Campo di missione attuale

Mi chiamo Marta, ho 26 anni e sono nata a Verona in una famiglia di credenti.
Sono cresciuta nella chiesa di Mantova tra scuole domenicali, scout, evangelizzazioni, incontri giovanili, raduni nazionali e di zona.
Da piccola ero affascinata dalle storie della Bibbia: Davide e Golia, Giona nella pancia del pesce, ecc. Ben presto, però, mi resi conto che la “religione dei miei genitori” – come la chiamavo io – mi rendeva diversa dai miei amici e compagni di scuola, che cominciarono ad evitarmi.
Per proteggermi, i miei genitori mi impedivano di uscire con i miei coetanei, ma questo mi rendeva ancora più sola ed esclusa. Iniziai a pensare che nè Dio, nè tantomeno i miei genitori volessero la mia felicità e così cominciò la mia ribellione contro tutto e tutti.
A 14 anni ero stufa della mia emarginazione e presi una decisione: iniziai a costruire un muro nel mio cuore tra me e Dio e cominciai a vivere una doppia vita.
Durante la settimana ero una bulletta alla ricerca di attenzioni, con un disperato bisogno di felicità e amore. La domenica mattina, invece, ero l’esemplare figlia del pastore con tanto di gonna sotto al ginocchio e sorrisino angelico.
Cominciai a mentire, a dire parolacce, a bere, a uscire senza il permesso dei miei. Rubavo loro denaro per potermi permettere la vita che stavo conducendo e più mi sforzavo di farli soffrire, più morivo e soffrivo io.
All’età di 16 anni non ce la facevo più: la doppia vita che stavo vivendo stava consumando le mie energie e non sapevo più quale fosse la mia vera identità.

Nell’estate del 2010, durante uno dei periodi più bui, i miei geniori mi invitarono ad andare con loro in Corea del Sud, dove erano stati invitati da una coppia di missionari.
Accettai senza pensarci due volte, ma quella che doveva essere una vacanza da sogno, si trasformò ben presto in un vero e proprio incubo! Nell’arco di due settimane abbiamo visitato decine di chiese, una più enorme dell’altra, ci svegliavamo alle 5 del mattino per pregare con i fratelli coreani, abbiamo digiunato, pregato di notte, mangiato cose disgustose, sofferto il caldo terribile e alla fine io ero completamente distrutta.
Oggi, guardando indietro, mi rendo conto che Dio ha usato queste difficoltà per abbattere quel muro nel mio cuore che Lo stava tenendo lontano. Durante un culto, l’ultima sera prima della ripartenza, io ero seduta in fondo al locale, lontana da tutti in modo da non dare nell’occhio. Nel mio cuore cominciai a pregare: “Signore, io so che tu esisti. Se vuoi il mio cuore prendilo adesso, altrimenti tornerò in Italia e diventerò la ragazza peggiore che tu abbia mai visto sulla faccia della terra”.
Ero troppo orgogliosa per pregare ad alta voce, ma il Signore ha ascoltato quelle parole e in un istante tutta la gioia e l’amore che io stavo disperatamente cercando entrarono nel mio cuore. Gesù ha salvato e cambiato la mia vita.

 

Al mio ritorno in Italia, dopo aver testimoniato della mia conversione, ho subito cominciato a servire il Signore. Ho preso lezioni di canto e mia mamma, insegnante di chiatarra classica, mi ha insegnato a suonare.
Sarà stato il buon esempio dei miei genitori, ma per me il concetto del “cristiano domenicale” è sempre stato inconcepibile. Sapevo che una volta accettato Gesù, l’avrei dovuto servire con tutto il mio cuore, con tutto il mio tempo, con tutte le mie forze e le mie possibilità.
Ringrazio il Signore per il servizio nella chiesa di Mantova, che è stato una preparazione preziosa per il campo missionario.

A 18 anni, appena ottenuto il diploma delle scuole superiori, mi sono trasferita in Germania per frequentare una scuola di discepolato e missione. Mi rendevo conto di essere ancora piccola sia umanamente che nel Signore e volevo imparare di più. L’idea iniziale era quella di frequentare gli studi solo per un paio di mesi, per poi tornare in Italia e trovare un buon posto di lavoro. Alla fine, però, sono rimasta in Gemania per ben quattro anni. Lì ho incontrato missionari da tutto il mondo, ho conosciuto diverse organizzazioni e ministeri, sono stata in Mongolia e un anno intero in Texas, USA… Insomma, mi si è aperto un mondo nuovo e ho cominciato a capire che il Signore mi stava chiamando a servirLo all’estero.
Iniziai a pensare: “Forse non è un caso che mi sia convertita in Corea del Sud, forse non è un caso che assieme ai miei genitori abbia viaggiato in lungo e in largo sin da piccola, forse non è un caso che io sappia bene le lingue e le impari in fretta, forse il Signore mi sta davvero chiamando ad essere una missionaria!”

Nell’estate del 2018 ho inviato la mia canditatura al Dipartimento Estero ADI e dal mese di gennaio 2020 servo il Signore a Skopje, capitale della Repubblica della Macedonia del Nord.
La città è divisa in due parti dal fiume Vardar: quella Macedone più ricca, moderna e con numerose chiese, centri e missioni evangeliche, e quella Albanese più povera, prevalentemente islamica e dove da più di 120 anni non esiste alcuna chiesa.

 

Assieme ad un team internazionale siamo impegnati in diverse attività sia spirituali, sia pratiche come aiutare famiglie e bambini in difficoltà, dare lezioni di inglese e chitarra, tutto con lo scopo di parlare del Signore. Abbiamo anche diversi contatti che visitiamo regolarmente nei villaggi vicini dove preghiamo e predichiamo la Buona Notizia.
Lo scopo della missione è quello di raggiungere le anime degli albanesi, condividere con loro il Vangelo e fondare la prima chiesa nella zona islamica di Skopje.

Il terreno è duro, c’è molto da lavorare, ma non ci stanchiamo di seminare, pregando e confidando che il Signore farà crescere un buon frutto alla Sua Gloria.

Le MISSIONI sono fatte dai PIEDI di quanti vanno, dalle GINOCCHIA di quanti pregano e dalle MANI di quanti danno.