Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Due barche

Luca 5:1-11

Dei tre sinottici, il Vangelo di Luca è l’unico ad associare la chiamata dei primi discepoli all’episodio della prima pesca miracolosa. Gesù approfitta della presenza di una barca presso la riva del mar di Galilea per farne un pulpito. Dopo aver finito di parlare, chiede a Simone, il proprietario di quella barca, di prendere il largo e di gettare le reti. Sebbene tutto inizi su una barca, la scena che lo Spirito Santo ci dipinge ne include una seconda, e anche in questa si trovano dei discepoli che il Signore chiamerà. Da questo glorioso quadro che prevede la presenza non di una ma di due barche, possiamo trarre qualche spunto per considerare alcuni errori in cui anche noi, discepoli di oggi potremmo imbatterci.

L’errore dell’autocommiserazione. La prima barca, in cui erano Pietro e Andrea, era stata quella dell’immediata scelta del Signore (“Montato su una di quelle barche”); la prima era stata adibita quale pulpito del più grande dei predicatori, lo strumento attraverso il quale il Signore fa giungere la Parola di Dio alla folla (“sedutosi sulla barca, insegnava alla folla”); a questa barca viene dato un secondo mandato (“Prendi il largo, e gettate le vostre reti per pescare”); in questa barca ha inizio il miracolo (“E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le loro reti si rompevano”). Alla seconda barca, in cui erano Giacomo e Giovanni, non viene riferita una sola parola; alla seconda barca non viene chiesto di fare nulla; come se non ci fosse. Tuttavia il verso 2 ci dà uno straordinario dettaglio: “Gesù vide due barche”. Nessuno pensi di essere disconosciuto e ignorato dal Signore. Non commiserare te stesso guardando a quello che gli altri stanno facendo, se sei un discepolo del Signore, hai la Sua piena attenzione, Egli ti vede. “Ecco su chi Io poserò lo sguardo: su colui che è umile che ha lo spirito afflitto e trema alla mia Parola” (Isa.66:2).

L’errore della rinuncia. Come abbiamo visto, in prima battuta la seconda barca non era stata chiamata in causa, apparentemente ignorata. Ma allora perché sono ancora lì quando i loro compagni hanno bisogno del loro aiuto? Come mai scorgono da lontano il segno dei loro colleghi? Perché non sono tornati a casa dalle loro famiglie dato che non era stato loro richiesto nulla e anche loro tutta la notte si erano affaticati? Dal racconto dei Vangeli, apprendiamo che i fratelli Pietro e Andrea erano soci dei figli di Zebedeo. Questi ultimi, pur non ritrovandosi tra i chiamati nella prima ora del miracolo, sentono di non dover tornare indietro, ma di rimanere nei paraggi a disposizione dei loro compagni e del Maestro. Nessuno pensi di essere stato relegato al ruolo di ‘panchinaro’ a vita. Non rinunciare a essere ‘disponibile’ nell’opera del Signore soltanto perché non sei attualmente un ‘titolare’. Se sei un discepolo del Signore, al momento opportuno sarai chiamato in causa, sappi aspettare. Nel Salmo 108 Davide cantava: “Il mio cuore è ben disposto, o Dio”. Non tornare indietro, disponi il tuo cuore, perché è ciò che il Signore vuole vedere.

L’errore dell’individualismo. Stavolta dobbiamo focalizzarci sulla prima barca, quella di Pietro e Andrea. La richiesta di aiuto ai compagni dell’altra barca non fu dettata da una opportunità o da un semplice desiderio di condivisione, ma da una necessità: le loro reti si rompevano. Senza l’intervento della seconda barca, non sarebbero tornati a casa con mezzo miracolo, con mezzo carico di pesci, ma senza niente. Pietro e Andrea, quelli della prima barca, la barca che funse da pulpito del divino Maestro, la barca da cui partì la scintilla del miracolo, chiesero aiuto a Giacomo e a Giovanni, quelli della seconda barca, la barca defilata e apparentemente meno importante, ma pronta a intervenire.

Nessuno pensi di non aver bisogno degli altri. Non sei stato chiamato a servire il Signore da solo ma, se sei un discepolo del Signore, devi farlo insieme a coloro che fanno parte del Suo corpo. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. “Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo […]  l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono invece necessarie” (1Cor.12:12; 21-22).

L’Opera di Dio è straordinaria. In essa vi è spazio sufficiente per tutti coloro che desiderano ricercare non il proprio bene e la propria gloria, ma il bene degli altri e la gloria del nostro Signore Gesù.

Vito Burgio

da Risveglio Pentecostale – giugno 2024