In apertura del Convegno Pastorale 2026 a Capaccio Scalo-Paestum il fratello Gaetano Montante ha condiviso, oltre al benvenuto, alcune considerazioni che proponiamo.
Il tema del nostro Convegno ci invita, a partire da Geremia 20:9, alla ricerca di un fuoco che non si spenga: “Se dico: ‘Io non lo menzionerò più, non parlerò più nel suo nome’, c’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzo di contenerlo, ma non posso”. Solo chi ha smesso di affidarsi alle proprie risorse può ardere di una passione che non si fabbrica né si alimenta da sé. Soltanto quando riconosciamo e accettiamo le nostre limitazioni possiamo essere uomini e ministri del Vangelo consapevoli della nostra inadeguatezza, ardenti per Cristo, per l’edificazione della Chiesa e per l’attuazione del Grande mandato: l’evangelizzazione.
Quanto Dio ha operato. Nell’anno trascorso abbiamo goduto di innumerevoli momenti di comunione e di edificazione. A livello nazionale, il raduno delle Scuole Domenicali e quello Giovanile ADI-IBI hanno registrato una partecipazione significativa, e sono stati particolarmente benedetti; il convegno nazionale del CEIP ha visto una notevole partecipazione di imprenditori e professionisti della nostra opera. A livello delle varie Zone i diversi raduni hanno offerto occasioni preziose di comunione, per le varie fasce d’età, a livello pastorale e di Consigli di chiesa. I turni dei diversi Centri Comunitari Evangelici di Culto, i nostri campeggi, hanno dato incoraggianti resoconti di come il Signore sostiene e benedice il Suo popolo. Anche dalle chiese giungono segnali incoraggianti di battesimi in acqua e di battesimi nello Spirito Santo, di grandi benedizioni nelle attività delle Scuole Domenicali, tra i giovani e nella conquista di nuove località. Non tacendo, poi i “centenari” di alcune comunità in Italia, celebrazione della fedeltà di Dio negli anni!
Sfide e preoccupazioni. Anche se la provvidenza e il bene ricevuti vanno raccontati con la gloria attribuita soltanto a Dio, chi ama il gregge non chiude gli occhi sulle cose da correggere, sui pericoli, sulle sfide. A livello nazionale e mondiale le sfide non solo spirituali, ma anche etiche, sociali, politiche, economiche non diminuiscono. Questo non sia motivo di scoraggiamento perché è un segnale chiaro che viviamo negli ultimi tempi. La nostra risposta non può essere l’adattamento al mondo, ma l’ardore rinnovato per il Signore.
Una sfida spirituale pressante di questo momento è quella del necessario ricambio generazionale nel ministerio, in corso da qualche anno. Siamo chiamati a pregare affinché il Signore susciti nuove vocazioni, anche se questo non esclude la nostra responsabilità di incoraggiare e accompagnare chi il Signore sta chiamando. “Ebbene, vi dico: alzate gli occhi e guardate le campagne come già biancheggiano per la mietitura” (Giovanni 4:35). “Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse»” (Matteo 9:37-38).
Un rischio reale. Viviamo in un’epoca in cui la diffusione di strumenti, metodi e piattaforme sembra offrire soluzioni quasi “miracolose” per il ministerio, dando l’impressione di renderlo più “facile” e più efficace. Senza dubbio tutti gli strumenti offrono opportunità da sfruttare, ma in maniera consapevole e nel timore di Dio. È necessario fare attenzione affinché la seduzione dell’efficienza non rischi di sostituire ciò che non può esserlo: l’unzione, la devozione e la preghiera. Può uno strumento, per quanto sofisticato, generare ciò che solo lo Spirito Santo può dare? Può l’efficienza sostituire l’unzione? La risposta è scontata, eppure dobbiamo ricordarcela, per evitare il rischio reale che il clamore attorno ai nuovi strumenti distolga dalla disciplina spirituale, dalla fedeltà biblica e dal rigore etico che sono fondamentali e irrinunciabili nell’esercizio di un ministerio che sia approvato e benedetto da Dio: fratelli, vigiliamo!
Restiamo insieme! Il relativismo imperante e il linguaggio ecumenico mal inteso hanno portato sospetti e strumentalizzazioni talvolta inutili e deleteri, ma quando si resta fondati sulla sana dottrina, l’unità non sarà mai messa in discussione! Fatti salvi i principi irrinunciabili della Scrittura, le diverse sensibilità non sono un pericolo per l’opera: piuttosto sono motivo di riflessione in vista del futuro e delle nuove generazioni che dovranno vivere il loro tempo con piena consapevolezza! La varietà dei doni, dei temperamenti, delle visioni è un segno della sovranità di Dio che opera attraverso la molteplicità e la diversità delle membra del corpo di Cristo.
Noi non siamo il bene della Chiesa, ma possiamo impegnarci per promuoverlo. Noi non sempre sappiamo riconoscere il bene della Chiesa, ma possiamo perseguirlo nella guida dello Spirito Santo e nella comunione fraterna.
Noi non siamo i protettori della Chiesa, ma con gli strumenti della grazia, manifestando la mansuetudine di Cristo possiamo adoperarci per difenderla. L’opera, la Chiesa, non sono nostre: sono di Dio! E Dio sa bene come prendersene cura.
L’ardore di cui abbiamo bisogno. Geremia non “scelse” il suo fuoco ardente. Il fuoco nel suo cuore era inestinguibile perché infuso e alimentato da Dio. Non poteva contenerlo perché non era espressione di entusiasmo umano né di una strategia comunicativa. È di questo fuoco che abbiamo bisogno: quello dell’ardore che viene dall’Alto, che brucia anche quando il ministerio è faticoso, quando le persone ci deludono, quando i risultati tardano, quando siamo consapevoli della nostra insufficienza. È questo il fuoco che dà la fierezza dell’appartenenza a Dio, al Suo popolo, alle Assemblee di Dio in Italia! Lasciamoci infiammare da Dio affinché il nostro cuore arda di una passione che non viene da noi e non dipende da noi: per Cristo, per la Sua Chiesa, per le anime che ancora non Lo conoscono. A Lui solo la gloria!
Gaetano Montante
Risveglio Pentecostale – giugno 2026
foto Freepik

