Osservatorio cristiano

Un servizio “insignificante”

Mi sono sempre chiesta: “Come posso io, così piccola e insignificante, fare qualcosa per Dio? Può il Signore nella Sua infinita grandezza e onnipotenza aver mai bisogno di una come me, fragile e piena di tanti limiti?”. Egli ha chiamato uomini valenti come Paolo, con una preparazione dottrinale elevata. Non a caso, Paolo era stato educato alla scuola di Gamaliele, un dottore della Legge, un fariseo onorato da tutto il popolo (cfr. Atti degli Apostoli 22:3).

Poi, però, riflettendo bene, ho riportato alla mia mente le stesse parole dell’apostolo Paolo contenute nella prima lettera ai Corinzi 1:28: “Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono perché nessuno si vanti davanti a Dio” e una finestra si è spalancata davanti ai miei occhi sulla storia di una piccola serva che, nella sua posizione bassa, umile e insignificante, fu uno strumento potente nelle mani di Dio.

Quindi c’è speranza anche per me!

Di certo, se non posso essere un eloquente predicatore come Paolo, un abile scrittore di salmi come Davide o un potente guerriero come Giosuè, posso però essere una portatrice di buone notizie come la serva di Naaman.

Ma chi era la sconosciuta fanciulla al servizio di Naaman di cui la Bibbia non riporta neppure il nome?

Nel secondo libro dei Re leggiamo al capitolo 5 che era stata presa prigioniera da una banda di Siri durante una delle incursioni in Israele ed era stata venduta a Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, per passare al servizio di sua moglie.

La piccola infelice era stata strappata dalla sua famiglia e dal suo paese; aveva tutti i motivi per recriminare o piangersi addosso e nessuno avrebbe potuto biasimarla se, per paura, avesse taciuto le sue origini e la sua fede nel Dio d’Israele.

Invece, quando venne a sapere della lebbra del suo padrone, riferì alla moglie che in Israele c’era un profeta che avrebbe potuto liberarlo.

Nonostante la sua posizione estremamente svantaggiata, si fece avanti sfoderando una fede da gigante spirituale.

E noi che oggi abbiamo libertà ed emancipazione?

Quando veniamo alla testimonianza che dovremmo rendere al nostro Signore, ci nascondiamo dietro montagne di scuse e incertezze, venendo meno al comando di Gesù di “portare molto frutto”.

Vorrei considerare con voi lettori alcune delle scuse più comuni che solitamente noi credenti adduciamo per esulare dal mandato affidatoci da Cristo: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia” (Vangelo di Giovanni 15:16).

 

“Non mi sento all’altezza; non ho il coraggio; non sono nessuno…”

La serva di Naaman era giovane e inesperta, ma trovò il coraggio di parlare a persone più grandi e importanti di lei, sfidando persino la Legge di Mosè, che riteneva impuri i lebbrosi, e superando ogni forma di razzismo.

In questa storia vedo la debolezza di un “Grande” che viene soccorsa dalla forza di una “Piccola”; tutto questo reso possibile dalla volontà di Dio di scegliere le cose deboli per svergognare le forti.

 

“In questo momento non posso; ho troppi problemi; non sarei di aiuto a nessuno…”

Potete mai immaginare i sentimenti di questa giovane fanciulla? Spaventata, frustrata, abbandonata e forse dimenticata da tutti, eppure accettò la sua posizione di serva, essendo consapevole che quello era il posto che Dio aveva scelto per lei.

Non vedeva il suo padrone come un nemico, ma come un potenziale destinatario della misericordia e del perdono di Dio.

 

“Non so parlare; non sono preparato…”

Gli schiavi erano privati di ogni personalità e volontà. Questa piccola serva, sicuramente, mancava di ogni tipo di istruzione e preparazione teologica.

Dio non chiese a lei di operare il miracolo e neppure di presentare un discorso eloquente, ma di fornire una semplicissima informazione di cui ella era a conoscenza.

 

“I miei dubbi e la mia instabilità spirituale non mi permettono di essere un valido testimone”

A differenza delle altre scuse, questo motivo trova un fondamento. Ma che dire?

Dovremmo a questo punto gettare la spugna o invece approfittare dell’occasione e riflettere sulla necessità di seguire l’esempio di questa giovinetta per consolidare la nostra fede? Fu infatti la sua fede a sostenerla in terra straniera, lontana da ogni affetto.

Fu la sua fede profonda in Dio a farle vedere come unica soluzione per Naaman il profeta in Israele.

Fu ancora la sua fede a darle la certezza del risultato e fu la stessa solida fede che Naaman e sua moglie videro in lei e ne furono contagiati.

 

Dio non ti chiede grandi cose; Egli conosce le tue possibilità e abilità e sa come puoi usarle al meglio.

Se Lui ti sta chiedendo di essere un servo e una serva ubbidienti come la fanciulla d’Israele e gli ubbidisci, questo varrà ai Suoi occhi come chi è chiamato a predicare a folle immense.

Non aspettare le grandi opportunità che forse non arriveranno mai!

Non aspettare che i tuoi talenti crescano, potrebbero invece diminuire!

Non aspettare che siano altri a fare ciò che Dio chiede a te, perché gli altri potrebbero non trovarsi mai ad incontrare le persone che Dio mette sulla tua strada!

Non aspettare tempi migliori; questi potrebbero non arrivare mai!

 

Dio usa spesso gente comune, i cui nomi nessuno conosce, nei posti più sperduti, nelle situazioni più difficili, per portare un messaggio di speranza forse in un angolo remoto del mondo!

Se ti lasci usare da Dio per “piccole cose”, Egli ti affiderà in appresso “grandi cose”, come dice nella Sua Parola: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore!” (Vangelo di Matteo 25:21)

 

Elisabetta Zucchi Fragnito

 

Cristiani Oggi

febbraio 2021