Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Correre

«Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio» (Ebrei 12:1-2)

Deposto ogni peso, ora siamo liberi di correre speditamente verso la meta celeste. In genere si corre con l’intento principale di andare verso una persona o un luogo. Il verbo correre indica lo spostarsi in fretta, l’avanzare velocemente. L’idea non è, chiaramente, quella di fare le cose frettolosamente, senza scopo. L’apostolo Paolo chiarisce il concetto in Filippesi 2:16: “Tenendo alta la parola di vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato”.  L’idea è soprattutto quella di non rimanere fermi o rallentare. Le chiese della Galazia sono l’esempio di chi, pur correndo bene, poi si fermò. “Voi correvate bene; chi vi ha fermati perché non ubbidiate alla verità?” (Galati 5:7). Nei Vangeli possiamo vedere un gran correre attorno alla figura di Cristo: “Come furono sbarcati, subito la gente, riconosciutolo, corse per tutto il paese e cominciarono a portare qua e là i malati sui loro lettucci, dovunque si sentiva dire che egli si trovasse” (Marco 6:54,55). “Allora Zaccheo per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via” (Luca 19:4).

La causa scatenante della corsa, spesso, è la fretta, l’impellenza, la necessità di far presto. Maria andò in fretta da Elisabetta per portarle “la lieta notizia” (Luca 1). Così reagirono i pastori dopo aver ricevuto “la lieta notizia” dall’angelo, andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Luca 2).

La contemplazione di Cristo è componente vitale della vita del credente, ma quanto è importante correre! Di che cosa realmente abbiamo premura, cos’è che preme nella nostra vita, che cosa ci spinge a correre? Occorre correre per la consacrazione, per la santificazione, per la crescita spirituale. La Parola di Dio ci esorta a non prendercela con troppa calma: “Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore” (2 Pietro 1:5-7).

La resurrezione di Gesù e l’opera Sua in noi ci spingono a correre. Le donne testimoni della resurrezione “se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunziarlo ai suoi discepoli” (Matteo 28:8). “Pietro, alzatosi, corse al sepolcro” (Luca 24:12). “I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro” (Giovanni 20:4).

Corriamo con perseveranza la gara che c’è proposta”, dice lo scrittore agli Ebrei, la gara che ci sta dinanzi. L’idea che ne emerge è quella di una competizione in cui si misurano le proprie capacità al fine di riportare la vittoria. In sintesi la gara è la distanza da percorrere, tracciata da un direttore di gara. Per noi credenti è il corso tracciato da Dio, da percorrere mentre siamo sulla terra, comprendente ostacoli di varia natura, come lotte e sofferenze. Non si può provare a gareggiare se non si è allenati adeguatamente: “Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato” (1Corinzi 9:24-27). L’espressione “temperato in ogni cosa” ci riporta al vero carattere del credente/atleta: moderato, equilibrato in ogni cosa. Il vero atleta non è colto da pigrizia.

Il percorso della gara già di per sé è disseminato di ostacoli, non ne creiamo altri! Bisogna correre fissando lo sguardo su Gesù, nostro esempio e nostro traguardo, esempio di umiltà e d’amore, esempio anche nei patimenti, nelle sofferenze, nella rinuncia. Se come credenti corriamo avendo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, nostro capo e creatore della nostra fede, otterremo una vittoria certa. La vittoria, quindi, non sarà per nostro merito, né perché impegnati allo spasimo: la riuscita della gara sarà grazie all’onnipotenza e all’amore del nostro amato Salvatore.

Correre “in Cristo” è semplicemente muoversi. Difatti, “in lui viviamo, ci moviamo, e siamo” (Atti 17:28), mossi, in tutto, dall’amore di Dio e dallo zelo: “Tito non solo ha accettato la nostra esortazione, ma mosso da zelo anche maggiore si è spontaneamente messo in cammino per venire da voi” (2 Corinzi 8:17). Come credenti ricordiamoci di appartenere al movimento pentecostale, facciamo in modo di correre verso le anime perdute, verso località non ancora raggiunte dall’Evangelo, verso gloriosi risultati spirituali. Corriamo verso il Cielo ad incontrare il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo!

Felice Leveque

Risveglio Pentecostale – febbraio 2025

photo miguel a mutio – unsplash