Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

L’unità della fede

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Un esempio dei danni spirituali causati dallo spezzettamento della dottrina biblica, o se si preferisce della Teologia Sistematica, è costituito dalla pneumatologia carismatica, ovvero dalle affermazioni di fede riguardo allo Spirito Santo e alla Sua opera di quanti si riconoscono in correnti, chiese, movimenti e individui, che negli ultimi cinquant’anni, hanno contaminato e alterato la dottrina pentecostale con altre forme di insegnamento.

La pneumatologia carismatica e neo pentecostale può essere sintetizzata in tre punti. Il primo è che il segno delle lingue non è necessariamente l’evidenza del battesimo nello Spirito Santo; il secondo che ne consegue, è che i doni dello Spirito Santo si esercitano senza l’evidenza delle lingue. Infine, l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo (o, nel caso della teologia cattolico-romana, l’effusione) accomuna i credenti delle diverse confessioni cristiane a prescindere dalle loro posizioni teologiche, questo è il vero collante dell’ecumenismo, che non trova la via maestra nell’accordo dottrinale, ma nell’esperienza religiosa comune.

Questo articolo si propone di ribadire l’unità della dottrina cristiana, contrapponendola alla pericolosità della sua frammentazione. Per esporre la tesi, dopo aver sottolineato l’importanza di una visione unitaria della dottrina, si coglierà l’intima connessione tra il Figlio e lo Spirito Santo nelle parole di Gesù, per poi evidenziarne le conseguenze per la salvezza individuale.

L’unità della dottrina biblica in opposizione al frazionamento operato dalla Teologia contemporanea. L’unità della dottrina biblica consegue all’ispirazione verbale delle Scritture, la rivelazione scritta comunica necessariamente all’uomo la volontà unica dell’unico Dio, che non si contraddice. Numerosi sono i testi biblici attinenti, Gesù rassicura che “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35), anzi chi le mette in pratica, costruisce su un terreno solido che resiste al tempo e alle avversità: “Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha edificata la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24). In conclusione, la Scrittura non può essere annullata dagli uomini o dal mutare dei tempi: “Se chiama dèi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata)” (Giovanni 10:35).

Inoltre, alla stabilità eterna della Parola di Dio si aggiunge l’uso della parola “dottrina”, sempre rigorosamente al singolare quando si riferisce all’insegnamento divino. Gesù afferma: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato” (Giovanni 7:16). A Timoteo è raccomandato di nutrirsi di questa dottrina: “tu sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito delle parole della fede e della buona dottrina che hai seguita da presso” (1Timoteo 4:6).

Nella lettera di Giuda la “Fede” è sinonimo di dottrina e viene descritta come qualcosa di definito e definitivo: “Mi sono trovato costretto a scrivervi per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi” (Giuda 3). Di questo insegnamento viene sottolineata l’unità: “finché tutti arriviamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini compiuti, all’altezza della statura perfetta di Cristo, affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore, ma che, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo (Efesini 4:13-15). La dottrina-fede è sinonimo di verità, essa è anche cibo spirituale per la crescita del credente.

La continuità dell’opera del Figlio e dello Spirito Santo. Gli aspetti da considerare sono diversi, ma per motivi di brevità ci si soffermerà sul nome di Paracleto, comune alle due Persone divine, punto di unione e comunione eterna. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto”. (Giovanni 14:26). Difatti, il disegno della salvezza, concepito da Dio nell’eternità, è trinitario anche nella sua attuazione. Nella storia si possono distinguere le tre economie ma non separarle perché ogni Persona è citata sia nell’Antico sia nel Nuovo Patto, dove trova piena rivelazione in occasione del battesimo di Gesù, quando le tre Persone divine sono presenti “fisicamente”: Cristo, la voce del Padre, la colomba.

L’economia dello Spirito Santo è introdotta dallo stesso Gesù, il cui scopo è testimoniare di Cristo: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me” (Giovanni 15:26). Ne consegue che il segno dell’opera dello Spirito Santo non è la trascuratezza dell’opera di redenzione di Cristo a favore di un incoraggiamento all’adorazione o alle guarigioni, né l’assenza imbarazzante dei grandi temi della santificazione. Il segno di un’opera genuina dello Spirito è la proclamazione e l’esaltazione di Cristo Gesù.

Che cosa accade quando la dottrina dello Spirito Santo è ristretta alla carismatica. Le conseguenze sono almeno due. In primo luogo, si perde di vista la causa della potenza dello Spirito Santo nel credente, ovvero la grazia per sola fede e la rigenerazione, con tutto ciò che ne consegue in termini di santificazione. Tutto viene ridotto all’esperienza gradevole e occasionale di una riunione, come se la causa della potenza dello Spirito Santo non fosse nell’ordine: l’espiazione per mezzo della morte di Gesù: “quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebrei 9:14), la giustificazione per sola fede per mezzo della Sua resurrezione corporale: “il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione” (Romani 4:25), la rigenerazione reale grazie all’abitazione dello Spirito Santo: “E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Giovanni 20:22).

La seconda conseguenza riguarda l’ambito pubblico: se la comunione viene riconosciuta a prescindere dai punti dottrinali professati, l’evangelizzazione si riduce a intrattenimento e intervento sociale, se non a eccitamento musicale, l’edificazione dei credenti diventa un esercizio psicologico e motivazionale per aiutarli a superare i propri problemi.

Tutto questo può essere evitato o mutare? Chiediamo al Signore di aiutarci a sostituire gli “otri ormai vecchi” della nostra religiosità con “otri nuovi”, che contengano il “Vino nuovo” della gloria, perché il nostro Dio è santo e desidera possedere un popolo santo, affinché Gesù possa trovare una Sposa senza macchia né ruga quando ritornerà. “Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita” (Apocalisse 2:10)

Salvatore Cusumano

Risveglio Pentecostale – settembre 2025

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