Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Evangelizzazione personale

Vedremo insieme ciò che chiamiamo evangelizzazione personale perché ogni credente ha una testimonianza che conferma qualcosa che conosce per esperienza personale di ciò che Cristo Gesù ha compiuto nella propria vita: “Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te” (Marco 5:19).

LO SCOPO DELL’EVANGELIZZAZIONE PERSONALE. È lo stesso dell’apostolo Paolo che dice: “Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni” (1Cor.9:22). A volte alcuni credenti non lo esprimono verbalmente, ma nel cuore sorge questa domanda: “Aiutare io nell’evangelizzazione? Ma non vedi che già sto concedendo un’ora del mio tempo venendo in chiesa?”

CHE COSA ANNUNCIARE NELL’EVANGELIZZAZIONE PERSONALE. Se evangelizzazione significa presentare la Buona novella, dire alle persone che andranno a un luogo di tormento è davvero una Buona notizia? Crediamo che esiste un vero luogo di tormento e sappiamo che ci sono persone che, se non si convertono prima, andranno lì quando moriranno. E sappiamo anche che Gesù ne parlò diffusamente. Ma guardando i Vangeli scopriamo che non utilizzò mai questo argomento per portare alla conversione qualcuno. Quando Gesù incontrò la donna al pozzo, non menzionò l’inferno. Neppure alla donna sorpresa in adulterio, per la quale Gesù disse: “Colui che è senza peccato…”,  non menzionò l’Inferno. Solo quando Gesù guarì lo zoppo alla piscina di Betesda, successivamente gli disse: “Ecco, tu sei guarito; non peccare più, che non ti accada di peggio” (Giov. 5:14).

Allora qual è la “Buona Novella”? Molti conoscono che cosa è scritto in Giovanni 3:16, ma diversi non conoscono il versetto successivo 17: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. La Buona Novella è che Gesù non è venuto in questo mondo per giudicare, ma per salvare. Quando Gesù parlava dell’Inferno, generalmente si rivolgeva ai Suoi seguaci. Ma perché concentrarsi sull’Inferno con loro? Ebbene, credo che lo abbia fatto affinché ogni seguace di Cristo, allora come oggi, si rendesse conto che la posta in gioco era troppo alta. Non possiamo permetterci di vivere un cristianesimo egoistico, pigro, debole, non pensando al nostro prossimo composto da persone che sono perdute, senza portare a loro la Buona Novella della salvezza in Cristo Gesù, altrimenti saremo ritenuti colpevoli! (cfr.Ezechiele 3:17-21). Gesù ci dà un esempio nella parabola del buon samaritano. Non vogliamo essere come il sacerdote e il levita, ma vogliamo imitare ciò che fece il samaritano. Sapendo che questa è letteralmente una questione di vita o di morte! Non abbiamo una sorta di religione da tenere per noi, ma abbiamo una testimonianza personale da trasmettere a ogni uomo. Ora, solo perché non spaventiamo le persone mandandole all’inferno non significa che dovremmo ignorare il peccato. Gesù ricordò alla donna al pozzo le prorpie responsabilità verso i molti mariti e la situazione dell’uomo con cui viveva da non sposata. Preghiamo di avere l’opportunità di parlare di peccato senza svergognare le persone né incolparle o spaventarle, ma di permettere allo Spirito di Dio di convincere in merito alla sitazione in cui si trovano. A noi spetta di presentare la Buona Novella, e quello facciamo!.

L’EVANGELIZZAZIONE PERSONALE NON È SOLO FARE DEL BENE. Lungi dall’essere contrari alle istituzioni di beneficenza, non possiamo trascurare il Grande Mandato affidatoci da Gesù. Non vogliamo dimenticare la cosa più importante: il messaggio della salvezza è il centro dell’Evangelo. Possiamo fare del bene per il corpo delle persone bisognose, ma non dobbiamo mai dimenticare le loro anime. “Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola” (Atti 8:4). L’evangelizzazione personale non consiste nel raccontare le nostre opinioni, ma nel presentare l’Evangelo. Il discorso di difesa di Paolo davanti al concilio di Gerusalemme di Atti 22 ha la forma di una testimonianza personale. Quali furono i punti che presentò? La sua vita prima di conoscere Gesù (vv.3-5), come incontrò con il Signore (vv.6-16)  la sua vita dopo la conversione (vv.17-21).

Perché annunciare l’Evangelo? Perché è quello che Gesù ci ha comandato di fare in Marco 16:15: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato”. Perché il Vangelo ha una forza tutta sua “Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco” (Rom.1:16): ha il potere di raggiungere il cuore stesso del peccatore e portarlo al ravvedimento. Dobbiamo sempre essere pronti per l’evangelizzazione personale, in modo semplice e spontaneo dato che l’opportunità di condividere il messaggio di Gesù può sorgere in qualsiasi luogo e momento. Nell’esposizione non siamo chiamati a mettere in mostra doti di intelligenza o di preparazione sulle Scritture. Nel condividere il Vangelo è importante l’ingrediente essenziale della fede che ci conduce a credere che la Buona Novella è l’unica efficace per compungere i cuori. “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).

Perciò, sapendo che la messe è grande, preghiamo il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse e faccia di ognuno di noi dei pescatori di uomini!

Lorenzo De Fano

 

Risveglio Pentecostale – dicembre 2024

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