È un fatto scontato che in tutte le religioni si preghi nella convinzione di avere relazione e comunione con Dio. Ma Gesù col Suo insegnamento, ci indica il modo giusto di pregare e quindi di sperimentare un rapporto di comunione, una relazione intima, sincera, profonda e personale con Dio, senza alcuna mediazione umana. I comportamenti leggeri, superficiali, indifferenti e di tornaconto che nel tempo attuale caratterizzano le relazioni sociali e familiari, purtroppo condizionano anche il mondo religioso e le chiese, dove le relazioni fraterne e la comunione con Dio sono spesso simulate dall’ipocrisia e dall’apparenza. Lo spirito farisaico intessuto da formalismo, esteriorità e santità artificiale prevale su un rapporto di comunione vera, autentica e genuina con Dio (cfr. Matteo 6:5). Ormai la piaga del cosiddetto relativismo ha fatto breccia non solo tra gli increduli ma anche in alcune chiese. Quando la Bibbia perde la sua posizione prioritaria e si sostiene che non debba essere accettata interamente, totalmente e come verità assoluta, la strada dello sviamento e della degenerazione etica e dottrinale è spianata. In Isaia 5:20 è scritto: “Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che mutano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che mutano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!”.
La preghiera com’è intesa da Gesù non consiste nel ripetere moltitudini di parole imparate a memoria. Alcuni pensano di avere comunione e di essere esauditi da Dio, andando a Lui battendo i piedi come dei bambini capricciosi e chiedendo cose unicamente di stampo materialistico e utilitaristico, intese a soddisfare i propri desideri o ambizioni umane. Invece Gesù ci assicura che “Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno” (Matteo 6:8). La preghiera è stata giustamente definita come “il respiro dell’anima”. Come l’organismo umano senza respirare muore, così chi non prega, ossia non entra in relazione, in comunione e in un dialogo personale e diretto con Dio, è destinato a morire spiritualmente (cfr. Apocalisse 3:1-3).
Come è possibile pregare, dove pregare, e in che modo si può avere una vera relazione con Dio? Gesù dice: “Entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, e te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:6).
Entra e chiudi la porta. Non è tanto importante il luogo dove pregare, ma è di estrema importanza entrare nell’intimità con Dio, da soli, nel sacrario della nostra vita interiore. Si tratta quindi di una “condizione spirituale” nel segreto di noi stessi, ma a porte chiuse! Ci sono troppe porte aperte che disturbano, ostacolano e interferiscono nella nostra comunione con Dio. Le dobbiamo chiudere! Vediamone alcune.
- la porta dell’incredulità. È davvero insensato pensare di avere comunione con Dio in preghiera se poi non crediamo in quello che Egli può fare nei nostri confronti. Teoricamente affermiamo di essere dei cristiani (perché crediamo in Cristo) e diciamo di credere nell’onnipotenza di Dio, ma in pratica pensiamo e agiamo in modo diverso.
- la porta della superficialità e dell’indifferenza. Dio non è superficiale e tanto meno indifferente nel considerare i bisogni della nostra vita, soprattutto quelli spirituali. Talvolta vogliamo accattivarci la Sua simpatia, o meglio tirarLo dalla nostra parte chiedendoGli cose vane, futili e non in sintonia con la Sua volontà sovrana. Superficialità e indifferenza nella preghiera si riscontrano nella vita pratica di tanti credenti con azioni che non sempre onorano il Signore.
- la porta della consuetudine e dell’autocommiserazione. A volte pensiamo di avere comunione con Dio in maniera abitudinaria, dando per scontato che Dio ci offrirà tutto quello che vogliamo anche se non riflette il Suo desiderio per la nostra vita. Ma Dio è Dio, e non un uomo! Fare del vittimismo, compiangersi, intenerirsi su sé stessi e commiserarsi… sono atteggiamenti che a Dio non piacciono. Accada quel che accada Dio ci vede ricchi in vista di Lui, e ci considera molto importanti come Suoi figlioli nati di nuovo!
- la porta della mondanità. Tutto ciò che prende il posto di Dio nella nostra vita è idolatria. Lo spirito di questo mondo con tutte le sue stravaganze (canzoni con messaggi osceni, film pornografici, letture insane, abusi nell’impiego della rete ed altro) non può e non deve entrare nella cameretta segreta del nostro cuore. Dio e lo spirito del mondo sono in antagonismo fra loro, si escludono a vicenda (cfr. 1Giovanni 2:15-17); dobbiamo scegliere da che parte stare. Chiudiamo la porta!
- la porta dell’orgoglio. Il sentirsi migliori e più santi degli altri è indice di orgoglio, e anche di superbia. Per stabilire un rapporto vero di comunione con Dio abbiamo bisogno soprattutto di umiltà, quella sana virtù che ci porta a ridimensionare noi stessi ed esaltare la grandezza e la santità di Dio.
Sicuramente ci possono essere altri tipi di porte… nella vita personale e in quella comunitaria. Ciascuno di noi sa quali si debbano chiudere e il nostro Maestro Gesù ci invita a farlo per il nostro bene eterno. Dio ci aiuti in questi ultimi tempi a vivere vicino a Lui e a realizzare una profonda comunione con Lui. Facciamo nostra l’esortazione di 2 Cronache 7:14: “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.” Soltanto così riusciremo a non essere sopraffatti dalle insidie del nemico che vuole in ogni modo allontanarci dalla grazia, privandoci della pace e della gioia che caratterizzano i figli di Dio. Entriamo nella nostra cameretta e chiudiamo la porta dietro di noi: allora i cieli si apriranno sulla nostra vita e la luce divina risplenderà nei nostri cuori, per farci del bene.
Silvano Basile
Risveglio Pentecostale – maggio 2025
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