Attualità

Nomofobia

Nomofobia: paura sproporzionata di rimanere disconnessi… dipendenza patologica nella quale non si riesce più a fare a meno di una connessione internet e di un cellulare

Se cercassimo l’origine del termine “fobia” scopriremmo facilmente che esso deriva dal lemma greco “phóbos”, traducibile con “panico”, “paura”. Tale termine tutt’oggi indica infatti un’irrazionale e persistente paura, la repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone che può, nei casi più gravi, limitare l’autonomia del soggetto.
Una fobia è dunque una paura marcata destata da una determinata situazione, un terrore sproporzionato rispetto alla reale minaccia, un’emozione persistente spesso non giustificata e irrazionale rispetto alle paure più comuni. Le fobie sono alquanto diffuse: alcune stime indicano che il 7% degli uomini e il 16% delle donne ne vengano colpiti ed esse sono davvero innumerevoli. Pensiamo alla claustrofobia, la paura dei luoghi chiusi, all’acrofobia, ovvero la paura dell’altezza, l’aracnofobia, la paura dei ragni, l’acluofobia, la paura del buio, questa è solo una breve lista delle fobie più diffuse. Ma ultimamente una nuova “fobia” ha cominciato a dilagare e un nuovo termine è stato coniato: la nomofobia.

CHE COSA È?
Questo termine, composto dal prefisso inglese abbreviato “no-mobile” e dal suffisso ‘fobia’ indica, in termini generali, il senso di angoscia che proviamo quando il nostro Smartphone rimane a corto di batteria o di credito o senza copertura di rete o più semplicemente senza cellulare. Sempre più spesso l’ansia si presenta anche solo all’idea che ciò possa accadere. Il termine “nomofobia” è stato coniato in occasione di uno studio commissionato nel 2008 a YouGov, un qualificato ente di ricerca britannico, che ha rilevato e descritto il disturbo, evidenziando che circa il 58% degli uomini e il 48% delle donne della popolazione soffrono di questa nuova fobia. Classificata come fobia, essa è dunque una paura sproporzionata di rimanere disconnessi, un eccesso di ansia dovuto al non avere un controllo costante sulle situazioni, che interferisce con il normale svolgimento della vita quotidiana di un individuo. Tra i rischi di chi soffre di nomofobia c’è quello di innescare un meccanismo di dipendenza patologica nella quale non si riesce più a fare a meno di una connessione internet e di un cellulare. Il solo pensiero di ritrovarsi senza lo Smartphone genera grande disagio e uno stato di elevata agitazione. Secondo una recente indagine la nomofobia interessa sempre più individui e non solo adolescenti o giovani, anzi un incremento notevole si evidenzia negli anziani, spesso soli, che trovano nello Smartphone un amico con cui trascorrere del tempo e sentire meno la solitudine. Recentemente uno studio dell’American Academy of Pediatrics ha affermato che per l’uso dello Smartphone l’età giusta per consegnare un telefonino al proprio figlio sia quella del passaggio alle scuole medie.

EQUILIBRIO E LIBERTÀ
Confessiamolo: questa paura colpisce un po’ tutti. Guai a ritrovarsi senza telefonino, con la batteria scarica o con il credito esaurito, senza alcuna possibilità di poter comunicare, navigare in Internet, leggere messaggi di posta o, peggio, senza poter controllare quanti ‘mi piace’ ha ottenuto un nostro post. Così, sommessamente, tali attività si trasformano in una vera e propria ossessione e ogni momento vuoto (o non del tutto frenetico) diventa un’occasione per ‘andare online’, a prescindere se siamo in fila davanti ad un qualsiasi sportello, in viaggio, fermi ad un semaforo o in chiesa seduti in attesa dell’inizio del culto. Ciò nonostante spesso rigettiamo anche solo l’idea di essere dipendenti dal nostro cellulare, soprattutto quando vi è un utilizzo ancor più spasmodico da parte di coloro che ci circondano a casa o al lavoro. Tuttavia, come ‘nati di nuovo’ non dimentichiamo che siamo chiamati ad essere amministratori di tutto quello che possediamo e questo include la tecnologia. Essa può essere un aiuto per noi, ma anche motivo di inciampo e di caduta. Per quanto riguarda uno Smarthphone, possiamo usarlo per edificare, incoraggiare e finanche per pregare per chi e con chi è in difficoltà. Esso può essere un mezzo davvero efficace, se usato nel giusto modo. Allo stesso modo, però, stiamo sempre vigilanti, affinché tale strumento non si tramuti in un facile accesso al peccato. Non poche sono ad esempio le coppie che quando la sera vanno a letto, sono avulse dal proprio coniuge a causa del proprio Smartphone, o le persone che lasciano interferire significativamente il cellulare o altri dispositivi di connessione con le normali attività genitoriali, lavorative o di studio. Senza voler in alcun modo demonizzarne l’uso, non possiamo però sottovalutarne i rischi. In ogni cosa ricordiamoci quanto sia importante per ogni credente l’equilibrio. Le esagerazioni sono sempre da aborrire.
L’apostolo Paolo scriverà: “Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (prima lettera ai Corinzi 6:12).
Alla luce di questo versetto, il problema è essere ‘dominati’ da ciò che riteniamo essere utile. Il credente deve essere equilibrato e moderato, ricordando che la moderazione nella Scrittura corrisponde al termine ‘sobrietà’ (“sophrosyne”), ormai forse poco usato nella lingua comune. Essere ‘sobri’ significa pertanto imparare a utilizzare il proprio tempo in modo efficace ed efficiente leggendo la Scrittura con sistematicità e metodicità, senza mai trascurare la preghiera. Significa coltivare il nostro rapporto con Dio, con la nostra famiglia e la nostra fratellanza, vivendo più relazioni vere e profonde, e meno quelle virtuali. Spostiamo il nostro focus e le nostre abitudini per agire diversamente: prendiamo il giusto tempo per stare con Dio, dedichiamo ogni giorno, sistematicamente, del tempo alla meditazione della Sua Parola, e in quei frangenti allontaniamoci dalla tecnologia che può derubarci così facilmente. “Fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri” (lettera ai Galati 5:13). La domanda che dobbiamo porci e alla quale siamo chiamati a rispondere sinceramente è: “Siamo noi a controllare i nostri Smartphone o i nostri Smartphone controllano noi?” Dio ci aiuti ad essere credenti equilibrati e ‘controllati’ dallo Spirito Santo. Che Dio ci liberi da ogni ‘fobia’ e da ogni ‘dipendenza’, perché tali ci ha resi la salvezza in Cristo: “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Vangelo di Giovanni 8:31,36).

Domenico Modugno