Dopo anni di frequentazione della Parola, dei culti e dei gruppi, in noi si può insinuare una sorta di stanchezza spirituale che non è vera aridità, ma forse qualcosa di più insidioso: la perdita dello stupore.
La fede diventa come una routine, un insieme di convinzioni e di pratiche che hanno smesso di farci tremare il cuore. È il pericolo che Paolo vedeva nella chiesa di Colosse. Non erano degli eretici che negavano Cristo, ma dei credenti che correvano il rischio di farsi convincere ad “aggiungere” qualcosa: regole più severe per essere più santi, visioni angeliche per sentirsi più spirituali, filosofie per sembrare più profondi, esperienze mistiche per avere più prove della propria elezione. Paolo risponde con una verità semplice: non c’è niente da aggiungere a Cristo perché in Lui c’è già tutto, un tutto reale, concreto, accessibile, sufficiente.
Prima verità: Cristo regge letteralmente ogni cosa (Colossesi 1:16-17). Lui non è solo il creatore del mondo, è Colui «nel quale tutto sussiste», cioè il principio di coesione che tiene insieme atomi, galassie, ma anche le fibre del tuo cuore quando batte con paura, le relazioni che sembrano spezzarsi, i progetti che vacillano. Quando la vita ti fa sentire che “tutto dipende da te”, ricorda che non è così, per chi spera in Cristo tutto dipende da Lui. E Gesù non è stanco di reggere ogni cosa.
Seconda verità: le ricchezze sono nascoste in Lui, non sparse altrove (Colossesi 2:3). Il verbo “nascoste” non significa “irraggiungibili”. Significa che non sono esposte in vetrina come trofei spirituali da conquistare. Sono custodite nella Persona di Gesù, e sono rivelate gradualmente a chi Lo cerca con cuore sincero, non con sete di sensazioni o di superiorità spirituale. Ogni volta che torniamo a Lui con semplicità, come un bambino che torna dal padre, qualcosa di nuovo si svela: una pace più profonda, una comprensione più chiara, un amore più autentico, una forza che non sapevamo di avere.
Terza verità, forse la più rivoluzionaria: siete stati resi completi in Lui (Colossesi 2:10). Paolo non scrive “sarete resi completi un giorno” né “diventerete completi se…”. Il tempo è perfetto: “siete stati” già resi completi. Il Padre vi ha già benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti (Efesini 1:3), vi ha già trasportati nel regno del Figlio amato (Colossesi 1:13), vi ha già fatti sedere con Cristo (Efesini 2:6). La crescita cristiana non consiste nel diventare “qualcosa di più”, ma nel vivere sempre più consapevolmente e liberamente ciò che già siamo in Lui. Il grande rischio di oggi non è tanto il peccato plateale, quanto la sottile autosufficienza del credente maturo: credere che ormai “abbiamo capito come si fa”, che abbiamo la formula giusta, la routine efficace. Quando questo succede, Cristo smette di essere il centro vivo e diventa una specie di fondamento su cui costruiamo il nostro edificio personale.
Tornare alla lettera ai Colossesi è un ritorno alla nuda verità: non c’è niente di più alto, più profondo, più ampio, più bello di Gesù Cristo. Ogni esperienza, ogni dottrina, ogni ministero, ogni dono hanno senso solo nella misura in cui ci riconducono a Lui, ci fanno dipendere di più da Lui, ci fanno amare di più Lui. In questo tempo, in ogni momento di fatica o di apparente “successo”, facciamoci questa domanda scomoda: “In questo preciso istante, sto cercando ancora Lui… o sto cercando qualcosa che penso di meritare grazie a Lui?” Solo quando Lui resta l’unico tesoro, la nostra vita smette di essere una gestione cristiana e ridiventa ciò che è sempre stata destinata a essere: una continua, stupenda scoperta della Sua pienezza. Dio ci benedica!
Davide Zappalà
Risveglio Pentecostale – maggio 2026
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