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Io ringrazio Cristo Gesù

L’apostolo Paolo ci ha lasciato tanti insegnamenti pratici; tra i principali c’è senza dubbio quello relativo all’attitudine di ringraziamento che dovrebbe caratterizzare tutti i figli di Dio. Più volte, nel Nuovo Testamento, vengono ricordate le vicende di Saulo, nemico di Cristo. È l’apostolo stesso a rammentarle nei suoi scritti e nel racconto della sua conversione, quasi volesse comunicarci che la sua condizione di lontananza dal Signore gli era costantemente davanti agli occhi. Verso il tramonto della sua vita terrena, Paolo scrive al suo figlio spirituale Timoteo: “Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento” (prima lettera a Timoteo 1:13), ricordando ancora un passato di cui non era fiero.

Egli si riconosce colpevole e indegno in tre ambiti: verso gli uomini (“violento”), avendo scatenato in modo aggressivo la propria contrarietà; verso la Chiesa (“persecutore”), avendo indirizzato le sue ire verso i seguaci di Cristo; verso Dio (“bestemmiatore”), il vero destinatario delle sue azioni e delle sue parole nel periodo che precedette l’incontro sulla via di Damasco. Il Salmo 103:12 ci dice che Dio ha cancellato i nostri misfatti: “Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe”. Chi ha accettato Gesù come personale Salvatore ha sperimentato in maniera concreta questa realtà: il peso della colpa è rotolato via e dal momento del perdono dei nostri peccati, noi siamo resi liberi. Tuttavia il ricordo che il peccato lascia in noi è utile per sviluppare un genuino senso di gratitudine verso il Signore, mantenendoci umili e consapevoli di ciò che eravamo senza Dio.

Quando Paolo ricorda ciò che era prima di conoscere il Signore, spontaneamente dal suo cuore sorge una parola indirizzata verso il cielo: “Grazie!”. Nella prima lettera a Timoteo 1:12-17 è questo ciò che emerge.

Io ringrazio Cristo per la grazia

Il principale motivo di ringraziamento dell’apostolo è la grazia di Dio per la sua salvezza. Questo è anche il mio principale motivo di ringraziamento! Dio ha avuto misericordia di me, mi ha salvato, ho la vita eterna per i meriti di Gesù! La salvezza non ci spettava, ma l’abbiamo ricevuta in dono perché siamo stati tanto amati. Rimaniamo dei peccatori, salvati per grazia. Ogni mattina dovremmo accogliere il nuovo giorno con un sorriso, per il dono incalcolabile del Signore, tanto più se realizziamo quel che eravamo.

Lo specchio della nostra coscienza e le affermazioni della Parola di Dio ci ricordano quanto grande fosse il nostro debito. Nella sua testimonianza, Paolo ricorda bene di essere stato nemico di Dio: “Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno. Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto. E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere” (Atti degli Apostoli 26:9-11). Espressioni come “lavorare attivamente contro”, “costringevo” e “infuriato oltremodo” ci danno l’idea della posizione dura che egli aveva assunto. Ecco perché la grazia diventò motivo di gratitudine incontenibile: egli, tanto lontano da Dio, ricevette misericordia immeritata: “misericordia mi è stata usata, […] e la grazia del Signore nostro è sovrabbondata”. Ogni credente sia grato a Dio per la grazia!

Io ringrazio Cristo per la pazienza

Quanto a lungo rimaniamo nelle nostre posizioni ostinate. Quante infedeltà e quante incoerenze costellano la nostra esistenza. Se ce le ricordassimo più spesso, smetteremmo di guardare quelle degli altri, ma piuttosto pregheremmo per quanti cadono e invocheremmo l’aiuto divino per non cadere noi stessi. Eppure Cristo ha pazienza, continua fedelmente a rivolgerci inviti di conversione e risveglio. Cristo rimane magnanimo verso di noi e non si pente dei Suoi doni. Quanti credenti soffrirono per l’intolleranza del giovane Saulo, quante lacrime furono versate a causa sua. I primi cristiani tremavano all’udire il suo nome ma Dio con pazienza pungolava il suo animo fino al giorno in cui lo incontrò e cambiò la sua vita.

Abbiamo motivo, con Paolo, di ringraziare Dio per la Sua pazienza! Benedice la nostra vita, ci dona le Sue grazie, anche quando Gli siamo infedeli. Non ci abbandona, ma con perseveranza continua l’opera che ha iniziato, mentre noi ci lamentiamo scontenti o proviamo a disputare con il Creatore. Diamo per scontate tante cose che il Signore ci provvede… Paolo dice di sé che era il primo dei peccatori, il peggiore. La sua durezza fece brillare ancora di più la pazienza di Cristo, laddove noi avremmo perso ogni speranza e ogni volontà di salvarlo. Quando consideriamo tutto il tempo perso nelle nostre ribellioni, come possiamo non ringraziare Dio per la Sua pazienza? Oh sì, Egli è stato paziente e continua ad esserlo. Che cosa saremmo se il nostro amato Salvatore non avesse avuto pazienza? Voglio essere grato per questo!

Io ringrazio Cristo per la fiducia

Paolo aveva perseguitato la Chiesa del Signore. Da come ne parla negli scritti sacri, si comprende quanto egli la consideri un’onta indelebile nella sua esistenza: “Ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio” (prima lettera ai Corinzi 15:8,9); “Infatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand’ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo” (Lettera ai Galati 1:13). Ma quando scrive a Timoteo, ha alle spalle parecchi anni di servizio cristiano. Dio l’aveva chiamato a servire la Chiesa che in precedenza aveva devastato.

Una scelta incredibile, degna di tutta la sua gratitudine. Se anche fosse stato “parcheggiato” ai margini di una chiesa locale, come semplice osservatore, Paolo avrebbe comunque ringraziato Dio per la Sua pazienza e per la grazia. Ma il Signore andò oltre: lo chiamò al ministerio. Quante volte disprezziamo o rifiutiamo il servizio che ci viene proposto, come se fosse un’imposizione sulla nostra volontà… Nel chiamarci a servirLo, Dio non ci impone un obbligo, ma ci dà fiducia. Quale uomo o donna potrebbe amministrare realtà che appartengono al cielo? Eppure Dio ce le affida! Noi siamo restii a dare fiducia agli altri, Cristo invece diede fiducia al peggiore dei peccatori. Che privilegio! Per ogni minimo atto che possiamo compiere per l’opera di Dio, dovremmo ringraziare Dio per la fiducia, di cui continuiamo a non essere degni. Certo, non siamo perfetti e non riusciremo a svolgere tutto ciò che ci viene affidato al meglio dei risultati, ma possiamo contare sulla Sua pazienza e ringraziarLo doppiamente.

 

Quanto cose si metterebbero a posto se avessimo sempre un cuore grato verso Dio, sapendo bene ciò che eravamo e ciò che continuiamo ad essere. Le critiche, l’insoddisfazione e la delusione non hanno modo di dimorare in un cuore che trabocca di gratitudine.

“Più grato a Te, più grato a Te,

Con tutto il cuor più grato a Te;

O Signor, deh! Più grato a Te;

Fammi più grato a Te, più grato a Te”