Campo di missione attuale

Mi chiamo Sara Bina, ho 23 anni e sono di origini albanesi. La mia famiglia si è trasferita in Italia quando ero bambina. Mia madre, proveniente da una famiglia mussulmana, si convertì a Cristo all’età di 17 anni. Qualche tempo prima, salendo sul pullman per andare a scuola, ricevette un volantino evangelico; sul retro del volantino c’era scritta una preghiera per ottenere la salvezza. Mia madre già da tempo cercava il Signore ma non riusciva a trovarlo nell’Islam; sentiva un grande vuoto dentro di sé e il suo cuore non era appagato. Arrivata a casa elevò al Signore quella preghiera riportata sul volantino e subito qualcosa cambiò nel suo cuore; ma fu qualche tempo dopo che ebbe la possibilità di entrare in una chiesa evangelica, al tempo curata da missionari brasiliani. Si sentì così avvinta e avvolta dall’amore di Dio, che già dal primo o secondo culto donò il cuore a Gesù. Gli ostacoli non mancarono ma perseverò confidando in Dio in ogni situazione, portando me e le mie sorelle in chiesa fin da quando eravamo piccine, crescendoci nelle vie del Signore e donandoci un grande esempio di fede e di ubbidienza anche in circostanze avverse. 

A quel tempo, infatti, a Durazzo era presente una situazione politica molto complicata e l’uso delle armi era libero; mia madre, benché “volassero” pallottole in mezzo ai civili, portava me e le mie sorelle in chiesa camminando per le strade della città. Dio ci ha protette sotto le Sue ali, nonostante la condizione difficile che stavamo vivendo. 

Io e le mie sorelle crescemmo nelle vie del Signore con un grande esempio di fede e di ubbidienza a Dio seppure in circostanze avverse e continuammo a frequentare la chiesa anche quando ci trasferimmo in Italia.

Ho donato il mio cuore a Gesù all’età di 15 anni durante un campeggio in un centro comunitario evangelico. In questo luogo ho trovato la salvezza eterna scoprendo un meraviglioso Padre Celeste. Più di ogni altra cosa fui conquistata dall’amore di Dio: mi sentivo amata, di un amore particolare, che non avevo mai sperimentato prima.

Desideravo conoscere in maniera più profonda il Signore e nel mio cuore cresceva il desiderio di servirLo, così, terminata la scuola superiore, decisi di frequentare l’Istituto Biblico a Roma. Presso la scuola biblica consacrai maggiormente la mia vita a Dio, e, nell’osservare altri fratelli e sorelle che si adoperavano con umiltà e dedizione tra le mura dell’istituto, dentro di me sentivo un desiderio ardente di spenderle la mia vita per Lui. Ricordo una particolare sera nella quale, tornata nella mia camera dopo un turno di pulizie in cucina, in preghiera dissi al Maestro “Voglio che ogni giorno della mia vita finisca con questo appagamento dell’anima e con le parole: Grazie Gesù!”. 

Spendere la propria vita per Gesù è meraviglioso e non ho provato nessun altra gioia che possa reggere il confronto.

È stato in quell’anno che Dio ha dato una svolta alla mia vita e mi ha chiamato a servirLo nel campo missionario.

Terminata la Scuola Biblica ho comunicato questo desiderio al mio pastore, e, dopo un periodo di preghiera, ho deciso di spedire la mia domanda di candidatura al Dipartimento Estero. Il Signore ha diretto con saggezza e minuziosa cura ogni conseguente dettaglio.

Ho svolto il primo anno di tirocinio missionario in Albania affiancando i coniugi Mango a Durazzo, e, da gennaio 2018 mi trovo in Macedonia.

Skopje, la capitale, è divisa da un fiume che separa la parte albanese da quella macedone. Lo Stato macedone è composto da due principali gruppi etnici: gli albanesi  di fede islamica e i macedoni di fede ortodossa; le due etnie sono divise da attriti politici e religiosi da diverse generazioni. 

Attualmente collaboro presso un Centro Missionario composto da un gruppo di fratelli albanesi presenti nella zona da circa nove anni; il centro si trova nella parte albanese e, tramite lezioni di inglese, italiano e chitarra, si cerca di instaurare relazioni e legami con gli studenti con lo scopo di condividere il messaggio del Vangelo.

L’evangelizzazione, come spesso succede nei Paesi mussulmani più radicali, si svolge perlopiù contattando individualmente le singole persone: si cerca di stringere un rapporto di fiducia e di amicizia presentando l’amore di Dio e la Sua opera di redenzione attraverso il sacrificio di Gesù.

È preferibile rivolgersi agli studenti in quanto hanno una mentalità più aperta e di conseguenza, attraverso essi, il Vangelo può raggiungere le singole famiglie.

Nella parte macedone, invece, svolgiamo evangelizzazioni all’aperto con canti e con la predicazione della Parola di Dio in diverse piazze della città.

Preghiamo per l’unificazione dei due popoli e perché, dopo 130 anni, possa sorgere una chiesa che sia una luce e una testimonianza vivente del fatto che il Signore Gesù è l’Unico Degno di essere innalzato in Macedonia e fino alle estremità della Terra!

Le MISSIONI sono fatte dai PIEDI di quanti vanno, dalle GINOCCHIA di quanti pregano e dalle MANI di quanti danno.