“Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano. Egli rispose loro: «Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?». E volgendo lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre»” (Marco 3:32-35). Solitamente è questo passo evangelico che, secondo una tradizionale esegesi biblica, sostiene che i fratelli e le sorelle di Gesù citati nelle Scritture non sarebbero tali nel senso pieno o fisico del termine, ma si tratterebbe di un’immagine estensiva per rappresentare la radicale intimità di chi condivideva con il Maestro un genere di fratellanza spirituale molto nota tra gli ebrei del tempo. A tale spiegazione interpretativa, però, si devono muovere alcune obiezioni.
Una realtà di ordine biblico. L’evangelista Luca, narrando il parto di Maria, definisce chiaramente Gesù: “Il suo figlio primogenito” (Luca 2:7). In modo altrettanto inequivocabile, Matteo parla di specifici fratelli e sorelle di Gesù in diretta relazione al padre putativo e alla madre: “Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?” (Matteo 13:55-56). Gesù stesso, non accolto quale Messia nella sua stessa casa, “poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7:5), ha risposto ai concittadini di Nazareth confermando una netta distinzione tra i propri parenti e i più stretti familiari: “Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria e tra i suoi parenti e in casa sua” (Marco 6:4). L’apostolo Paolo, narrando un episodio della sua vita, ha usato ancora parole inequivocabili: “Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa, e stetti da lui quindici giorni; e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore” (Galati 1:18, 19).
Una realtà di ordine linguistico. Secondo la menzionata teoria esegetica, i fratelli e le sorelle di Gesù sarebbero al massimo suoi cugini, figli di una omonima sorella di Maria, detta “di Cleofa”. La diversa definizione di questi parenti di Gesù sarebbe dovuta a un malinteso linguistico. Si aggiunge che in lingua aramaica esisteva un solo vocabolo indicante sia “fratelli” sia “cugini”. Questo è vero, tuttavia il testo originale dei vangeli canonici non è in aramaico, ma in greco. In questa lingua il termine usato per i familiari di Gesù è “adelphos” che significa unicamente “fratello” e non cugino. Il greco disponeva di una parola più generica, “suggenés”, per indicare i parenti all’infuori della prima cerchia familiare. Per esempio: “Ed ecco, Elisabetta, tua parente ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile” (Luca 1:36). Da notare che qui la versione Diodati traduce “cugina”.
Una realtà di ordine storico. Le più antiche citazioni storiche registrano l’idea di fratelli di Gesù reali e consanguinei. Giuseppe Flavio, storico ebreo (37-100 d.C. circa), in una sua opera pubblicata nel 94 narra che il sommo sacerdote ebreo Anano “convocò una sessione del Sinedrio e vi fece comparire il fratello di Gesù Cristo che si chiamava Giacomo” (Antichità Giudaiche, XX, 200). Lo scrittore greco Eusebio di Cesarea (260-340 d. C. circa) afferma: “Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne” (Historia Ecclesiae III 20). Soltanto nel quinto secolo, con i Discorsi di Agostino d’Ippona (354-430) inizia una diversa tradizione culturale, tendente a negare che Maria, dopo la miracolosa nascita verginale di Gesù, abbia avuto altri figli come ogni comune madre.
Prendiamo atto che nel passato alcuni sono stati mossi dalla sincera intenzione di preservare la figura di Cristo, spingendosi così in una dubbia teologia umanista. Tuttavia, non è possibile condividere una fede errata che oltrepassa il messaggio biblico, trascurando che Gesù è nato puro dal peccato non per l’immacolata natura materna, ma per la santità e per l’azione di Dio (Luca 1:35). Egli ha vissuto senza mai peccare in un mondo corrotto e tale corruzione era presente anche nella natura umana di Maria la quale, come ogni altro essere umano, ha avuto bisogno del Redentore. Per questa donna essere stata scelta come madre del Messia è stato un immenso onore, e aver avuto bisogno della Sua opera espiatrice non ha costituito un disonore, bensì un canto di lode a Dio (Luca 1:46-48). Gesù ebbe realmente altri fratelli e sorelle “secondo la carne”. Questa è una verità attestata dal Nuovo Testamento. Tutto il resto, in campo religioso o storico, rimane speculazione umana.
Alessandro Cravana
Risveglio Pentecostale – maggio 2026
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