“La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Corinzi 13:13)
Lo Spirito Santo pone alla nostra attenzione una successione davvero sorprendente composta da una sorgente immeritata, la grazia del Signore Gesù Cristo, un’origine misericordiosa, l’amore di Dio e un esito benedetto, la comunione dello Spirito Santo. Comunione vuol dire “concorso di più diritti di proprietà su un medesimo bene”. Non si tratta di una condivisione di natura soltanto sentimentale ed emotiva. Se si limitasse a questo, sarebbe astratta e temporanea, invece è concreta e tangibile: “Guardate l’Israele secondo la carne; quelli che mangiano i sacrifici non hanno forse comunione con l’altare?” (1 Corinzi 10:18).
Come credenti abbiamo innanzitutto comunione con il Padre e con il Figlio, “la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio Suo, Gesù Cristo” (1 Giovanni 1:3) per mezzo dello Spirito Santo, “la comunione dello Spirito Santo” (2 Corinzi 13:13), una eccellente, perenne e straordinaria comunione e quindi non siamo mai soli!
La comunione produce unità di fede, di dottrina e di pratica: “Vi è un corpo unico e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati a un’unica speranza, quella della vostra vocazione. Vi è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è sopra tutti, fra tutti e in tutti” (Efesini 4:4-6).
È la comunione dello Spirito a produrre l’unità dello Spirito, che poi si concretizza anche nella coesione all’interno di strutture e istituzioni; perciò il percorso, il senso di marcia, è dalla comunione alla coesione e non l’inverso.
C’è coesione sulla base di vera comunione, creata dallo Spirito di Dio e non dai credenti, i quali però s’impegnano a conservarla, “con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandosi gli uni gli altri con amore, impegnando(si) per conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Efesini 4:2-3).
La comunione si conserva con la sincerità e con la trasparenza: “Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, affinché io pure sia incoraggiato, ricevendo notizie dello stato vostro. Perché non ho alcuno d’animo pari al suo, che abbia sinceramente a cuore quel che vi concerne” (Filippesi 2:19,20), e non con la simulazione di buoni sentimenti per preservare un’unità soltanto di facciata: questa è doppiezza d’animo, è ipocrisia da cui occorre liberarsi. Bisogna coltivare la purezza di cuore, vale a dire badare a essere di “una sola sostanza, netto, puro, senza contaminazione e senza mescolanza”: “… ricerca giustizia, fede, amore, pace con quelli che con cuore puro invocano il Signore” (2 Timoteo 2:22).
La comunione si preserva con la maturità spirituale, evitando invidie e gelosie, calcoli e tornaconti personali, prevalenza dell’uno sull’altro: “Poiché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Cristo Gesù” (v. 21). Guardando oltre che all’esempio di Epafròdito, anche a quello di Ezechiele e Daniele durante la cattività babilonese, due profeti contemporanei, dove uno svolgeva il proprio ministerio tra gli esuli sul fiume Kebar, mentre l’altro alla corte dei re babilonesi prima e persiani poi, eppure utili e necessari nel piano di Dio per il benessere immediato e futuro del popolo esiliato, in preparazione del decreto del re Ciro il Grande che darà corso alla restaurazione e al ritorno dei reduci in Gerusalemme e in Giudea. Ma, soprattutto, imitando l’esempio di Gesù: “… rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e una sola mente, non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, avendo ciascuno di voi riguardo non alle cose proprie, ma anche a quelle degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi, ma annichilì sé stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:2-11).
La comunione si custodisce coltivando una prospettiva condivisa, la causa dell’Evangelo: “Ma voi lo conoscete per prova, poiché nella maniera che un figlio serve il padre egli ha servito con me la causa del vangelo” (Filippesi 2:22). Differente può essere la personalità, ma unica deve essere la visione!
La comunione richiede la lealtà e la fedeltà alla causa comune. Dio cerca innanzitutto credenti fedeli e leali: “… le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, i quali siano capaci di insegnarle anche ad altri” (2 Timoteo 2:2). Non si può ignorare la sequenza delle “qualità” nel testo citato: “fedeli, capaci”. Fedeltà e capacità, la condizione ideale, ma se le capacità sono scarse, l’importante è che vi sia la fedeltà; se però c’è soltanto la capacità e manca la fedeltà, i problemi sono dietro l’angolo! A fondamento della comunione c’è quindi “la qualità di chi mantiene le promesse, odia la finzione e i tradimenti”, cioè, è affidabile, degno di fiducia. Spesso le fiction sono molto seguite e le dinamiche che contengono diventano stile di vita, in un mondo che è diventato un palcoscenico! Qualcuno ha affermato che “il tradimento è un passaggio fondamentale nello sviluppo della personalità”, ma se soltanto si ricordasse Giuda forse la cosa non apparirebbe così “salutare”!
Quantunque a questa comunione si giunga semplicemente rispondendo per fede a una “chiamata”, pur tuttavia essa non è senza prezzo, perché è la chiamata del Padre “alla comunione del Figlio suo” (1 Corinzi 1:9). Ogni tipo di relazione ha il suo prezzo: il rapporto coniugale, familiare, d’amicizia, ecc. … ma mai così costoso come la comunione con Dio! La nostra comunione con Dio e degli uni con gli altri è costata la vita a Cristo Gesù, perciò, non sembri “esoso” il prezzo che noi siamo chiamati a pagare per conservarla e proteggerla!
Eliseo Cardarelli
Risveglio Pentecostale – marzo 2025
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