La Circolare che prende nome dal sottosegretario agli Interni che la emanò, Guido Buffarini-Guidi, diramata il 4 aprile del 1935, è stata revocata allo scadere dei vent’anni, il 16 aprile del 1955 da un altro Guido sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni, l’Onorevole Bisori. Le Circolari, atti amministrativi emanati dalla pubblica amministrazione per intervenire in quelle che potrebbero sembrare agli occhi di un profano sterili questioni burocratiche, nei fatti condizionarono la vita degli appartenenti a una minoranza religiosa, fortemente attiva nella predicazione del Vangelo, esemplare nella lotta per la libertà religiosa nel nostro Paese.
Possiamo immaginare le due Circolari come parentesi, che racchiudono al loro interno un lasso di tempo di vent’anni, durante il quale non solo la vita di quei credenti, ma la loro stessa fede venne forgiata, la loro consacrazione affinata, non lasciando traccia negli annali ma un solco nell’animo di quanti hanno incrociato il loro cammino.
Nel 2025 ricorre il novantesimo dell’emanazione della Circolare Buffarini-Guidi e il settantennale della revoca. Numeri che offrono occasione per ritornare su un pezzo importante della storia del Movimento Pentecostale italiano che testimonia della grazia divina alle nuove generazioni e ricorda ai più attempati una vicenda che non può rimanere seppellita sotto l’accumulo inarrestabile delle sabbie del tempo.
La genesi della Circolare. Le comunità pentecostali, e quella di Roma in particolare, fin dal 1927 furono oggetto dell’allarme delle autorità ecclesiastiche e dell’interesse occhiuto dell’autorità del regime fascista.
A una prima visita nel 1928 presso il locale di culto di Roma di via Adige di una Commissione con perizia a firma del dr. Osvaldo Zacchi, ne seguirono altre tre, tutte a opera di medici, che produssero altrettante relazioni.
La prima fu elaborata dal professor Sante De Sanctis, direttore della Clinica di Neuropsichiatria del Regio Policlinico Umberto I, su richiesta del Questore di Roma; l’incarico venne assolto il 25 luglio 1931 (1).
La seconda fu un parere redatto su un foglio personale in data 8 maggio 1931 da un medico generico, certo dr. Enrico Grimaldi, dietro richiesta di un funzionario di Pubblica Sicurezza (2), infine, su pressione del Sindacato fascista dei medici di Roma, il dr. Ferruccio Benissoni espresse parere di psichiatra nella lettera al Ministero dell’11 novembre 1934 (3).
La nocività delle pratiche pentecostali su soggetti psichicamente deboli era l’elemento di debolezza sul quale si concentravano gli attacchi per delegittimare il Movimento; il fervore dei credenti era la nota caratteristica rispetto al comune modo di intendere la devozione cristiana, l’esternazione libera dei sentimenti di gratitudine nei confronti di Dio era incompresa e fraintesa dagli osservatori, offrendo agli oppositori un punto sul quale fare pressione e utilizzare per generare allarmismo rispetto la salute pubblica.
Le pressioni da parte cattolica continuarono e negli anni si susseguirono i rapporti di polizia, sui quali venivano riportate le proteste e le iniziative, nell’ordine: dei rappresentanti dell’opera Cardinal Ferrari, del Sindacato Fascista dei Medici di Roma, della baronessa Maria Maio Faina fiduciaria del Gruppo Femminile Savoia, la cui sede era nelle vicinanze di via Adige che “mal tollerano che siano tenute nelle vicinanze della loro sede quelle cerimonie religiose che per altro sono anche in aperto contrasto con i loro sentimenti cattolici” (4), quindi della Federazione dei Fasci di Combattimento che, come si evince da una comunicazione interna del Ministero dell’Interno alla Direzione Generale dei culti (5) a firma di Carmine Senise per il Capo della polizia, protestava e proponeva la chiusura del locale di culto e la revoca del riconoscimento di Ministro di culto a Ettore Strappaveccia.
Il 18 marzo del 1935 la Direzione Generale dei culti comunicava che il Prefetto di Roma aveva già proposto la revoca del riconoscimento quale ministro di culto a Ettore Strappaveccia, e in data 5 marzo Guido Buffarini-Guidi aveva scritto al Prefetto di Roma: “Questo Ministero si riserva di impartire istruzioni di carattere generale in proposito, e di adottare le opportune determinazioni circa la proposta di revoca dell’approvazione del ministro di culto Ettore Strappaveccia” (6), che l’8 aprile indirizzò al Capo del Governo un promemoria per protestare contro la disposizione di chiusura del locale di culto. Dalle date si evince chiaramente che la Circolare fu frutto di un lavorio protrattosi per anni. Alla fine, il sottosegretario al Ministero dell’Interno Buffarini-Guidi, di fatto il vero Ministro, dato il cumulo delle cariche di Mussolini, emanò il 9 aprile del 1935 la Circolare 600/158, che veniva diramata a tutti i prefetti del Regno d’Italia.
La revoca della Circolare. Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia e soprattutto dopo il 25 aprile i responsabili delle comunità pentecostali si incontrarono in Convegni per riorganizzare le comunità, ma il clima di fiducia nella nuova forma di Stato, che si andava delineando e nella riacquistata libertà ben presto subì un duro colpo, perché il 22 settembre 1944 la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza comunicava al prefetto di Reggio Calabria: “In relazione alla nota sopradistinta si conferma che le manifestazioni esteriori del culto pentecostale, dannose soprattutto alla salute fisica degli aderenti alla setta stessa, sono vietate per motivi di moralità e di ordine pubblico” (7).
Dagli inizi del 1947 le autorità cattoliche ripresero a esercitare pressioni sulle autorità politiche e di polizia, addirittura interessando lo stesso Ministro dell’Interno Mario Scelba, tanto che si registrò una lunga lista di vessazioni, di atti di intolleranza, chiusure di locali di culto, irruzioni delle forze dell’ordine durante le riunioni di culto. Sorvoliamo sull’elenco per una questione di spazio, anche se meritevole di menzione.
Dal 1950 il mondo della cultura e la stampa nazionale si interessarono al fenomeno: “Si trattò di una campagna giornalistica che vide impegnati in prima fila studiosi di grande valore: giuristi come Giorgio Peyrot, Giacomo Rosapepe e il giovanissimo Luigi Pestalozza, polemisti come Carlo Falconi, storici del diritto come Arturo Carlo Jemolo, storici delle religioni come Raffaele Pettazzoni, o, ancora, storici tout court come Giorgio Spini, Gaetano Salvemini e Luigi Salvatorelli” (8). Carlo Arturo Jemolo a partire dal 1952 affiancherà nella campagna giudiziaria Giacomo Rosapepe legale delle “Assemblee di Dio in Italia”.
Nel concorso alla revoca un ruolo di rilievo fu rivestito dalla magistratura inferiore, che in più casi si espresse a favore della libertà di culto dei pentecostali. In questa sede ricordiamo soltanto, fra le altre, la sentenza del Pretore di Palmi (RC) del 19 ottobre 1948 e quella del Pretore di Teano (CE) del 23 gennaio 1953 confermata dalla Corte di Cassazione, III sezione penale.
Le chiese, nel frattempo, in occasione dei Convegni del 1947 e del 1948, come determinato dalla Legge sui culti ammessi, avevano assunto la denominazione di “Assemblee di Dio in Italia”, approvando un proprio statuto in vista della richiesta del riconoscimento della personalità giuridica, ma questa iniziativa si scontrò con un silenzio tombale da parte degli uffici competenti, costringendo al ricorso presso il Consiglio di Stato. I patrocinanti in quella sede furono gli avvocati Carlo Arturo Jemolo, Leopoldo Piccardi, Giacomo Rosapepe. Nonostante l’accoglimento del ricorso la Circolare non fu revocata, causando un’interrogazione in Parlamento dell’Onorevole Luigi Preti nel 1952, al quale il Ministero rispose sostenendo la piena legittimità del divieto del culto pentecostale. La Corte di Cassazione precisò il 30 novembre 1953 l’illegalità della Circolare e l’onorevole Luigi Preti presentò un’altra interrogazione al ministro dell’Interno, che, dato lo stile ormai adottato, non ebbe alcuna risposta di sorta.
Nel dicembre 1954, durante un incontro con il Direttore generale degli affari di culto, il fratello Umberto Nello Gorietti apprese che il Ministero riteneva non più in vigore la Circolare, che di conseguenza era tacitamente considerata decaduta dalle autorità e pertanto non se ne riteneva necessaria la revoca formale. Questa situazione paradossale non poteva essere accettata: saranno le continue pressioni e lo scambio di corrispondenza tra l’Ufficio legale del Consiglio federale delle Chiese Evangeliche a firma di Giorgio Peyrot e il sottosegretario all’Interno, a dare l’ultima e definitiva spallata al muro dell’opposizione ministeriale, fin quando il 16 aprile 1955 con Prot. n. 69/8/B/2 veniva diramata da Giorgio Bisori una Circolare riservata con la quale era revocata la Circolare 9 aprile 1935 n. 600/158, sul divieto di esercizio del culto pentecostale.
Conclusioni. Nel resoconto, certamente incompleto, si è cercato di riportare le tappe salienti del travagliato percorso che ha avuto come oggetto una minoranza religiosa e nella sostanza ha riguardato il diritto fondamentale della libertà, in particolare quella religiosa.
L’attenzione riservata dal regime fascista ai pentecostali, tutto sommato un Movimento irrilevante sotto il profilo numerico e del tutto insignificante sotto quello politico, trova una spiegazione primaria se non risolutiva nell’attività incessante di evangelizzazione di ogni singolo appartenente. Si provi a immaginare l’effetto che un gruppo di poche decine di credenti, ognuno dei quali nei fatti era un fervente predicatore, generava in un paese dell’Italia d’allora o, come nel nostro caso, in un quartiere di una città, dove tutto sommato ci si conosceva tutti, almeno di vista.
Ancora più traumatico era l’effetto della conversione dei credenti, che costituiva di fatto una rottura spirituale rispetto la propria vita e la condotta abituale e di conseguenza una frattura sociale, poiché la maggioranza vedeva nella scelta di fede soltanto l’adesione a una setta eretica.
Bisogna tenere presente che i provvedimenti del regime nei confronti di tutti gli evangelici furono sempre severi. Il Movimento Pentecostale era in rapida ed evidente crescita e ciò generava allarme presso il clero minuto e le gerarchie cattoliche, che esercitavano a loro volta pressioni sulle autorità, affinché provvedessero a neutralizzare la mala erba. Il governo doveva controbilanciare la polemica con la Chiesa Cattolica riguardo la formazione dei giovani, e a questo punto era più che scontata la scelta del regime a danno dei più deboli (9).
Il vero punto sul quale porre l’attenzione non è la spietatezza del regime, ma la pervicacia della Repubblica e del Ministero dell’Interno in particolare che, nonostante la garanzia costituzionale della libertà di culto (artt. 8, 19, 20), continuò imperterrito nelle vessazioni a danno di inermi e pacifici credenti.
Un insegnamento viene dall’aiuto offerto dalla magistratura inferiore grazie alle numerose sentenze a favore dei pentecostali, una vera lezione sull’importanza della separazione dei poteri nello Stato di Diritto quale salvaguardia delle libertà, delle quali quella di religione è sentinella.
Infine, è doverosa la citazione e il ricordo della fedeltà e della forza dei nostri fratelli che non si fecero intimidire né fermare da forze sovrastanti per potere e preparazione bensì, animati dalla mitezza della grazia e mossi dall’intraprendenza della fede, seppero attingere dalla Parola di Dio la guida e il consiglio necessari. Dopo novant’anni e tanta acqua passata sotto i ponti, se qualcuno ha potuto scrivere questo articolo che sarà diffuso e trattato in pubblico senza restrizione, lo si deve in primo luogo a Dio e, dopo, a loro.
Salvatore Cusumano
note:
1 – Regia Questura di Roma, 1 agosto 1931 N.010150 U.P.
2 – Ministero dell’Interno, 1931, Prot.n.11748
3 – Ministeriale 30 novembre 1934 Prot.n. 345-2
4 – Regia Questura di Roma, 8 marzo 1935, Div. Gab. N.01273-U.P.
5 – Ministero dell’Interno, 14 marzo 1935, n. 442/5101
6 – Ministero dell’Interno, 5 marzo 1935, Prot.n. 600/87
7 – Giorgio Peyrot, La Circolare Buffarini-Guidi ed i pentecostali, ROMA 1955 pag.23.
8 – Paolo Zanini, Gli scritti giornalistici di Carlo Arturo Jemolo, https://air.unimi.it/cris/rp/rp32004
9 – Giorgio Rochat, Regime fascista e chiese evangeliche, Torino, pagg.23,31,35-36
Risveglio Pentecostale – aprile 2025
foto Giuseppe Criscenti – Archivio di Stato

