Se lo chiedi alla AI ti risponde che il faro simboleggia la guida, la sicurezza e la speranza in mezzo alle avversità, rappresentando un punto di riferimento stabile e una luce che offre un percorso di salvezza nell’oscurità o nel caos. È anche metafora di stabilità e affidabilità per i navigatori, diventando un simbolo di ritorno a casa e un faro per la vita, specialmente quando c’è la necessità di un punto di riferimento in situazioni difficili… Il “faro” nella Bibbia non compare letteralmente come edificio, ma il concetto di luce come guida e salvezza è centrale, rappresentato da Gesù Cristo stesso. Egli è descritto come la luce del mondo che illumina il cammino e offre sicurezza e pace, simboleggiato anche dal fuoco divino che guidava gli Israeliti. Pertanto, il faro biblico è una metafora di Gesù come guida infallibile e simbolo di speranza che non si spegne mai.
Tra i fari monumentali dell’antichità (intorno al 300 a.C.) costruiti su grandi strutture ricordiamo due delle sette meraviglie del mondo: il Colosso di Rodi con la sua enorme statua alta 32 metri che rappresentava Elio, il dio del sole, con un braciere acceso in una mano, collocata sopra l’entrata del porto, e il Faro di Alessandria d’Egitto sull’isolotto di fronte alla città, dal cui nome “Pharos” deriva il termine faro nelle lingue di origine greca e latina. Con una torre di altezza stimata tra 115 e 135 metri, quest’ultimo rimase per molti secoli tra le strutture più alte realizzate dall’uomo. Un fuoco acceso in sommità emetteva un segnale luminoso che, grazie a un sistema di specchi che si diceva ideato da Archimede, aveva una portata di oltre 30 miglia (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Faro).
Per citare alcuni esempi, oggi i fari in funzione a protezione di diversi tratti degli 8.000 km di coste italiane sono circa 150 con una cinquantina di faristi, i famosi “guardiani del faro”. Accanto a noi, in Francia, con una progettualità lungimirante, nel diciannovesimo secolo è stato realizzato per primo un sistema completo di fari, collocati in modo tale che una nave in navigazione potesse essere sempre in vista di almeno un faro. I fari sulle coste francesi sono centinaia, dei quali più di cinquanta nella sola penisola del Finistère in Bretagna. Tra questi si trova quello costruito nel luogo che è ritenuto da molti uno dei più pericolosi al mondo, il faro della Jument, situato sull’isola di Ouessant, tra il Canale della Manica e il Golfo di Biscaglia (nella foto). È stato eretto tra il 1904 e il 1911 in un tratto di mare con presenza di fortissime correnti, considerato uno dei luoghi più insidiosi della costa atlantica, che è stato frequentemente teatro di tragedie del mare a causa delle violente mareggiate con onde che possono raggiungere i 30 metri d’altezza. I suoi tre lampi bianchi che si ripetono ogni 15 secondi continuano a essere visibili fino a 22 miglia di distanza (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Faro_della_Jument), (https://www.youtube.com/watch?v=31x-Ryic-Qo). Il significato è chiaramente cambiato da quando i fari erano il primo ausilio alla navigazione perché oggi chi va per mare ha a disposizione diversi sofisticati sistemi di navigazione. Ma sono ancora necessari per migliaia di imbarcazioni più piccole e non così tecnologiche.
Quali spunti? Più scavi nella storia dei fari e delle meraviglie della loro architettura e ingegneria e più trovi spunti di fede per il nostro tempo. Vediamone brevemente alcuni.
Come fari, sempre al nostro posto. Nel nostro tempo di vita mobile o liquida, nel quale le certezze iniziano a scarseggiare mentre aumentano anche tra i “credenti” coloro che ben poco valore pongono nelle radici, quanto bisogno abbiamo di solidi punti di riferimento! Se vogliamo essere di aiuto alla vita di altri non ci possiamo permettere di essere cristiani evanescenti, sfuggenti, con un carattere di poca consistenza, fino ad alzare bandiera bianca di fronte alle responsabilità. Come i fari che erano, sono e resteranno sempre al loro posto, che Dio susciti ancora nella nostra generazione il senso delle cose di Dio.
A partire dalla famiglia, con mariti e mogli che possano essere certi che il proprio coniuge c’era, c’è e soprattutto ci sarà! Con bambini e ragazzi che non debbano tremare terrorizzati al pensiero di essere abbandonati da uno se non entrambi i genitori. Con uomini e donne sufficientemente maturi spiritualmente da poter essere guide dei più giovani nelle famiglie naturali e nelle chiese, nella società e nella vita ecclesiale, semplicemente perché hanno confidenza con la luce di Cristo e fiducia nella capacità dello Spirito di Dio di illuminare anche le scelte più complesse della nostra vita.
Quando il rischio si nasconde nella penombra o nel buio, nelle raffiche del vento o nella potenza delle onde, che Dio conceda grazia ai Suoi figli di non perdere mai i riferimenti e di avere sempre in vista almeno un faro… tenuto acceso dalla costanza e fedeltà di qualche “guardiano del faro”, che non dorme mai… che diventa un tutt’uno col faro come sentinella del mare di questo mondo!
Come fari, giganti di luce. Il faro deve diffondere luce. Una volta questa era prodotta dal fuoco libero, poi da lampade a olio vegetale e minerale, quindi da lampade a gas acetilene, fino alle lampade elettriche alimentate da gruppi elettrogeni, prima quelle enormi a bulbo allo xeno, poi quelle piccolissime alogene da 1000 W su ottiche rotanti. E da ultimo i led.
Ma nei fatti è importante che la luce non resti all’interno del faro! Così da anni nei fari la luce viene amplificata da sottili lenti speciali, riconoscibili in genere dalla forma a centri concentrici. Sono varie lenti che vengono unite per formare una sorta di grande ombrello fatto di tanti specchi che avvolgono la lampada e permettono alla luce di essere concentrata in un punto e arrivare molto lontano, partendo da molto in alto. Nella fattispecie gigante è la torre del faro e gigante è la distanza alla quale arriva.
È facile cogliere gli insegnamenti spirituali, dall’invito di Gesù a mettere la Sua luce ben in vista anziché nasconderla sotto il tavolo; alla necessità di mettere insieme le nostre piccole forze, dato che l’unità amplifica, per raggiungere in armonia l’obiettivo comune, cioè portare luce a chiunque ne abbia bisogno; al non dimenticare che c’è una sola sorgente della Luce che è Cristo, il punto focale per eccellenza. Beato il popolo che sta insieme, riconoscendo che nessuno di per sé è un gigante, ma la somma di tanti figli di Dio lo diventa! Qui sta la benedizione…
Come fari per la salvezza di molti. I fari sono definiti luoghi di solitudine e silenzio, nel quale qualcuno deve vegliare per la vita di altri. Ma sono anche luoghi affascinanti, che attirano tante persone. Lo spettacolo naturale di un faro che resiste all’essere ripetutamente schiaffeggiato da onde spumeggianti è impagabile. È difficile trovare qualcosa di negativo in un faro. Per chi rientra da un lungo viaggio per mare vedere quella luce amica che guida verso il porto tanto sospirato (vedi il Salmo 107:23-32) significa cogliere il primo segnale che casa è vicina. Quella torre rappresenta l’identità del porto e della sua città, l’emblema che lo fa riconoscere anche da lontano. Il guardiano di un faro italiano lo ha definito àncora di salvezza che dà gioia ai naviganti… Se ha conosciuto oppure no Ebrei 6:17-20, non lo sappiamo. Ma l’esempio rende bene. A chi si trova nella tempesta fa vedere quel filo di luce come una robusta corda attaccata a una solida torre, che può afferrare saldamente per non affondare. È la luce che dà vita a quella speranza quasi perduta, e sprigiona la gioia della salvezza, che è il progetto più importante del nostro Signore!
Che ognuno di noi possa essere parte di tutto questo. E che anche le nostre chiese possano essere come tanti fari.
Elio Varricchione
Risveglio Pentecostale – ottobre 2025
foto: Flickr Graham & Dairne

