Haiti, terremoto dimenticato

Haiti è una nazione situata nel Mar dei Caraibi.
Un tempo colonia francese, è stata – dopo gli Stati Uniti – una delle prime nazioni delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza. Il territorio haitiano copre la parte occidentale dell’isola di Hispaniola e confina a est con la Repubblica Dominicana.
Haiti è il paese più povero delle Americhe. L’indipendenza dalla Francia è stata dichiarata l’1 gennaio 1804. Venne riconosciuta nel 1825 dalla Francia e nel 1863 dagli Stati Uniti. Dall’inizio del 2004 Haiti è al centro di una rivolta
popolare che ha causato disordini e violenza ed ha portato il 29 febbraio alla partenza dall’isola del dimissionario presidente Jean-Bertrand Aristide. Il governo è stato retto ad interim dal presidente della Corte di Cassazione, Boniface Alexandre, fino alle elezioni presidenziali tenutesi il 7 febbraio 2006 da cui, pur tra molte proteste ed accuse di broglio da parte dei suoi avversari, è uscito eletto René Préval.

Haiti è il paese meno sviluppato dell’emisfero settentrionale e uno dei più poveri al mondo, ha circa nove milioni di  abitanti il 95% dei quali è di origine africana. Il resto della popolazione è formato da mulatti e da sparuti gruppi di europei e levantini (libanesi e siriani).

Il 12 gennaio 2010, alle ore 16:53, ora locale, un violento terremoto di magnitudo 7,3 Mw, seguito da numerose repliche di intensità superiore a 5,0 Mw, ha colpito l’entroterra di Haiti in prossimità della capitale Port-au-Prince. Il numero di vittime e l’entità dei danni materiali provocati sono apparsi subito ingenti. Il terremoto ha coinvolto più di 3 milioni di
persone; 320.000 persone sarebbero rimaste uccise e 300.000 ferite. Molti edifici della capitale, compresi i quattro ospedali cittadini, il Palazzo presidenziale e la sede dell’Assemblea Nazionale di Haiti, il parlamento, il quartiere generale della missione ONU, sono andati distrutti o gravemente danneggiati.

Subito la solidarietà internazionale si è fatta sentire e molti hanno cercato di fare qualcosa per poter lenire le sofferenze di una popolazione già gravemente provata ma che ha visto, con il terribile terremoto verificatosi, peggiorare enormemente la propria condizione. Inizialmente non è stato facile raggiungere l’isola a causa della confusione e dei tanti aiuti fatti giungere sul posto da organizzazioni internazionali, molti dei quali non utilizzati, rimasti chiusi nei container che li  avevano trasportati.

Le Assemblee di Dio in Italia, che sono state il riferimento di tanti che hanno voluto dare un tangibile contributo per aiutare la popolazione haitiana, hanno voluto attendere che la situazione si stabilizzasse e, all’inizio di quest’anno, il  Consiglio Generale delle Chiese ha incaricato il Dipartimento Missioni Estere di fare un sopralluogo per verificare il modo di far giungere gli aiuti disponibili. Preso contatto con due importanti organizzazioni che operano sul posto a favore dei
bisognosi, la New Missions e le Assemblee di Dio in Haiti, lunedì 20 giugno chi vi scrive, i fratelli Giuseppe Tilenni e Antonino Mortelliti ci siamo recati sul posto per rendersi conto della situazione.

Arrivando a Port au Prince, capitale di Haiti, la prima cosa che colpisce è il degrado e le precarie condizioni in cui vivono i superstiti del terremoto. Sembra che l’evento sismico si sia verificato appena da qualche settimana e non un anno e mezzo fa. Infatti un milione e mezzo di persone vivono ancora sotto le tende in condizioni igienico-sanitarie impossibili
e la ricostruzione non sembra neanche essere iniziata.

Arrivati sul posto, abbiamo incontrato il fratello Tim De Tellis, Presidente della New Missions, un’organizzazione missionaria evangelica nata all’inizio del 1983 per la visione dei suoi genitori, figli di immigrati italiani, proveniente dalla chiesa di Boston (Boston Christian Assembly, una delle prime chiese dell’opera di origine italiana delle C.C.N.A. negli USA) e i fratelli Davide Mortelliti e Davide Di Staulo delle Assemblee di Dio Canadesi, anch’essi impegnati nella missione
e, insieme, abbiamo raggiunto la sede della New Missions. In mezzo a tanto degrado, la modesta sede della missione appariva come un’oasi nel deserto, un luogo dove erano evidenti ordine e pulizia, condizioni rare nell’isola haitiana.

Siamo stati colpiti dalla grande mole di lavoro che gli aderenti alla New Missions svolgono. Anche loro, benché colpiti dal terribile terremoto, hanno cercato di rimettersi subito in piedi per continuare il lavoro e, attualmente, si prendono cura di undicimila bambini tra i cinque e i tredici anni, provvedendo loro da mangiare, da vestire e delle scuole dove ricevere istruzione scolastica ed anche biblica. Tutti gli insegnanti sono credenti e la maggior parte di loro sono stati istruiti e formati nelle scuole della missione stessa, accolti sin da bambini e portati a un livello di istruzione tale da poter, a loro volta, istruire altri. Il cinquanta per cento dei bambini haitiani non va a scuola, in quanto l’istruzione è a pagamento e non tutti possono permettersela.

Le scuole sono frequentate da chi può e da chi usufruisce di una concessione governativa che provvede a pagarne i costi.
Oltre ad essere impegnati nella cura dei bambini poveri, la New Missions è impegnata nella costituzione di chiese e,  attualmente, conta ventisei comunità con altrettanti pastori sostenuti a pieno tempo. Altro impegno della New Missions è la costituzione di cliniche in posti strategici dell’isola. Attualmente ne gestiscono alcune, mentre altri locali necessitano di essere riparati a causa dei danni subiti dal terremoto.

La Missione ha anche una Scuola Biblica, nella quale vengono formati gli operai cristiani del posto che vengono poi impegnati nell’attività di cure spirituale. Tutto il lavoro svolto dalla New Missions è il frutto dell’amore di credenti degli Stati Uniti e diverse altre nazioni, che si manifesta sostenendo quest’opera cristiana che onora il Vangelo e il nostro caro Padre celeste.

Dopo aver incontrato i fratelli della New Missions, ci siamo recati nella capitale, Port au Prince, per parlare con i fratelli responsabili delle Assemblee di Dio locali. Ci ha accolto il fratello Calixte Fleuridor, Presidente delle Assemblee di Dio haitiane. Anch’egli ci ha fornito un resoconto dei danni causati dal terremoto informandoci, tra l’altro,
che sono andate distrutte diverse scuole gestite da chiese facenti parte delle Assemblee di Dio, molti locali di culto e la sede della Scuola Biblica. Oltre a ciò diversi credenti hanno perso la casa. Fra loro anche alcuni pastori dal giorno del sisma vivono nelle tendopoli, pur continuando a servire e onorare il Signore.

Attualmente le Assemblee di Dio in Haiti contano circa duecentoventi chiese, di cui trentacinque nella capitale, trecento pastori e circa sessantaseimila membri. Le necessità della popolazione haitiana, compresi i nostri fratelli, sono certamente tante, ma l’amore del popolo di Dio e l’amore del nostro Padre celeste continua a manifestarsi concretamente.
Secondo le possibilità che abbiamo e secondo la generosità manifestata nei confronti di questo popolo da molti credenti e non, attraverso le Assemblee di Dio in Italia, siamo in attesa di ricevere alcuni urgenti progetti sia dalla New Mission che dalle Assemblee di Dio in Haiti, al fine di verificare dove e come poterci impegnare per far del bene ai nostri fratelli che sono nel bisogno.

Lasciando Haiti giovedì, dopo tre giorni dal nostro arrivo, l’impressione comune è stata che quello di quest’isola sia un terremoto dimenticato dagli uomini. La nostra certezza riposa sulla fedeltà di Dio che continua a dire a ogni Suo figlio:

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te” (Isaia 49:15).

Da parte nostra e di quanti si fregiano del nome di Cristo, rimanga chiaro nel cuore e nella mente il monito e  l’insegnamento del nostro Maestro: “Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi … In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25:36,40).

Il Signore ci aiuti ad aiutare coloro che sono nel bisogno.