Io so in Chi ho creduto

una vita liberata dagli inganni

Una mattina, mentre mi trovavo seduta ad un bar, ho sentito una mamma dire alla propria figlia, che avrà avuto all’incirca tre anni: “Non saranno un po’ troppe calorie, amore?”

Come si può crescere spaccati a metà, in un’identità confusa, che più ci sforziamo di afferrare più ci scappa tra le dita?

Io, piccola bambina “cicciottella”, ho iniziato a capire che i miei chili di troppo erano un problema ad inizio adolescenza, quando, non per me stessa ma per gli altri, ero “troppo grossa”.

Che trappola provare costantemente a piacere agli altri, voler essere come gli altri! Non si riesce mai a raggiungere l’asticella delle aspettative perché è posta sempre più in alto. È così che vieni travolto da un continuo senso di fallimento, dal tormento di non andare bene in nessuna circostanza, dal guardarsi attorno per vedere chi è più magro di te; è così che nasce la distorsione della realtà.

Mi sono ritrovata, per anni, a guardarmi allo specchio e non riuscire a vedere nient’altro che quella piccola bambina cicciottella; mi sentivo rinchiusa in un corpo che odiavo, che volevo distruggere, che in fondo non conoscevo veramente e che, forse, non mi sarebbe mai piaciuto. Credevo che la fonte di ogni mio problema, della mia mancata felicità, fosse il grasso, fossero le mie cosce troppo grosse, quei jeans che mi stavano così male.

La mia vita era incentrata tutta sulla mia immagine e… che fatica levare il proprio sguardo da quello specchio! I digiuni, le abbuffate, “le ossa di fuori”, i continui “effetto molla” (ingrassare-dimagrire) sono solo ciò che si può intuire o vedere di un’anima in preda ai tormenti dei disturbi alimentari che hanno radici molto più profonde rispetto a ciò che si riesce a vedere/non vedere al di fuori; radici sepolte, difficili da scovare, che spaccano in due l’identità di chi ne è preda: inganno contro realtà.

Quando ho conosciuto Gesù, imparare ad amarmi è stato tutt’altro che automatico; quante lacrime nel leggere “Ama il tuo prossimo come te stesso.” Difficilmente riusciremo ad amare qualcun altro se non amiamo noi stessi.

E che vita può essere, quella senza amore per se stessi? Una persona a me molto cara mi diceva che, durante le mie abbuffate, Gesù era vicino a me non come quella persona severa che mi sgridava o puntava il dito ma piuttosto come un amico che con amore era al mio fianco durante quel dolore e provava a portarmi altrove.

Ho dovuto permettere a Gesù di raggiungere le mie ferite, la mia mente e i miei pensieri prima di curare il mio disturbo alimentare.

Quando la nostra vita va in frantumi, come un vaso rotto, viviamo nel caos, non distinguiamo più la realtà delle cose, siamo in balia del peccato ed è proprio lì che Dio viene per fare ordine, per mettere insieme ogni coccio, per farci scoprire la nostra identità.

Credo che la parte più dura, ma necessaria, sia proprio quella di affrontare, una per una, le nostre sofferenze, prenderle, metterle ai piedi di Gesù ed affidarGliele una volta per tutte.

Dio mi ha fatto capire chi sono, chi sono veramente, non un involucro ma una persona; ha rivoluzionato completamente la mia visione della vita, le mie priorità e mi ha fatto comprendere il mio valore, inestimabile ed immutabile: Gesù è morto per me.

È vero, continuiamo a vivere in un mondo in cui, il più delle volte, l’immagine vale più della persona, ma Dio ci insegna ben altro.

Lui vuole darci una vita esuberante, un’identità definita che va ben oltre il nostro modo di apparire.

Con Dio possiamo vivere la vita libera dagli inganni.

Andrea Giulia Granuzza

Cristiani Oggi – maggio 2022