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Genitori rassegnati o credenti fiduciosi?

Oggi l’attualità purtroppo ci restituisce un’immagine molto alterata del concetto di famiglia. Alcuni ne rivendicano l’esclusività nell’alveo cosiddetto “tradizionale” dove i soggetti protagonisti sono un padre, una madre ed eventualmente i figli.

Altri, invece, cavalcando l’onda del liberismo progressista, hanno un concetto più ampio e lontano dalla legge morale di Dio, includendo ogni forma di relazione condivisa senza distinzione di ruoli, sesso e responsabilità etiche.

Non voglio entrare nella disamina di tali argomentazioni, perché mi interessa di più la famiglia cristiana e le sue difficoltà spirituali alla luce delle pressioni attuali del mondo circostante.

In particolar modo la domanda che mi pongo è: “Come mai molti figli di genitori cristiani oggi si allontanano dal Signore o non riescono a fare una reale esperienza con Lui pur vivendo in una casa con genitori trasformati dalla grazia di Dio?”

Ed ancora: “Come vivono i genitori credenti questa incongruenza che, per i più sensibili, diventa vera sofferenza spirituale, da molti vissuta come normalità dei tempi moderni?”

Il testo biblico in esame propone la vicenda di Agar, la schiava egizia, serva di Sara, moglie del patriarca Abramo. Sara per dare una discendenza al marito, mostrando sfiducia in Dio, consente ad Agar di unirsi a suo marito per avere da lui un figlio.

Agar trovò punizione quando, disprezzando la padrona che non aveva figli, fu scacciata dalla casa patriarcale insieme al figlio (libro di Genesi 21:10).

La vicenda di Agar e del figlio Ismaele è anche la storia fra due popoli da sempre in battaglia, gli Arabi e gli Ebrei.

Ismaele, figlio dei metodi umani, è figura della carne, e Isacco, il figlio della promessa e ascendente del popolo di Dio, è figura dello spirito in continua lotta con la carne. Paolo dice di loro: “Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa” (lettera ai Galati 4:22-23).

Questa vicenda, anche se mostra la relazione tra madre e figlio fatta di amore, di rinuncia, di cura e di protezione, manifesta anche l’insieme delle sensazioni e delle emozioni di un genitore che sta assistendo alla morte del proprio figlio.

Agar si era smarrita e vagava nel deserto, proprio come molti genitori credenti di oggi guardano i propri figli che, lontani dal Signore, si sentono smarriti, persi, incapaci di ritrovare la strada.

Agar aveva anche esaurito le risorse concesse, infatti la Scrittura riporta che “l’acqua dell’otre finì”, e anche oggi molti non hanno più forze per reagire, per ritornare a gridare al Signore. Come Agar, sono rassegnati e arresi avendo perduto ogni speranza: “Andò a sedersi di fronte”. Come Agar, in preda alla disperazione e allo scoraggiamento, molti “si piangono addosso”. “Alzò la voce e pianse”; sperano solo di non assistere al peggio per i loro figli. ”Che io non veda morire il bambino”.

Dio però non abbandona coloro che sono oggetto del Suo amore e del Suo piano. Egli vuole dare una nuova speranza e una nuova opportunità a coloro che continuano a sperare nel Dio Onnipotente.

Alcune riflessioni sono necessarie quando leggiamo e meditiamo questa vicenda.

 

ABBIAMO UN DIO CHE ASCOLTA E SA CONFORTARE (versetto 17)

Dio ascolta colui che si rivolge a Lui! Infatti il grido del cuore di Agar, come la richiesta di aiuto del figlio, non rimangono inascoltati: “Dio udì la voce del ragazzo”, là dov’era…

Il Signore non è sordo al grido del bisognoso, Egli rispose al popolo di Israele in Egitto: “Ho udito il grido che gli strappano i suoi oppositori“ (libro dell’Esodo 3:7), lo ha fatto con Bartimeo il cieco di Gerico che gridava insistentemente: “Figlio di Davide abbi pietà di me”. Certamente porgerà l’orecchio a ogni genitore che non si stanca di gridare a Dio per la salvezza dei propri figlioli. Madri e padri, non stanchiamoci di gridare al Signore per i nostri figli! È scritto: “Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?” (Vangelo di Luca 18:7).

Dio è anche interessato a ciò che chiediamo e parla al cuore di chi è rassegnato.

La preghiera di Agar non rimase inascoltata, ma le fu concesso di ricevere una parola che proveniva direttamente dal cielo: “Dio chiamò Agar e le disse…“. Quando Dio ascolta, poi parla e la Sua Parola non torna a Lui a vuoto!

Asaf in un Salmo dice: “Il nostro Dio viene e non se ne starà in silenzio” (Salmo 50:3). La Parola di Dio, quando arriva al cuore produce sempre conforto e pace.

Il Signore conosce perfettamente la tempesta dei sentimenti nei nostri cuori, Egli vede dove sono finiti la nostra forza, la nostra fede, la nostra perseveranza e viene in nostro soccorso. Lo fece anche con Giona quando questi sprofondò negli abissi e gridò a Dio. Egli lo vide nella distretta, ascoltò il suo grido e lo liberò dal ventre del pesce.

Anche oggi abbiamo un Signore che, essendo stato fatto uomo come noi, è in grado di comprenderci! La Scrittura afferma: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (lettera agli Ebrei 4:15).

 

ABBIAMO UN DIO CHE SOSTIENE E SA INCORAGGIARE (versetto 8)

Agar è stata incoraggiata dal Signore a reagire agli eventi: “Alzati, prendi il ragazzo e tienilo per mano, perché io farò di lui una grande nazione…”

La rassegnazione non è un sentimento che Dio voglia accettare, anzi Egli ci sprona a muoverci, ad agire, ci spinge sempre a reagire, ad attivarci per affrontare le prove della vita e gli attacchi del nemico, con il Suo aiuto.

Come genitori vediamo passare il tempo senza che accada nulla, anzi, a volte i figli prendono strade molto distanti da Dio! Questo non deve scoraggiarci e farci rimanere passivi e statici nella ricerca della faccia di Dio. Ogni qualvolta il Signore ha incontrato dei malati fermi e rassegnati nei loro giacigli ha sempre detto: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina…”.

Ancora ad Elia, che aveva addirittura espresso il desiderio di morire perché non poteva sopportare il dilagare dell’infedeltà del popolo, Dio disse: “Che fai qui Elia, alzati e rifai la via del deserto…”. Siamo chiamati da Dio a imitare il salmista che, pur nella tristezza dell’anima, non si fermava nel continuare a sperare in Dio. “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio Salvatore e il mio Dio” (Salmo 42:11).

Dio inoltre ci incoraggia a divenire guide e sostenitori dei nostri figli: “Tienilo per mano…”.

La madre doveva continuare a sostenere un figlio incapace di sorreggersi da solo.

Il Signore ci vuole responsabilizzare come genitori affinché continuiamo ad essere punti di riferimento per i nostri figli.

Rimaniamo fedeli al Signore in tutta la nostra condotta e saremo di testimonianza ai nostri figli che potranno vedere in noi coerenza cristiana, fede costante in Dio, amore per l’opera Sua.

Così facendo potranno un giorno essere convinti dallo Spirito Santo e, come accadde per i Samaritani, dire: “Non è più a motivo di ciò che ci hai detto che noi abbiamo creduto, ma ora abbiamo visto…”.

Qualcuno ha detto: “Ciò che facciamo grida più forte di ciò che diciamo”. Ecco il vero modo per insegnare ai nostri figli come incontrare il Signore Gesù: con il perseverante esempio personale! Paolo incoraggia Tito a testimoniare del suo Dio agli altri affermando: “Esorta ugualmente i giovani a essere saggi, presentando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento integrità, dignità, linguaggio sano, irreprensibile“ (lettera a Tito 2:6-8).

Dio non incoraggia in modo vago, ma poggia la Sua parola di conforto sulle promesse che ha già dato.

Agar riceve questa promessa: “Io farò di lui una grande nazione…”; a Iairo Gesù, riguardo alla situazione disperata della sua figliola, disse: “Non temere, soltanto continua ad avere fede”, in altre parole: “Fidati di ciò che ti ho promesso”.

 

ABBIAMO UN DIO CHE OPERA PERCHÈ È ONNIPOTENTE (versetto 19)

Spesso nella rassegnazione la nostra vista si annebbia, non vediamo più Dio all’opera, ma ci fermiamo fissando le difficoltà.

Agar è coinvolta in un’opera potente di Dio che passa prima dal cuore e dalla mente, perché Egli vuole aprire gli occhi della fede e riaccendere la speranza! Lo vuole fare anche in noi per poi intervenire nei nostri figli!

“Dio le aprì gli occhi…”. Abbiamo bisogno che il Signore Gesù continui ad intercedere presso il Padre per noi, così come fece Eliseo per il servo Gheazi, pregando Dio: “Signore, aprigli gli occhi…”.

Come il salmista chiediamo a Dio: ”Signore… illumina i miei occhi…” (Salmo 13:3), affinché possiamo realizzare l’opera soprannaturale del Signore.

Dio non illude, non confonde con ipotesi o miraggi spirituali. Sono gli uomini che promettono e poi non mantengono, ma Dio, il Signore, è fedele e la Sua opera è affidabile!

La conclusione della vicenda ci pone davanti all’intervento miracoloso del Signore, come avvenne anche quando Abramo stava per offrire il figlio Isacco… Quando meno se lo aspettava, Dio intervenne facendo trovare un montone impigliato in un cespuglio.

Egli va al di là di quello che pensiamo o immaginiamo, Egli è perfetto, ed opera certezze!

(Agar) vide un pozzo… e la sua disperazione si trasformò in speranza, in certezza, in salvezza e ringraziamento.

La Bibbia afferma che ”la fede è certezza di cose che si sperano dimostrazione di cose che non si vedono” (lettera agli Ebrei 11:1).

Come genitori credenti continuiamo a credere nella promessa ricevuta: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua” (libro degli Atti degli Apostoli 16:31).

Agar ubbidì al comando di Dio, “riempì d’acqua l’otre e diede da bere al ragazzo…”.

Dio vuole, come genitori, coinvolgerci nella Sua opera. Attiviamoci per essere strumenti nelle mani di Dio affinché Egli operi potentemente anche attraverso di noi.

Gesù nel miracolo dei pani disse: “Date loro voi da mangiare…” e i discepoli divennero strumenti nella mani di Dio per la benedizione di molti altri.

 

Ciò che il Signore ha promesso, lo manterrà, Egli non può venire meno e rinnegare Se stesso.

Siamo chiamati solo a fidarci di Lui a rimanere svegli per contemplare il Suo intervento, così come avvenne al popolo di Israele davanti al Mar Rosso, a cui fu rivolta questa parola: “Sta’ fermo e mira il cielo…”.

Ciò che il Signore ha promesso, manterrà. Avvenne con Agar ”Dio fu con il ragazzo…”.

Ricordiamoci: se lungo la via abbiamo perso un otre, Dio ci darà un pozzo pieno d’acqua viva! Fidiamoci, anzi, affidiamo i nostri figlie e noi stessi a Lui!

 

Pino Fiorilla