Testimonianza Anna

Cercare col cuore

È difficile per quanti mi conoscono oggi riuscire ad immaginare la bambina timida ed insicura che ero. Non mi era facile esprimere i miei pensieri, i miei turbamenti, preferivo tenermi tutto dentro. Quando mio nonno cominciò a leggermi la Bibbia, non osai fare domande.
I grandi ne sanno più di me -mi dicevo- e se a me sembra che quanto è scritto in quel Libro non corrisponda e sia addirittura in contrasto con quanto mi circonda è solo perché non sono ancora in grado di capire. Quando sarò grande sarà diverso e tutto avrà un senso.
La mia era una famiglia che si dichiarava “cattolica non praticante”. Mio nonno, che viveva con noi, era rimasto invalido in seguito ad una paralisi e solo “casualmente” era venuto in possesso di una Bibbia che aveva cominciato a leggere per riempire le sue lunghe e monotone giornate.
Avevo circa otto – nove anni, quando cominciò a leggermi il Nuovo Testamento e notavo che anche lui era toccato da quelle parole.
Ma non facevamo commenti. Era evidente che tra Gesù e le persone che lo seguivano esisteva un profondo legame fatto di amore e di fiducia.
Era un rapporto che non trovavo nella realtà che mi circondava, neppure tra i cosiddetti cristiani. Cominciai a frequentare assiduamente la parrocchia, con la speranza di trovare qualcosa che rendesse attuale la realtà di quel libro o che almeno fosse coerente.
Tutto sembrava ridursi ad uno sbiadito ricordo.
Intanto continuai a sentire parlare di Dio… finché mio nonno morì. Vennero gli studi, il matrimonio, il lavoro, l’attesa di un figlio. Fu allora che qualcuno bussò alla porta di casa dicendo di essere in possesso della verità.
Dopo tanti anni avevo l’occasione di rispolverare quei dubbi lasciati nel cassetto e magari di trovare delle risposte. Ma quel Dio che mi proponevano non era che un’altra immagine deformata del Dio grande ed amorevole che avevo intravisto da bambina.
Ormai però il cassetto era stato aperto, i dubbi rispolverati e non ero più la bambina introversa di un tempo. Cominciai a documentarmi, a rivolgere domande anche ad autorevoli esponenti della religione ufficiale. Cominciai a leggere la Bibbia…e cominciarono a crollare gli alibi che negli anni mi ero confezionata. Era stato così facile convincermi che l’importante è credere nell’esistenza di Dio, che nessuno può dirsi depositario della vera religione e che in fondo basta cercare di fare il bene per sentirsi a posto con Dio!.
Quel Libro sembrava essere stato scritto proprio per contraddire certe idee.
Perché era stato necessario il Sacrificio di Gesù e poi cosa significava “se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”?
Cominciai a chiedere a Dio di farmi comprendere, di trovare una risposta.
Trascorsero circa tre anni. Eravamo in vacanza quando mio marito ed io c’imbattemmo in uno strano personaggio che inaspettatamente cominciò a parlare di Dio. Era lo stesso Dio che si era affacciato nella mia vita ai tempi dell’infanzia. Era quel Dio che stavo cercando e che non riuscivo trovare. Ne parlava come se lo avesse davvero conosciuto e sapeva dare delle risposte semplici, disarmanti. Gli chiedemmo dove poter trovare, una volta tornati in città, altri che come lui fossero dei credenti, dei veri cristiani. Ci ritrovammo in una comunità evangelica e tutti mostravano di essere in pace con Dio, di avere avuto un incontro personale con Gesù. Ricominciai con le mie domande, nel tentativo di arrampicarmi fino a Dio. Tutto inutile. Un giorno, dopo una riunione di culto, tornai a casa più delusa e scoraggiata che mai. Dichiarai la mia sconfitta: “Dio, non sono capace di arrivare fino a Te. Ce l’ho messa tutta, ma riconosco che non ce la farò mai. Aiutami!”. Non immaginavo che il Signore, pazientemente, da sempre attendeva quella resa incondizionata. In quel momento realizzai che Gesù era morto per me, al posto mio, che mi donava il Suo perdono e che mi amava per quella che ero.
Tutto aveva finalmente un senso: quella Bibbia che mio nonno aveva ricevuto per vie traverse e attraverso la quale Dio mi aveva parlato anticipando e prevedendo la persona complicata e razionale che sarei diventata, persino la paralisi di mio nonno, tutto faceva parte del piano della mia salvezza.
Un piano meraviglioso grazie al quale anch’io sono diventata una nuova creatura che guarda a Dio, alla vita, a se stessa con occhi diversi.
“Le cose vecchie sono passate: ecco sono diventate nuove” (II Corinzi 5:17).
 
Anna