Il termine evangelicale è un neologismo italiano, nato solo negli ultimi vent’anni. È stato introdotto per tradurre l’inglese evangelical, usato per descrivere un grande movimento religioso e culturale del mondo anglosassone, soprattutto negli Stati Uniti. Un movimento molto vario, molto visibile nella vita pubblica, e che in alcune sue espressioni ha assunto toni marcatamente politici.
Questo neologismo è nato proprio per distinguere quel fenomeno dalla realtà evangelica italiana. Ma, poiché le due parole si assomigliano, la confusione è diventata quasi inevitabile.
In Italia, quando parliamo di evangelici, parliamo delle nostre chiese: comunità che mettono al centro l’Evangelo, la Bibbia, la fede personale in Cristo, la vita di preghiera e la responsabilità verso il prossimo. È un termine che descrive la nostra identità spirituale e la nostra storia.
Le Assemblee di Dio in Italia appartengono a questa tradizione evangelica. La nostra fede si radica nella Scrittura, nella libertà di coscienza e nella responsabilità personale davanti a Dio. Non si orienta secondo categorie politiche o geopolitiche, non si identifica con partiti o leader, non attribuisce a figure pubbliche ruoli spirituali o simbolici che appartengono soltanto a Cristo. È una fede che vuole servire, non prevalere. Annunciare il Vangelo, non sostituirlo con altri messaggi.
Capire l’origine delle parole ci aiuta a capire anche l’origine dei fraintendimenti. E a proteggere la limpidezza del messaggio che annunciamo.
Evangelici: le nostre chiese, la nostra fede, il nostro cammino.
Evangelicali: un termine recente, nato per descrivere un fenomeno straniero difficilmente assimilabile alla nostra cultura e alla realtà delle nostre comunità.
Distinguere non divide. Distinguere aiuta a capire. E capire ci permette di testimoniare il Vangelo con maggiore chiarezza.
Di seguito il servizio in audio incluso nel nuovo numero del Notiziario ADI:
