Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Che cosa vedi?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa 2,2 miliardi di persone nel mondo soffrono di problemi di vista o cecità. Di questi, almeno la metà potrebbe guarire o migliorare la propria condizione con interventi e cure adeguate. Le cause più comuni sono la miopia, l’astigmatismo e la presbiopia. Io stessa faccio parte della categoria dei miopi sin da bambina ma, ahimè, non ho mai risolto del tutto il problema, forse per pigrizia o per un pizzico di vanità. Questo fenomeno, ai nostri giorni, è in netto aumento, complice anche la prolungata esposizione ai dispositivi digitali da cui siamo ormai dipendenti. Esiste, tuttavia, un problema di vista ancora più grave di quello fisico: quello della vista spirituale. In questo ambito, i numeri salgono vertiginosamente, anche tra i credenti. Durante il Suo ministero terreno, Gesù guarì molti ciechi. In seguito, attraverso la Sua morte e risurrezione, chiunque abbia creduto in Lui è stato guarito dalla cecità del peccato e ha aperto gli occhi alla Vera Luce. Eppure, molti credenti continuano — nonostante il tocco di Cristo — a soffrire di disturbi visivi spirituali: la loro visione non è nitida e la capacità di discernimento appare limitata. Voglio prendere in considerazione i tre disturbi più comuni per applicarli alle dinamiche spirituali che spesso ci coinvolgono.

La Miopia: il limite del “vicino”. La miopia è un difetto che causa una visione sfocata degli oggetti lontani. I raggi luminosi si focalizzano davanti alla retina anziché su di essa, rendendo l’orizzonte confuso. Spiritualmente, la miopia ci limita a vedere solo ciò che ci circonda nell’immediato. È un difetto dannoso perché ci impedisce di scorgere il nostro futuro nelle mani di Dio e di comprendere la Sua volontà a lungo termine. “Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.” (Geremia 29:11)

La Presbiopia: l’incapacità di vedere il presente. La presbiopia è dovuta alla perdita di elasticità del cristallino e comporta la progressiva difficoltà di mettere a fuoco gli oggetti vicini, mentre quelli lontani rimangono nitidi. Spiritualmente parlando, questo difetto è tipico di chi non vede i bisogni intorno a sé, trascurando il servizio quotidiano e la volontà di Dio nel “qui e ora”, essendo troppo proiettato verso i grandi sogni di un domani lontano. È nostro dovere imparare a essere fedeli nel presente e nelle piccole cose, affinché Dio possa prepararci per compiti più grandi. “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.” (Matteo 25:21)

L’Astigmatismo: la distorsione della realtà. L’astigmatismo è un difetto di rifrazione dovuto a un’irregolarità della curvatura della cornea, per cui le immagini appaiono allungate e distorte. L’astigmatismo spirituale ci porta a vedere la realtà deformata e offuscata. Diventa difficile camminare per fede e confidare pienamente in Dio, perché la strada davanti a noi appare incerta e poco chiara. Questo difetto altera la percezione delle circostanze e delle persone. “La via del giusto è diritta; tu rendi perfettamente piano il sentiero del giusto.” (Isaia 26:7)

Il secondo tocco: verso una guarigione completa. Il Vangelo di Marco (8:22-25) ci racconta di un uomo cieco condotto fuori dal villaggio e guarito da Gesù. È interessante notare che quest’uomo ebbe bisogno di un secondo tocco per recuperare completamente la vista. Egli rappresenta tutti coloro che sono stati toccati da Gesù nel giorno della salvezza: , non vivono più nelle tenebre totali, ma la loro vista rimane imperfetta. Come quell’uomo, molti oggi “scorgono gli uomini come alberi che camminano” (v. 24). Non sono più ciechi, ma continuano ad avere una visione distorta di se stessi, degli altri, delle circostanze e persino dell’opera di Dio. Dobbiamo ammettere che spesso questi difetti risiedono anche in noi. Come quel cieco, abbiamo bisogno che Gesù ci tocchi nuovamente affinché la nostra guarigione sia completa e la nostra vista diventi nitida. Prima del secondo tocco, quell’uomo ebbe l’umiltà di confessare la realtà della sua situazione: non si accontentò di una guarigione parziale, ma desiderò vedere chiaramente. Non accontentarti di vedere “uomini come alberi che camminano”. Riconosci davanti al tuo Signore il bisogno di una visione nuova, limpida e divina. Chiedi oggi stesso il Suo “ulteriore tocco”.

Elisabetta Zucchi

Risveglio Pentecostale – marzo 2026

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