Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Io come Pietro

Quando leggo il capitolo 11 dell’epistola agli Ebrei sono rapita nel contemplare le gesta di questi eroi della fede. Più mi addentro nella lettura del lungo elenco di uomini e donne valorosi che “conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga stranieri…” (vv.33-34) più dico a me stessa: “Che grandi esempi di fede!” Io, però, non sono come loro; mi sento più come Pietro: dotato di tanta buona volontà, eppure indeciso; con tanto amore per Cristo, ma poco coraggio; impulsivo ma poco riflessivo; ardito ma allo stesso tempo poco determinato. Non desidero mettere in mostra i difetti di Pietro, ma voglio specchiarmi nella Parola per vedere riflessa la mia natura terrena e chiedere al Signore di farmi crescere alla statura perfetta di Cristo.

Un’inspiegabile chiamata (Matteo 4:18-20). Pietro e suo fratello Andrea furono i primi discepoli a essere chiamati da Gesù. Quale privilegio ebbe Pietro che dalla sua umile condizione di pescatore passò al servizio del Maestro quale pescatore di uomini! Perché Gesù lo chiamò? Non sapeva gli errori che avrebbe commesso? Come Pietro sono stata chiamata inspiegabilmente a seguire Cristo, come lui ho ubbidito con slancio senza calcolare la responsabilità a cui ero stata chiamata. Gesù, però, ha visto in me, come in Pietro l’ardore e quel vaso ignobile che modellato nelle Sue mani, sarebbe diventato utile pur conoscendo fin dall’inizio la mia fragilità.

Una fede traballante (Matteo 14:22-31). Tante furono le occasioni in cui Pietro poté ascoltare il Maestro e fu testimone oculare di numerosi miracoli. Poi un giorno una violenta tempesta colse di sorpresa i discepoli scuotendo la barca e gli animi a tal punto che quando Gesù andò loro incontro, camminando sull’acqua, Lo scambiarono per un fantasma. Tante volte anche io, come Pietro, di fronte alle bufere della vita, dimentico il tempo trascorso con Gesù e i miracoli di cui sono stata testimone. Poi il Signore mi dice: “Coraggio, sono Io; non aver paura!” e allora sfodero tutto il mio coraggio. Di certo, nella mia solita impulsività, chiedo a Gesù di comandarmi di andare verso di Lui sull’acqua per poi, tutto ad un tratto, sprofondo nei miei dubbi. La mia baldanza e spavalderia crollano miseramente e la mia vera natura riemerge, gettandomi nella paura e ho un disperato bisogno che il Maestro mi salvi. Quei pochi passi di fede, molto simili a quelli di un bambino che impara a camminare, sono utili, perché la prossima volta saranno seguiti da altri passi verso un cammino di fede più stabile.

Privilegi che scadono nell’egoismo (Matteo 17:1-8). In varie circostanze può sembrare che  Gesù abbia favorito Pietro, Giacomo e Giovanni. Non è parzialità, ma una lettura del cuore di questi discepoli. Egli conosce la portata del nostro amore per Lui. Nel glorioso giorno della trasfigurazione, Pietro ebbe il privilegio di contemplare il viso radioso del Cristo glorificato e Gli chiese di rimanere lì con Elia e Mosè. Quante volte anche io, come Pietro, rapita da esperienze gloriose alla presenza di Dio, preferirei rimanere in quel luogo confortevole e sicuro evitando il lavoro e la fatica della missione a cui sono stata chiamata. Con fare egoistico dimentico che a valle c’è chi attende salvezza e liberazione e il Signore mi ricorda che “a chi tanto è stato dato tanto sarà ridomandato”. Se, come Pietro, sono stata privilegiata dal Maestro nel contemplare la Sua gloria da vicino, ho la responsabilità di rigettare ogni forma di egoismo e partecipare agli altri “quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita” (1Giovanni 1:1)

Ostacoli al piano di Dio (Matteo 16:21-23). Man mano che il tempo della missione terrena di Gesù volgeva al termine, il Maestro aveva in più occasioni cercato di preparare i Suoi discepoli al cruento sacrificio che Lo attendeva. In una di queste occasioni Pietro ebbe una stolta reazione, si permise addirittura di riprendere l’Unto di Dio per distoglierLo dal Suo proposito. Che audacia la mia, quando, come Pietro, alla volontà evidente di Dio, mi permetto il lusso di obiettare e di discutere su ciò che il sommo Vasaio sta modellando; su quel vaso che ha deciso di disfare; su chi ha deciso di usare e a chi ha voluto affidare più talenti. Nella mia foga divento un ostacolo al Suo glorioso piano. Prego e chiedo al Signore di darmi più discernimento e di rendermi più ubbidiente, anche quando non sono in grado di comprendere quello che Lui sta facendo e che un giorno, come Pietro, capirò.

Sonnolenza nell’ora cruciale (Matteo 26:36-45). Pietro ebbe il privilegio di essere chiamato a sostenere il Maestro nell’ora più angosciante della Sua vita terrena. Mentre era in preghiera nel Getsemani e affrontava la battaglia spirituale, Gesù chiese a Pietro, Giacomo e Giovanni di vegliare con Lui in preghiera. Tempo prima Egli aveva insegnato loro a pregare, sottolineando l’importanza e la necessità di accordarsi insieme per ottenere dal Padre ciò che si domanda (Matteo 18:19). Troppo spesso io, come Pietro, sono chiamata a sostenere con i miei fratelli battaglie spirituali la cui vittoria potrebbe risultare di grande interesse per l’opera di Dio. Invece di vegliare e pregare, cado in uno stato di sonnolenza e i miei occhi sono appesantiti da tante situazioni più o meno importanti, lasciando soli chi, a fianco a me, mi ha chiesto di pregare. Per ben tre volte Gesù tornò da Pietro e gli altri per richiamare la loro attenzione alla preghiera e tre volte li trovò addormentati, così da esclamare “lo spirito è pronto ma la carne è debole… dormite pure ormai”. Il Signore ci aiuti a indossare la Sua intera armatura e a “pregare in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliando a questo scopo con ogni perseveranza” (Efesini 6:18).

Fallimento e riabilitazione (Matteo 26:30-35). Tanti altri episodi nella vita di Pietro mi ricordano la mia natura, mettendo in evidenza come passasse da slanci di fede a manifestazioni carnali. L’ultima che voglio ricordare è il rinnegamento del Suo Maestro. Gesù aveva informato i discepoli che stava per andare in un luogo dove loro non potevano andare. Pietro promise che sarebbe stato pronto ad andare con Lui, anche alla morte (Luca 22:33). Ignorava che da lì a poco tutto quel coraggio sarebbe venuto meno e avrebbe rinnegato Gesù. Tante volte anche io, come Pietro, ho fatto delle promesse ridondanti, assumendo l’atteggiamento di una grande eroina, disposta a tutto. Poi, alla prima occasione, quel coraggio mi è venuto a mancare e sono piombata nell’amarezza del fallimento.

Ringrazio il Signore che nella Sua grande misericordia ha posato il Suo sguardo su me, come fece con Pietro (Luca 22:61). Uno sguardo di compassione che sprigiona amore e comprensione verso la mia fragile natura… non mi ha lasciato lì nel pianto e nell’amarezza, ma è venuto a riabilitarmi. Mi ha chiesto se io L’amassi per ben tre volte e la mia risposta positiva Gli è bastata per passare sopra ai miei tanti errori. Lui che legge il mio cuore in profondità, come leggeva quello di Pietro, sa che quando avrà terminato l’opera in me, sarò lo strumento adatto nelle Sue mani.

Elisabetta Zucchi

da Risveglio Pentecostale – settembre 2024