’insicurezze, non deve essere fatto “pagare” a qualcun altro, forse proprio a quel ragazzo seduto vicino a te in classe, apparentemente più debole e timido. Riconoscere il proprio vuoto non è così facile e scontato. Spesso risulta più semplice tentare di colmarlo a scapito degli altri, ma anche di sé stessi: ciò significherebbe ammettere i propri errori e affrontarne le conseguenze. 

Il Signore però ci vuole sostenere nel “fare agli altri, ciò che vorremmo fosse fatto a noi”. Quando e se i sensi di colpa si faranno sentire, non lasciamoci sovrastare, ma ricordiamo di avere una seconda possibilità: quella di chiedere perdono a Dio, ma anche a noi stessi. La croce di Gesù ci mostra il perdono divino che nessuna terapia psicologica può eguagliare. Con Dio si può ricominciare, meglio e in meglio.

 

DA VITTIMA A VINCITORE 

Chissà Giuseppe (la vittima della nostra storia) quante volte si sarà sentito solo, abbandonato e chissà quanti “perché” avrà formulato. Nella vita potrebbe capitare di dover percorrere strade che non si erano prese in considerazione, di affrontare situazioni pesanti che possono portare a pensare: “Perché a me?”. Ricordiamo che il Signore non lascia nulla al caso, guarda ad ogni singolo dettaglio, sostiene durante la prova e gioisce nel saperci vittoriosi. Lo stesso ragazzo diciassettenne, venduto e abbandonato dai suoi fratelli, era ora “…governatore di tutto il paese d’Egitto” (Genesi 45:8). Possiamo, quindi, affermare che, da giovane vittima, Giuseppe divenne vincitore in Dio e per Dio. Dio aveva pensato il meglio per Giuseppe: “Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita” (Genesi 45:5). 

Con l’aiuto del Signore, come Giuseppe, perdona i tuoi bulli e vinci.

tratto dal libro Cultura & Attualità

Collana SvoltaBook – Volume 2 – edito ADI-Media

da Cristiani Oggi – dicembre 2023

 

nota: cyberbullismo – che cos’è e come si contrasta

“Bullismo”, traduzione italiana dell’inglese bullying, è il termine utilizzato per descrivere ogni fenomeno di prevaricazione nell’ambito del quale un soggetto tiene una condotta illecita verso un altro tendenzialmente più debole (per condizione fisica, sociale, psicologica, economica, ecc.), cagionandogli danni fisici e psicologici. Il cyberbullismo è bullismo attuato per mezzo di sistemi informatici. Nel giugno 2017 è entrata in vigore la legge che si occupa di cyberbullismo. Si tratta della Legge del n.71 del 29.05.17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” a corredo della quale sono state pubblicate le “Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo”, previste. La norma definisce giuridicamente il cyberbullismo come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi a oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo” e indica misure di carattere preventivo ed educativo nei confronti dei minori da attuare in ambito scolastico, e non solo. La legge prevede alcuni strumenti di tutela a favore delle vittime di questa condotta illecita, come l’oscuramento dei siti internet sui quali avviene il cyberbullismo; il reclamo al Garante per la privacy; la segnalazione ai genitori del cyberbullo e l’ammonimento del questore nel caso in cui il cyberbullismo costituisca anche reato.