Campo di missione

Mi chiamo Antonio e sono nato in una famiglia di fede tradizionale composta dai miei genitori, una sorella più grande e un fratellino più piccolo. La mia famiglia era molto povera e, a causa delle estreme condizioni in cui ci trovavamo, all’età di 7 anni cominciai a svolgere piccoli lavoretti per contribuire, nel mio piccolo, a racimolare qualche soldino. Sono cresciuto in un quartiere di Napoli, che, ai tempi della mia infanzia era considerato molto pericoloso, degradato e malfamato, in quanto mal frequentato e popolato da persone senza scrupoli, persone appartenenti a clan di mafiosi e di camorristi; spacciatori e trafficanti di droga e di armi.
Si può dire che sono nato e cresciuto in mezzo alla strada come un vero “scugnizzo napoletano”. Quasi tuti i miei “amici” avevano padri appartenenti alla malavita, e, di conseguenza frequentavo persone sbagliate e con principi morali malsani; tutte queste persone per me erano come un modello di vita da seguire e imitare, fino al punto da sentirmi protetto e libero di fare cose sbagliate.
All’età di 9 anni iniziai a fumare, e, dopo qualche anno, la sigaretta si trasformò in qualcosa di più “pesante”. Nonostante la giovanissima età sentivo che la mia vita era distrutta ed ero infelice; nel mio cuore c’era un vuoto grande e profondo. Più cercavo appagamento nelle cose che la vita mi offriva, più mi sentivo triste e solo, perduto.
Fin da piccolo, non ho mai creduto in nessun Dio, ma avevo sentito parlare di un certo Gesù morto sulla croce per i peccati di tutti; alcune sere, quando mi sdraiavo nel mio letto, dicevo nella mia mente: “ Gesù, se tu esistessi per davvero, avresti potuto fare qualcosa per la mia famiglia!“. Caddi in una forte depressione.
A seguito di una decisione drastica che pensavo di mettere in atto una sera particolarmente difficile, ricevetti inaspettatamente la telefonata di un mio zio che frequentava una chiesa evangelica pentecostale il quale mi invitava ad assistere ad una riunione di culto. Risposi che la chiesa era un luogo per anziani e che, oltretutto, ero un peccatore troppo grande e non ero degno di entrare in un luogo simile.

Mio zio insistette dicendomi che quella era una chiesa diversa delle altre, che le persone pregavano in modo diverso rispetto al metodo tradizionale. Ciò suscitò in me una forte curiosità e decisi di andare a scoprire di persona come pregavano queste persone. Una delle cose che mi colpì maggiormente fu il loro volto: da esso traspariva una pace e una serenità che avrei tanto voluto realizzare anche io.

Mi misi in un angolino, chiusi gli occhi e pregai con queste parole: “ Signore, se tu sei vivente e hai reso felici le vite di queste persone, cambia anche la mia vita”. In quell’istante sentì che qualcosa stava succedendo. La sensazione che provai era che qualcosa di brutto e oscuro veniva tolto dentro me stesso e una pace e una luce entrava nel mio cuore. Aprii gli occhi improvvisamente sentivo di essere amato e compresi che quell’amore era lo stesso che aveva portato Gesù sulla croce a morire per i miei peccati. Dopo un po’ di tempo il Signore mi battezzò nello Spirito Santo e scesi nelle acque battesimali. Nel frattempo conobbi mia moglie Assunta, e, dopo il matrimonio ci trasferimmo nel nord Italia per motivi di lavoro. Insieme decidemmo di servire il Signore e di mettere la nostra vita a Sua disposizione per fare la Sua volontà, COME Egli voleva, DOVE Egli voleva e QUANDO Egli voleva.


Dopo qualche tempo, insieme a dei fratelli della chiesa di Lodi, decidemmo di raggiungere un piccolo paese chiamato Casalpusterlengo, paese dove non c’era ancora la testimonianza dell’Evangelo. Iniziammo a distribuire volantini per le strade del paese e subito Dio manifestò la sua grazia facendoci incontrare dei giovani credenti che ci diedero la possibilità di fare delle riunioni in casa. Il Signore ci benedì grandemente e la piccola missione in casa, divenne presto una chiesa frequentata da molti fratelli provenienti da varie nazioni dell’Africa, quali Burkina Faso, Togo, Camerun, Ghana, Nigeria e Costa D’avorio.
Una sera, mentre ero in chiesa, si presentò un fratello ivoriano che mio diede una lettera con su scritte le seguenti parole: “Dio mi ha messo nel cuore di donarti questo biglietto per fare un viaggio missionario in Costa d’Avorio”. In quel momento sentii che era il momento di agire, e decidemmo, insieme ai fratelli della comunità, di organizzare un viaggio per raggiungere la Costa d’Avorio. Raggiunto il continente africano, fummo invitati a partecipare ad un convegno nazionale e, in questa circostanza, il Signore mi parlò in un modo molto chiaro: dovevo andare nei villaggi e predicare l’evangelo.
Ritornai in Italia e iniziarono delle forte “crisi spirituali”. La mia mente e il mio cuore erano in Costa d’Avorio. Il Signore mi parlava in ogni modo. Chiedevo a Dio di chiudere ogni porta qualora non fosse la Sua volontà, ma le porte si aprivano sempre di più. Così, dal 2012 ogni anno ho avuto la meravigliosa opportunità di fare un viaggio missionario in Costa d’Avorio.

Il Signore toccò il cuore di mia moglie e insieme alle nostre figlie decidemmo di presentare la domanda di candidatura al Dipartimento Estero. Dopo una serie di colloqui, i fratelli ci diedero la conferma che saremmo partiti per la Costa d’Avorio.
Voglio benedire e ringraziare il Signore per questo grande privilegio che Egli ci ha concesso. Riconosco di non avere chissà quale capacità o bravura, ma tutto ciò che vivo è solo per la grazia che Dio ogni giorno mi concede di vivere e di servirLo in mezzo a queste tribù e villaggi che il Signore vuole raggiungere attraverso il messaggio del Vangelo. A Dio vada tutta la Gloria in Gesù benedetto in Eterno!

Mi chiamo Assunta e sono cresciuta in una famiglia cristiana; i miei genitori diedero il cuore al Signore quando ero molto piccola e questo ha permesso a me, mio fratello e le mie due sorelle, di ricevere i giusti insegnamenti cristiani sia all’interno della nostra casa, sia frequentando la chiesa. Sono grata a Dio per avermi concesso la possibilità di ricevere i meravigliosi insegnamenti della Parola di Dio fin dalla mia fanciullezza! Durante la mia adolescenza sono stati uno scudo per non cadere nelle trappole del nemico e ogni qualvolta mi ritrovavo in situazioni avverse o difficili, mi venivano in mente i versetti della Bibbia imparati durante le lezioni della scuola domenicale che mi facevano riflettere sul mio comportamento. Per il mio carattere tranquillo e molto sottomesso ai miei genitori, ero considerata da tutti una brava ragazza, senza troppi grilli per la testa. Ovviamente non era così! Anch’io avevo bisogno di incontrare personalmente il mio Salvatore e nonostante i miei genitori non mi facessero mancare nulla e nonostante avessi una bellissima famiglia molto unita, durante l’adolescenza cominciai a provare un forte senso di insoddisfazione e inferiorità. Sentivo il desiderio di voler fare nuove esperienze e di frequentare altri luoghi, per me più divertenti della chiesa. Avevo tanta voglia di sentirmi in qualche modo libera di poter fare ciò che volevo. Questo procurò in me una forma di ribellione verso i miei genitori. Ma il Signore, proprio come fa un Padre amorevole, mi stava cercando. Durante una riunione di culto iniziai a sentire forte la presenza di Dio dentro di me, presenza talmente tangibile che cominciai a piangere e ad invocare Gesù con tutto il mio cuore. Durante la predicazione del messaggio della Parola di Dio avevo l’impressione che Egli stesse parlando solo a me. Il pastore predicò sul passo della pecora smarrita dicendo: “Tu sei la pecora smarrita che io ti sto cercando, vieni a me ed entra nel mio ovile!” Dopo la predicazione della Sua Parola ci fu un appello per la salvezza e dopo aver pregato, una profonda pace invase il mio cuore e cominciai a glorificare il nome di Gesù a gran voce. Ero la persona più felice del mondo perché finalmente avevo incontrato il mio Salvatore e appartenevo a Lui. Successivamente, il Signore mi battezzò con lo Spirito Santo e dopo qualche mese mi battezzai in acqua insieme con un altro fratello che divenne mio marito, Antonio. Il Signore ci donò due bellissime bambine. Dopo il nostro trasferimento nel nord Italia, insieme a dei fratelli della chiesa di Lodi, iniziammo a servire il Signore nel paese di Casalpusgerlengo. In questo luogo, moltissime anime hanno donato il proprio cuore a Cristo, soprattutto africani e in particolare ivoriani. La caratteristica di questa piccola comunità, infatti, è che più della metà dei credenti sono africani. Non capivo perché il Signore mi circondasse di così tanti fratelli e sorelle africani, più avanti però lo compresi. Infatti è proprio dalla chiesa di Casalpusterlengo che tutto è cominciato. Nel 2012 mio marito fece il suo primo viaggio missionario in Costa D’avorio. Pensavo che si trattasse di un comune viaggio per visitare le chiese del posto, ma così non fu. Infatti, quando rientrò notai in lui qualcosa di diverso e attribuì la causa al cosiddetto “mal d’Africa”. Poi si presentò per lui l’occasione per un secondo viaggio missionario, ma questa volta tornò con le idee ben chiare e mi disse che sentiva una chiamata missionaria da parte di Dio in Costa d’Avorio. In quel momento per me fu molto strano sentire quelle parole anche se avvertivo da parte sua una forte spinta verso questo paese, perciò non rifiutai la sua proposta, ma risposi solamente che avevo bisogno di pregare per comprendere bene la volontà di Dio.

Antonio partì per altre quattro volte e ad ogni rientro era sempre più convinto. Anche in me qualcosa stava cambiando. Più pregavo, più il Signore parlava al mio cuore di ubbidire alla Sua chiamata. Sentivo il bisogno di impegnarmi maggiormente nei confronti del Signore e di dover accompagnare mio marito in uno dei suoi viaggi missionari. Grazie a Dio questo giorno giunse e il 30 giugno 2016 partimmo per un mese. Lo scopo di questo viaggio, per me, non era quello di scoprire questa bellissima terra, ma volevo capire la volontà di Dio nella mia vita. Furono dei giorni di intima comunione con il mio Signore che continuava a sussurrarmi: “Ubbidisci alla mia chiamata, non temere!”. Sentì in maniera inequivocabile che era quello il luogo in cui Dio ci voleva. Io e Antonio tornammo in Italia più decisi che mai e a settembre 2016 presentammo la domanda di candidatura al Dipartimento Estero. A ottobre del 2017 siamo partiti per la nostra missione.

 

Oggi sono qui e ringrazio Dio per questa meravigliosa e immensa grazia che mi concede di servirlo nel campo missionario e ogni giorno che passa non posso fare a meno di glorificare il mio Gesù per l’opera che ha compiuto nella mia vita e per tutti i benefici della sua Grazia, per le meravigliose esperienze che stiamo vivendo e per tutte le opere potenti che sta compiendo. Tutta la gloria e l’onore vadano solo a Dio!


<<Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”>> Luca 17:10

Contributi dal campo di missione

Orfanotrofio "Il buon samaritano" - Niamey

Presentazione del Niger

Le MISSIONI sono fatte dai PIEDI di quanti vanno, dalle GINOCCHIA di quanti pregano e dalle MANI di quanti danno.