Garantire la speranza?

In questo tempo si è parlato molto di emergenza carcere: il malessere diffuso emerge nei numeri impressionanti dei suicidi in ambito penitenziale fra detenuti e, ahimè, anche fra assistenti che vivono la vita da reclusi con tutte le “deformazioni” di rapporti che questa comporta. Dal primo gennaio di quest’anno sono 72 i detenuti che si sono tolti la vita, oltre a 7 agenti di custodia, anche loro schiacciati in questo sistema definito “di grazia e giustizia” che in 192 istituti di pena ospita quasi 62.000 detenuti in strutture che hanno meno di 47.000 posti. Sovraffollamento e detenzione limitata alla custodia creano un calderone in ebollizione dove tutti, man mano che passano i giorni, perdono la speranza.

Il suicidio è la prima causa di morte nelle carceri italiane, nell’ultimo quinquennio sono stati 340 fra gli ospitati nei carceri italiani ad aver perso ogni speranza, togliendosi la vita! E pensare che il corpo di Polizia penitenziaria ha uno stemma in cui vi sono tre fiamme che rappresentano la speranza del recupero nella società e della persona in espiazione della pena, secondo l’articolo 27 della Costituzione che parla di rieducazione del condannato. Lo stemma, sovrastato dalla corona d’oro dei Corpi di Polizia, riporta il motto in latino che dichiara la mission del Corpo: “Despondere spem munus nostrum” che significa “Garantire la speranza è il nostro compito”.

Garantire la speranza in un luogo dove nessuno ne ha, dove sembra che non ci sia futuro. È possibile?
Sì, è possibile avere speranza anche in queste situazioni limite, perché c’è Qualcuno che ha sempre e comunque, per ogni uomo, donna, detenuto o agente che sia, dei pensieri speciali, volti a soccorrere e cambiare i cuori. Scrive il profeta Geremia nella Bibbia il messaggio di Dio: «Infatti io so i pensieri che medito per voi», dice il Signore: «pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi», dice il Signore; «vi farò tornare dalla vostra prigionia». Perché l’unica “prigionia” che Dio propone è quella gioiosa della speranza del Suo ritorno. Chiunque si volga a Dio in semplicità e invochi il nome del Suo Figlio, Gesù Cristo, ottiene il perdono dei peccati, una vita nuova, una speranza certa, una sicurezza per un domani sicuramente meraviglioso. Questa è una sicurezza solida come una fortezza costituita dalla fede in Gesù, anche se di questa molti hanno smarrito la via. Il messaggio di Dio, per mezzo del profeta Zaccaria, è: «Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza!» (libro di Zaccaria 9:12).

Qual è la via per avere ancora speranza? Una sola è la via cui volgersi, Gesù l’ha annunciato, dicendo: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Vangelo di Giovanni 14:6).
A quanti, indipendentemente dal luogo e dalla circostanza, hanno perso la speranza la Parola di Dio oggi propone: «Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo» (lettera ai Romani 15:13).

Lorenzo Framarin
da Cristiani Oggi – ottobre 2024