TU, un’identità vera e visibile. La questione della nostra identità ci rende particolarmente sensibili. Come giovani rivendichiamo le nostre caratteristiche e viene il tempo in cui non vogliamo più sentirci definire “figlia o figlio di Tal dei Tali”, piuttosto essere considerati per quello che siamo. È una presa di coscienza naturale e positiva, fa chiarezza sulle nostre capacità e sui nostri limiti. Rischia però di essere carente, perché trova la propria espressione nel solo termine “IO”. Un’identità vera prende forma anche grazie a elementi esterni da tenere in considerazione: la famiglia, la storia, la società e la cultura contribuiscono alla formazione del nostro carattere e influiscono sul nostro modo di vedere il mondo che ci circonda (cfr. Genesi 42:8). Un’identità vera unisce caratteristiche personali uniche con elementi esterni di grande valore. Ecco che il pronome si sposta da “IO” a “TU”, da qualcosa che nessuno può conoscere tranne noi, a qualcosa che si riferisce a noi, ma è visibile da fuori.
Essere nel SIGNORE. La presenza del Signore nella vita di un individuo è la “chiave di volta” dell’esistenza. Nessuno come Dio influenza maggiormente la nostra identità. Essere nel Signore o non esserlo è assolutamente determinante. Essere nel Signore significa che “non c’è più nessuna condanna” per me (cfr. Romani 8:1), che “se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). Non esserlo significa avere una porta chiusa alla speranza della vita eterna e della comunione con Dio. Ecco dunque la prima e più importante domanda: TU, sei nel Signore? Accertatene subito, perché un’identità senza Cristo, TU senza Cristo, è un inganno che ti porterà all’amara scoperta che gli sforzi, la buona volontà, il tempo e le risorse che stai spendendo negli anni, non avranno alcun seguito: “Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5).
TU nel SIGNORE. Un’identità vera nel Signore è riconoscibile (Atti 4:13). Sentirci dire “TU” può essere vissuto come un giudizio se non siamo consapevoli di quello che il Signore ha fatto in noi. Se invece c’è stata un’opera autentica di grazia, essere riconosciuti non ci spaventerà, piuttosto rafforzerà la nostra testimonianza.
Tu CHI sei nel Signore? (cfr. Genesi 27:22). Le Scritture affermano che ognuno dei credenti costituisce una “pietra” nell’edificio che “si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore” (Efesini 2:21). Dio ha salvato proprio noi, sa chi siamo e desidera il nostro cuore per usarsi di noi. Abbiamo preso coscienza di chi siamo in Lui? Nessun senso di superiorità deve sviarci, ma neanche alcun complesso di inferiorità. Siamo figli amati, stirpe eletta e sacerdozio regale, scelti per essere il tesoro particolare di Dio. Il nostro valore non dipende da sistemi meritocratici (come misura la società), ma dal valore di Cristo e dai meriti del nostro Salvatore. Sei figlia/figlio di Dio? Sei soddisfatta/o in Lui? Sei autentico nell’opera del Signore oppure stai indossando una maschera, coprendoti con le pelli dei capretti per assomigliare a quel tuo fratello che dovrebbe essere più benedetto di te?
Tu COME sei nel Signore? (cfr. Genesi 27:24). Ci sono situazioni che mettono alla prova la nostra identità di credenti. Non sempre abbiamo il pastore o il responsabile dei giovani a trattenere le nostre reazioni o a consigliarci che cosa fare. Ma chi è nel Signore Lo ha sempre dalla sua parte, come “Consigliere ammirabile e Dio potente”. Il nostro modo di essere rivela se una conversione genuina sta producendo il frutto dello Spirito. Essere credenti non significa semplicemente frequentare le riunioni della chiesa. L’impatto maggiore della nostra nuova nascita si rivolge fuori, al mondo che non conosce Chi ci ha salvato.
Tu QUANDO sei nel Signore? (cfr. Genesi 28:20-21). Un grosso tranello dell’evangelismo moderno ci porta a pensare che Dio sia a nostra disposizione più di quanto noi siamo a disposizione di Dio, dimenticandoci che Lui è Signore, non noi. Parliamo tanto di lode, gioia e cielo, ma spesso alle belle parole non corrispondono gesti concreti. Spesso non è importante che cosa facciamo o quale ruolo ricopriamo, piuttosto che siamo presenti quando dobbiamo esserci: la presenza e l’affidabilità sono tra i talenti che dobbiamo amministrare.
Tu DOVE sei nel Signore? (cfr. Genesi 32:7-8). Chi ha ben chiara quale sia la propria identità sa dove vuole andare. Una tra le caratteristiche dei giovani è il loro entusiasmo nell’intraprendere nuove iniziative. È buono e utile prefiggersi degli obiettivi e avere delle aspirazioni. Ci aiuta a non vagare qua e là, a non disperdere le nostre forze. Il problema è che a volte, quando sorgono difficoltà non previste, l’entusiasmo si spegne e i progetti vengono “riposti nel cassetto”, dichiarando la sconfitta. Nel tempo, l’impegno e la serietà sono più importanti dell’entusiasmo. Abbiamo un Dio che non ha mai lasciato incompiuta un’opera che ha iniziato (lo sta facendo proprio adesso nella nostra vita). Con un modello così, non è forse il caso di chiederci dove ci troviamo adesso nel Signore?
Tu PERCHÉ sei nel Signore? (cfr. Genesi 33:1-4). Molti hanno provato a ‘fare’ i cristiani, senza esserlo veramente (cfr. Atti 19:13-17). Il Signore è la sorgente della nostra vita, il motore delle nostre iniziative e lo scopo di ogni azione. La Sua presenza in noi e il desiderio di essere approvati da Lui ci spingono a fare tutto quello che possiamo e a dare tutti noi stessi al Suo servizio. Chi non lo comprende proverà a cercare visibilità e riconoscimento dagli altri oppure si sottrarrà a ogni sacrificio dicendo che non vale la pena. È difficile rimanere sereni nell’opera di Dio e in mezzo al Suo popolo senza la comprensione del vero motivo che ha spinto nel passato uomini e donne di Dio ad affrontare il martirio, intraprendere viaggi pericolosi e dare l’intera esistenza per gli altri. Perché ti impegni in qualche iniziativa?
Da chi ti aspetti una parola di approvazione? Ascolta il consiglio: TU “trova la tua gioia nel SIGNORE, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore” (Salmo 37:4).
Corrado Siciliano
Risveglio Pentecostale – novembre 2025

