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chi crede non muore mai

“Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita prima della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile”. L’autore di questo brano è Umberto Eco, uomo che ha segnato la cultura del Novecento nel nostro paese e con queste parole, come spesso sanno fare le persone intelligenti, ci mette davanti ad una verità scomoda. La morte ci corteggia, ma anche noi cristiani spesso viviamo comodi come se non dovessimo morire mai e ogni volta che qualcuno esala l’ultimo respiro, stupiti, ci ricordiamo che è vero, si muore davvero.

 

Ma quando la morte comincia a farci paura? Succede quando pensiamo che questo sia il miglior mondo possibile e in fondo non vogliamo lasciarlo. Quando amiamo le nostre ricchezze più di Dio e non vogliamo abbandonarle.

Quando pensiamo alle persone che amiamo e da cui non vorremmo mai doverci separare.

Quando pensiamo di esserci costruiti con fatica una posizione che non vogliamo perdere, ma soprattutto se smettiamo di sperare nel FUTURO che Dio ci ha promesso, non vorremmo lasciare questo PRESENTE.

 

Dobbiamo prestare attenzione a questo argomento affinché non sia un tabù tra credenti. Questo non può avvenire certo da un giorno all’altro, ma rendendo sempre più matura la nostra relazione con Dio giorno dopo giorno. È grazie aD un rapporto quotidiano con Dio che scopriremo quali sono le Sue promesse per il nostro avvenire. Sperimentando la Sua fedeltà nelle cose di questa vita potremo affidarci a Lui con piena fiducia anche per le promesse che riguardano la vita che verrà. Sarà solo grazie a questa fiducia nel nostro Padre Celeste che la sofferenza, che la morte porta con sé, lascerà spazio alla speranza di non essere soli ad affrontarla.

 

Se pensi che Dio non possa capire, ricordati di Gesù che pianse per la morte del Suo caro amico Lazzaro. Quando Lui stesso si trovò di fronte alla morte in croce, nei Vangeli è scritto che sudò sangue, un’immagine molto esplicativa della Sua sofferenza e del Suo stato d’animo.

Ubbidiente fino alla morte in croce, ma profondamente umano. Quando ci sembra di non capire, di non riuscire a farcene una ragione, chi potrebbe avvolgerti con la Sua pace se non Gesù?

 

Il tema è molto importante perché, attraverso il modo in cui parliamo della fine della nostra vita terrena, testimoniamo della qualità del nostro rapporto con Dio e, finché i cristiani continueranno a dimostrare di amare più le cose che passano più di quelle eterne, i non cristiani continueranno a non prenderli sul serio.

 

Si muore, è così, ma se credi sai che in realtà non morirai mai. Lo dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?” (Vangelo di Giovanni 11:25,26).

Perciò vivi rendendo sempre più profondo e intimo il tuo rapporto con Dio, rifugiati nella Sua presenza dove non c’è spazio per la paura, nemmeno quella di morire perché Dio è Amore e nell’Amore non c’è paura.

Silvia Serio

 

Cristiani Oggi – aprile 2022