Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione si è addormentato

Paolo dà una testimonianza riguardo a Davide in Atti 13:36: «Poiché Davide, dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato riunito ai suoi padri». Davide aveva avuto grandi responsabilità, era stato pastore, guerriero, re, guida del popolo. Aveva conosciuto vittorie e soddisfazioni, ma anche sofferenze. Aveva ricevuto grandi onori, ma aveva vissuto anche incomprensioni. Lo Spirito Santo riassume la sua esistenza non ricordando le vittorie e le imprese compiute, ma afferma semplicemente che aveva servito il disegno di Dio nella sua generazione. Queste parole hanno parlato al mio cuore dinnanzi all’esempio di un altro servo di Dio che in un altro tempo ha servito il Signore, ha eseguito il volere di Dio nella sua generazione e, si è addormentato ed è stato riunito ai padri, e all’amato Signore Gesù Cristo.

 Una vita consacrata al servizio di Dio. Il testo afferma: «dopo aver servito». C’è una parola importante, è servizio. Nel regno di Dio la vera grandezza non consiste nell’essere serviti, ma nel servire. Gesù stesso ha detto: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Matteo 20:28). Incarichi e responsabilità nell’opera di Dio possono essere diversi, ma davanti al Signore c’è una sola cosa importante, il servizio a Dio. Dio ci aiuti a rimanere servi Suoi e gli uni degli altri perché i titoli passano, gli uffici vengono affidati ad altri, ma quanto rimane è l’amore con il quale abbiamo servito Cristo e il Suo popolo. Un vero servitore non considera l’opera di Dio come strumento per affermare se stesso, ma opportunità per rendersi utile a onorare il suo Signore. Non domanda: “Che cosa ricevo in cambio?”, ma dice: “Signore, che cosa vuoi che io faccia?”. Nessun uomo è perfetto, non celebriamo una perfezione umana, ma la fedeltà di Dio che prende persone fragili, le salva, le forma, le rende speciali nelle Sue mani. Se sono stati portati dei frutti, è per la grazia di Dio. Se sono stati sostenuti pesi e responsabilità, è perché il Signore è stato Colui che ha sostenuto e la Sua fedeltà ha accompagnato. La domanda non è: “Quale incarico possiedi?”, ma: “Stai servendo il Signore con tutto il tuo cuore nell’incarico che Egli ti ha affidato?” Serviamo fedelmente il Signore con tutto il cuore, con la preghiera e la testimonianza, con un gesto gentile, una parola buona, un sorriso, con generosità e amore. Non conta il titolo, ma avere il cuore di servo. Consacriamo la vita al servizio di Dio, dunque!

Nel nostro testo c’è una vita inserita pienamente nel disegno di Dio, che dice in Geremia 29:11 : «Io so i pensieri – i progetti – che medito per voi», dice il Signore – ed esprime una volontà per il futuro: «per darvi un avvenire e una speranza». È bello entrare nel progetto che Dio ha preparato e realizzarlo è meraviglioso! Davide, servo del Signore, ebbe una vita inserita nel disegno di Dio nella sua generazione. Noi elaboriamo programmi, assumiamo responsabilità, prendiamo decisioni, ma al di sopra di ogni nostro progetto esiste il disegno eterno di Dio, ed è quello che deve essere eseguito e portato avanti. L’opera non appartiene a noi, ma al Signore! Noi non ne siamo proprietari, siamo dei collaboratori non indispensabili. Davide desiderava costruire il tempio: aveva un disegno, un progetto già pronto, ma Dio ne aveva un altro e aveva stabilito che fosse Salomone a realizzarlo. Davide umilmente accettò il limite posto alla propria volontà e preparò tutto ciò che sarebbe servito a colui che sarebbe venuto dopo di lui senza gelosia, soltanto con il desiderio di adempiere al disegno di Dio. Il vero servitore non pretende di fare tutto, ma compie fedelmente quella parte che Dio gli ha dato, preparando ogni cosa per le generazioni successive. Paolo disse: «Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere» (1Corinzi 3:6). Un servitore pianta, un altro annaffia, alcuni iniziano un lavoro, altri lo proseguono, ma soltanto Dio è colui che dona la crescita. Nessuna opera fondata in Dio termina quando un uomo viene meno. I servitori passano, ma il Signore rimane! Le mani che hanno lavorato si fermano, ma la mano di Dio continua a operare. Una fase si conclude, ma il disegno eterno di Dio continua. Questa verità consola i cuori e ci responsabilizza: il miglior modo per onorare la memoria di un servitore fedele non consiste tanto nel parlare di lui, ma nel continuare a servire l’Iddio che egli ha amato e servito con tutto il cuore anche se il servizio diventa pesante. Continuiamo a servire il Signore!

Il testo aggiunge un terzo aspetto: «Dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione». Davide servì Dio nel tempo, nel luogo e con le persone che Dio gli aveva affidate. Oggi abbiamo una generazione da raggiungere: adoperiamoci lasciando un profumo che onora il nome del Signore nella nostra generazione. È un profumo che si sentirà ancora nelle generazioni future. La fedeltà non consiste nel rimpiangere il passato, ma nel portare l’immutabile Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Chi ci ha preceduto ha avuto il suo tempo, le sue opportunità, le sue battaglie, le sue responsabilità. Ma quando la sua giornata terrena si conclude, la nostra continua. Continuiamo a servire il Signore prendendo esempio da ogni ulteriore testimone unito a quanti ci hanno preceduto, mentre corriamo la gara che ci è stata proposta. Servire la propria generazione significa non soltanto lasciare dei ricordi, ma una testimonianza che continua a parlare. Ciò che è stato seminato nella fede, nella famiglia, nell’opera di Dio può portare frutto anche quando il servitore non è più presente. Una vita consacrata al Signore diventa così un’eredità spirituale per coloro che rimangono. La voce del servitore tace, ma il suo esempio continua a parlare al cuore di ciascuno di noi. Fino a che il Signore ci lascia sulla terra significa che esiste ancora qualcosa da fare. C’è qualcuno da amare, qualcuno da raggiungere, qualcuno a cui bisogna testimoniare. Forse ci sarà anche un peso da portare, un tratto di strada difficile da percorrere. Gesù stesso disse: «Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare» (Giovanni 9:4). Serviamo fedelmente il Signore come Gesù insegna. Come Davide, fedelmente, dopo avere adempiuto al disegno, vogliamo aggiungere anche il nostro nome a coloro che adempiono, portandolo a compimento, il servizio al Signore nella propria generazione. Il tempo è prezioso, a volte rimandiamo cose che dovremmo fare, ma dobbiamo impegnarci a farle: una riconciliazione, un atto di ubbidienza, un perdono, una consacrazione più profonda al Signore, una chiamata alla quale rispondere. Siamo consapevoli che il giorno che ci è stato affidato non durerà per sempre! Questo è il tempo che Dio ci ha dato, non rimandiamo, ma adempiamo alla volontà del Signore. Come Davide nella sua generazione, come i fratelli che ci hanno preceduto nella loro generazione, anche noi serviamo Dio nella nostra generazione. Non tutti saranno chiamati a svolgere responsabilità pubbliche, ma tutti siamo chiamati alla fedeltà al Signore. Il successo secondo Dio non consiste nell’essere conosciuti da molti, ma nell’essere trovati fedeli dal Signore.

Infine il servo, dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione, si è addormentato. Il servo si addormenta, ma la sua speranza resta viva, perché la nostra speranza non finisce in una bara, o con una tomba, la nostra speranza è in Cristo Gesù il Signore: è una speranza viva, eterna. La Bibbia non nega la realtà dolorosa della morte, la separazione fa male, Gesù stesso pianse dinnanzi alla morte. La fede non ci rende insensibili e non ci impedisce di versare delle lacrime, eppure, la morte non ha l’ultima parola per chi appartiene a Cristo. La Scrittura usa qui l’immagine del sonno, si è addormentato, perché il sonno presuppone un risveglio, non è la fine della vita. Questo sonno è un eufemismo ebraico per la morte, che viene utilizzato per i giusti. Il corpo viene deposto, ma il credente è con il Signore in attesa del giorno glorioso della risurrezione. Il contesto di Atti 13 conduce proprio a Gesù. Paolo ricorda che Davide morì e vide la corruzione mentre Cristo fu risuscitato e non vide la corruzione. Vinse la morte e per questo c’è una viva speranza che non poggia sulla fedeltà di Davide, ma su Gesù Cristo che è morto per i nostri peccati, ed è risorto per la nostra giustificazione. Di fronte alla morte possiamo essere addolorati, ma non disperati. Gesù ha detto: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Giovanni 11:25). La tomba non potrà trattenere per sempre coloro che sono uniti a Cristo Gesù risorto, perché il giorno nel quale il Signore stesso scenderà dal cielo i morti in Cristo risusciteranno e poi saremo sempre con il Signore. In Apocalisse 14:13 è scritto: «beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono».

Quando salutiamo un fratello che ha terminato la propria giornata di servizio, la sua assenza ci rattrista, ma la Parola ci invita a guardare in tre direzioni: indietro con riconoscenza, ringraziando Dio per ciò che la Sua grazia ha compiuto attraverso la sua vita, avanti con speranza al ritorno di Cristo e alla risurrezione dei credenti, ma anche dentro di noi chiedendoci: “Sto servendo il disegno di Dio, sto adempiendo alla volontà di Dio nella mia generazione?”. Non limitarti ad ammirare la fedeltà di chi ha concluso la corsa, entra anche tu nella corsa, nel progetto del Signore, raccogli il testimone, consacra a Cristo Gesù il tempo che rimane della tua vita, non aspettare domani, fallo oggi! Nella tua generazione servi finché è giorno. Affida a Lui la tua vita oggi perché soltanto chi vive nel Signore può addormentarsi anche nella speranza e nella serenità. Il verso 8 del Salmo 4, afferma «In pace mi coricherò e in pace dormirò, non è riferito soltanto al riposo notturno. Il servo ha concluso la giornata, ma il Signore dell’opera vive, il servo si è fermato, ma il disegno di Dio continua. Il servo si è addormentato, ma un giorno anch’egli udrà la voce del risorto quand’Egli tornerà, e tutti insieme incontreremo il Signore nell’aria. Beato colui del quale al termine del cammino si potrà dire: “Dopo aver servito, adempiuto al servizio di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato unito con i suoi padri”. Onoriamo il Signore, ma godiamo appieno dei frutti che continuano a testimoniare della fedeltà di un uomo che nella sua generazione ha servito pienamente il Signore.

 dalla predicazione del fratello Vito Nuzzo al culto di funerale del fratello Vincenzo Specchi Padova, martedì 22 settembre 2026