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Aiuto! A casa comanda mio figlio

La famiglia è centrale nell’educazione dei figli, perché rappresenta la struttura primaria per la crescita e la sicurezza del bambino. Mai come oggi il mestiere del genitore è così difficile, ma è assolutamente necessario essere capaci di svolgere il proprio ruolo nel modo giusto. La genitorialità, ovvero quel processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura dei figli e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai loro bisogni, rappresenta un elemento fondamentale sia per lo sviluppo del fanciullo nella sua personalità individuale sia in quello della famiglia nel suo insieme. Purtroppo, la nostra società pullula di genitori la cui vita è tutta concentrata sui figli. Una semplice passeggiata in un centro commerciale o in un negozietto locale è già sufficiente a rivelare questa triste verità. Il quasi incessante piagnisteo dei bambini indisciplinati induce la persona attenta a chiedere: “Ma di chi è la responsabilità?”.

Esiste una soluzione?

Probabilmente la risposta è quella di tornare a fondarsi su una delle pietre fondamentali dell’educazione: esercitare l’arte di essere genitori secondo i principi di un’autorità divinamente delegata, cioè secondo quanto stabilito nella Parola di Dio.

Non stiamo dicendo che ogni genitore, indistintamente, deve credere che la propria autorità proceda dall’Alto al fine di essere un “buon genitore” agli occhi della società. Ma ci aspettiamo questo almeno dai genitori credenti, che fanno della Bibbia la propria regola di fede e di condotta. In ogni caso, sembra che, in fondo, ogni persona – credente e no sia piuttosto contrariata dall’idea di un bambino che domina sui genitori. Di fatto, abbiamo fortemente bisogno, oggi, di un tipo d’insegnamento orientato specificatamente proprio verso i genitori, affinché possano comprendere che, in un certo senso, Dio ha delegato parte della Sua autorità proprio a loro, e lo ha fatto esclusivamente in vista del benessere dei figli: il punto è che i genitori devono esercitare questa autorità, senza remore e senza sentirsi antiquati.

Allo stesso modo, però, i genitori non devono abusarne, perché, attualmente, quasi tutto ciò che interferisce con l’apparente e immediata soddisfazione di un capriccio è, per certi versi, travisato e considerato come una forma di “abuso”. In ogni caso, i genitori hanno seriamente bisogno di essere consapevoli che la cosa più giusta e amorevole che possano fare per i propri ragazzi è quella di assumere responsabilmente il proprio ruolo di conduttori della famiglia. Sono loro che devono avere il controllo. I figli devono essere educati anche con dei “no!”. Il 55% dei giovani intervistati dichiara di riuscire “di solito a ottenere dai propri genitori quanto richiede”. Inoltre, il 60% di loro ammette di poter “manipolare i propri genitori su ‘cose piccole’ prima di iniziare con quelle grandi”.

Per il genitore tutto assorbito dal figlio, il mondo ruota solamente attorno a questo piccolo batuffolo di gioia. Questo tipo di persona ragiona più o meno così: “Non possiamo andare qua perché altrimenti s’interrompe l’ora del pisolino del piccolo…”. “Non possiamo andare là perché alla piccola… non piacerebbe quel cibo”. “Se facciamo quello o quest’altro… può agitarsi”. “Se stasera usciamo… farà passare alla babysitter dei momentacci”. E così via. Sembra che ogni volta che il piccolo piange, abbia inizio una nuova crisi familiare. Si scatenano tensioni e manifestazioni d’insofferenza tra coniugi.

Al contrario, i padri e le madri che davvero amano i propri figli non sono colpevoli di questa epidemia di indulgenza. Ad averne la colpa sono coloro che pensano di amare i loro figli, ma che in realtà amano molto più se stessi. Che cosa vogliamo dire? Il vero amore è lungimirante nei confronti della persona amata. Questo significa che è più amorevole dire a una persona una verità che fa male, piuttosto che stare a guardare in silenzio la sua autodistruzione. È un gesto d’amore ancor più grande educare i propri figli a non giocare per la strada, piuttosto che lasciarli investire da un’auto. E più amore vuole dire: “No!” agli avidi, piccoli figli per prepararli a vivere in un mondo ostile dove non tutto andrà come si vorrebbe, dove i propri capricci non saranno per niente soddisfatti. Purtroppo, in linea di massima, essere remissivi e permissivi è considerato oggi il modo normale di essere genitori Il sondaggio menzionato sopra rileva che “anche quando i loro genitori dicono: ‘No’, circa sei fanciulli su dieci continuano a lagnarsi in media nove volte”.

Ma che cosa dicono le Scritture? La Parola di Dio ci fornisce un consiglio affidabile contro questa tendenza? Sì, certamente. Infatti, essa mette in guardia contro una forma di genitorialità tutta concentrata sui figli, e lo fa per almeno tre ragioni.

L’educazione centrata sul figlio porta al disonore dei genitori

Quando i nostri figli assistono ai “capricci da centro commerciale” di qualche altro bambino, molto spesso commentano così quella condotta riprovevole: “Papà, hai visto che fa quel ragazzo?”; “Mamma, hai sentito cosa ha detto quella ragazza a sua madre?”. Per non parlare dei veri e propri insulti che bambini di scuola elementare rivolgono a madri sorridenti, pronte a giustificarli dicendo: “Beh, è soltanto un bambino”.

Quando questo accade, ricordiamo  loro prontamente che quei ragazzi stanno facendo soltanto ciò che una negligente educazione ha permesso di far scaturire dal loro cuore peccaminoso. Per la scarsa fermezza nel far rispettare il primo, secondo, e terzo “no”, la madre e il padre corrono il rischio di sentirselo ridire per nove volte, fino ad arrivare a una ribellione aperta.

In altre parole, nonostante la vera colpa sia del figlio, la vergogna più grande, a questo punto, ricade sui genitori, che dovrebbero conoscerlo e amarlo abbastanza da educarlo a comportarsi come si conviene. È inevitabile la domanda silenziosa di chi assiste a certe scenate: “Che cosa c’è che non va nel genitore?”. Non è altro che la conferma del versetto: “La verga e la riprensione danno saggezza, ma il ragazzo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre” (libro dei Proverbi 29:15).

L’educazione centrata sul figlio alimenta stili di vita autodistruttivi

Il peggior esempio di un’ educazione centrata sul figlio che si trova nella Bibbia è la triste storia di Eli, sacerdote d’Israele. La storia di quella famiglia è un classico esempio di ciò che succede quando un genitore ha troppo riguardo per suo figlio o sua figlia.

 

Si produce un’inversione di ruoli tra i più imbarazzanti: per la famiglia di Eli le conseguenze furono niente meno che mortali. L’avvertimento divino giunse al sacerdote per bocca di un uomo di Dio, il quale dichiarava che il giudizio del Signore stava per cadere su lui e sui suoi figli, perché Eli onorava loro più del Signore stesso (cfr. primo libro di Samuele 2:29). Come risultato il suo sacerdozio sarebbe stato troncato (2:31) e i suoi figli, Ofni e Fineas, sarebbero morti tragicamente (2:34). Soltanto pochi giorni dopo, il giovane servo di Eli, Samuele, fu svegliato nel sonno dalla voce del Signore. Dio spiegò: “lo ho predetto che avrei esercitato i miei giudizi sulla sua casa per sempre, a causa dell’iniquità che egli ben conosce, poiché i suoi figli hanno attirato su di sé la maledizione ed egli non li ha sgridati” (1 Samuele 3:13). In seguito, Israele andò in battaglia contro i Filistei e subì una sconfitta totale. Morirono trentamila soldati, l’arca del patto fu portata via e Ofni e Fineas morirono nello stesso giorno, esattamente come Samuele aveva profetizzato (cfr.1Samuele 4:10-11). Che tragica fine! Purtroppo, le conseguenze non si fermarono con Eli. Sembra, infatti, che Samuele abbia seguito il suo infelice esempio, perché quando i propri figli crebbero essi “non seguirono le sue orme, ma si lasciavano sviare dall’avidità, accettavano regali e pervertivano il giudizio” (1 Samuele 8:3). Quale fu il problema? Eli non riuscì a dire no ai propri figli e ad attenervisi. Cioè, rinunciò all’autorità conferitagli da Dio per indirizzare i suoi figli nelle vie della giustizia. Quando venne a sapere del loro vergognoso comportamento autoindulgente, non reagì con il grado di severità commisurato alla situazione (cfr. 2:12-17). Al contrario, egli permise che essi governassero la casa. La sua correzione sembrò uno schiaffetto sulle mani dei figli, mentre accennava una sorta di blanda riprensione con le parole: “Non fate cosi, figli miei, poiché quel che odo di voi non è buono…” (2:24). Questa reazione è tipica dei genitori succubi dei propri figli; incapaci come sono di esercitare la propria autorità di genitore, se la cavano con un “è meglio ragionarci” che, in questo caso, non è altro che un paravento per le proprie inadempienze. Essi temono la reazione dei loro ragazzi più di quanto temano Dio stesso.

D’altronde, la genitorialità così esercitata richiede un uso fermo dell’autorità divinamente delegata, e questo proprio per proteggere i figli dalla loro stessa stoltezza. Il pastore Jim Newheiser ha ragione quando scrive: “Trascurare la disciplina è tra le peggiori forme di violenza esercitata sui figli” (Jim Newheiser, Aprire i Proverbi Leominster: Day One, 2008, 151). Essere genitore, d’altronde, significa “prendersi cura dei propri figli” nei più diversi aspetti della loro esistenza e questo non può prescindere dall’esortarli, ammonirli, istruirli e disciplinarli.

L’educazione centrata sui figli è una sorta di rinuncia all’Autorità e alla Responsabilità conferiteci da Dio

Una correzione fedele da parte dei genitori è uno degli strumenti più efficaci di Dio per lo sviluppo dell’auto controllo nell’indole dei figli.

Genitori, il nostro esempio del timore del Signore è di grande importanza, ma non è sufficiente. Non lo fu per Eli, Samuele e Davide. Esso deve essere accompagnato dall’esercizio appropriato dell’autorità conferitaci da Dio, in qualità di genitori. Questi tragici esempi illustrano il fatto che i figli viziati spesso vivono il loro autocompiacimento fino all’età della maturità. Genitori, vi prego, cercate di far calare le statistiche! Per favore, amate i vostri figli tanto da prepararli ad una vita di abnegazione (che è la disposizione spirituale di chi rinuncia a far prevalere istinti, desideri, interessi personali), inculcando loro dei sani principi, stabilendo i giusti limiti e mantenendoli. Sebbene Dio ami i figli, Egli non ha mai voluto che tutto il mondo ruotasse intorno a loro. Vi prego, dite no quando dovete. Vi prego, intendete davvero: “No” quando lo dite. E vi prego, attenetevi alla vostra risposta, a meno che la saggezza non vi induca a cambiarla. Amate i vostri figli, abbiate cura di loro responsabilmente, educateli diligentemente, ma, soprattutto, non permettete loro di divenire il centro del vostro piccolo universo.

Paul e Karen Tautges
da Aiuto! A casa comanda mio figlio