Nel supermercato dove solitamente faccio la spesa, il primo reparto che si incontra è quello della frutta e verdura. Ci sono ceste traboccanti di frutti di ogni colore, che sono una gioia per gli occhi e che poi lo saranno anche per il palato. La frutta fa molto bene! Noi donne lo sappiamo bene e insistiamo perché i nostri cari ne mangino in abbondanza. Un giorno guardando tutte queste ceste mi è venuto alla mente un preciso desiderio di Gesù: “…che portiate molto frutto” e “il vostro frutto rimanga” (Giovanni 15:8, 16).
Se porti frutto sei discepolo/a. Gesù è molto diretto, collega il portare frutto all’essere discepoli. Si può dire anche in un altro modo: “Vuoi essere mio discepolo? Devi portare molto frutto!” Questo ci invita a fermarci e guardare alla nostra condizione, allo stato delle nostre “ceste”. Chiaramente la Parola non lesina di istruirci nei particolari, proponendoci numerosi significati spirituali che discendono dai fatti naturali, come ad esempio l’importanza di essere piantati in buona terra, resa fertile dalla ricchezza e dall’abbondanza dell’acqua che porta vita, ristora, rinfresca e disseta, che è sempre disponibile. Anche nei periodi di siccità, quando tutto appare così gravoso, la donna e l’uomo che confidano nel Signore non saranno nell’affanno totale. Un passo per tutti lo troviamo in Geremia 17:7-8: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore, e la cui fiducia è il Signore! Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portare frutto”. Benedetti noi figli di Dio, e ancor più benedetto sia il nostro Dio!
Inoltre la Parola ci ricorda che, come in natura il sole è necessario per la nascita, la crescita, la maturazione e il sapore dei frutti, così ci conviene accogliere il Suo invito a esporci al Sole della giustizia, a stare davanti al nostro Signore per assorbire la Sua natura, la Sua santità, le Sue virtù, il Suo amore… Il grande Mosè, ma anche la molto meno grande Maria, sorella di Lazzaro, hanno molto da insegnarci. Signore, accoglici, facci stare davanti a Te!
Una grande varietà di frutti. Il primo frutto si sviluppa nel nostro carattere. Ho sempre paragonato il frutto dello Spirito a una bella arancia, fatta di vari spicchi, colorata, profumata, succosa e saporita. Non mi è mai capitato di sbucciarne una e trovare degli spazi vuoti, con spicchi mancanti! Non può essere! Sarebbe una delusione. L’arancia deve essere completa. Così è per il frutto dello Spirito, nessuna delle Sue virtù può mancare. E lo Spirito di Dio che è in noi è ben lieto di collaborare alla formazione del nostro carattere. AffidiamoGli le nostre carenze caratteriali, Lui le colmerà. Il modello al quale si ispira è il nostro amato Gesù! Se Lo lasciamo operare non sarà deluso!
Oltre all’indispensabile frutto dello Spirito c’è una grande varietà di frutti. Tutti noi siamo chiamati a portare frutto nelle nostre case e nelle nostre chiese, combattendo per la salvezza e per la crescita nella fede delle anime, a partire dai nostri figli e dai figli dei nostri figli. Le nostre fervide preghiere di intercessione e l’aiuto concreto e spirituale che potremo offrire quando ci viene richiesto produrranno sicuramente un buon frutto. Quindi, continuiamo a fare con tutto il cuore e con tutte le nostre forze ciò che il Signore ci permette di fare, senza stancarci!
Che frutto ho portato finora? Considerare queste parole non è proprio facile. Davanti a quello che siamo come non essere consapevoli di ogni nostra mancanza? La Parola ci mette a nudo. Quando ci domandiamo: “Ho portato frutto?”, “Il mio frutto è permanente?” il rischio di scoraggiarsi è alto, fino a non riuscire a vedere neppure un frutto piccolo piccolo, o a sentirci come un albero sterile. Non per nulla Gesù ha raccontato la parabola del fico improduttivo da tre anni (Luca 13:6-9). Proprio mentre risuonava quella parola di condanna: “Taglialo!” e stava per ricevere quei colpi d’ascia che lo avrebbero tolto definitivamente di mezzo, si apre il cuore del nostro grande e Sommo Pastore che si mette di mezzo tra il fico e la lama: “Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”.
Forse anche tu guardi indietro e ti senti come quel fico o pensi a quanto frutto avresti potuto portare se avessi pregato di più, dedicato più tempo a Dio, se avessi avuto più fede… Ci può stare anche per noi donne cristiane. Per questo dobbiamo ascoltare Gesù, che dice che dobbiamo portare frutto!
Nessun figlio di Dio sia sterile! Possiamo attraversare delle stagioni improduttive e il Signore lo sa. È pronto a venire ancora in nostro soccorso, ci darà ancora tempo, ci rincuorerà concedendoci altre possibilità. Per la Sua grazia e col Suo aiuto porteremo ancora frutto alla Sua gloria, fino all’anzianità quando potremo continuare a essere utili come “maestre del bene” e “per incoraggiare le donne giovani” (Tito 2:3,4). Sì, dobbiamo donare il nostro frutto, perché il frutto è un dono che l’albero offre affinché altri lo possano gustare.
Margherita Lanza
Risveglio Pentecostale – marzo 2025
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