Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

il mormorio uccide

tempo di lettura: 4 minuti

“Il giorno seguente, tutta la comunità dei figli d’Israele mormorò contro Mosè e Aaronne dicendo: «Voi avete fatto morire il popolo dell’Eterno»” (Numeri 16:41). Il giorno prima la terra aveva letteralmente inghiottito i fomentatori di una animosa rivolta (Numeri 16:32). Il giudizio di Dio si era manifestato in modo severo e inequivocabile. Quale lezione più impressionante, più incisiva di questa per bonificare l’assemblea d’Israele dal germe del mormorio? Eppure il popolo, piuttosto che unire al pianto del lutto quello del pentimento, si ripresenta pronto a scagliarsi contro i servitori preposti dal Signore. L’atteggiamento contestatorio è un virus resistente, cui basta poco per tornare a propagarsi, causando ancora divisione ed altre sofferenze. Tale triste vicenda mostra come il mormorio difficilmente muore, ma facilmente uccide!

UCCIDE LA LODE AL SIGNORE.  “Essi dunque presero ciascuno il proprio turibolo, vi misero del fuoco, vi posero su dell’incenso, e si fermarono all’ingresso della tenda di convegno; lo stesso fecero Mosè e Aaronne” (Numeri 16:18). Core, Datan e Abiram, benché avessero in mano l’astuccio per offrire la lode a Dio, stavano mormorando contro gli uomini scelti da Lui, animati da permalosa invidia. Aaronne sapeva come bruciare l’incenso lodando Dio: aveva visto due suoi figli morire per l’offerta di un fuoco profano, ma allora invece di mormorare, “Aaronne tacque”, accettando la disciplina del Signore e riconoscendo la Sua giustizia (Levitico 10:1-3). Sovente si prescrive la lode quale toccasana risolutore d’ogni problema spirituale; tuttavia se il nostro malessere interiore è causato da astio o gelosia, da superbia o ribellione, non serve a nulla lodare platealmente Dio. Con la lingua “benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio” (Giacomo 3:9). Per i cattivi sentimenti non c’è cura né possibilità di convivenza: occorre confessare il peccato e morire a sé stessi. Lodiamo Dio affrancati dal mormorio: non sarà la terra a spalancarsi sotto di noi, ma il cielo ad aprirsi sopra noi in segno di gloriosa benedizione (Atti 7:55-56).

UCCIDE LA LUCIDITÀ SPIRITUALE. Recriminando per la morte delle famiglie di Core, Datan e Abiram, il popolo mormorava contro Dio che aveva adempiuto il Suo giudizio, senza ammettere che tanto dolore risiedeva non nella giusta condanna della rivolta, bensì nel peccato che l’aveva generata. Il mormorio è l’istintiva reazione di chi, invece di esaminare sé stesso dinanzi ai problemi comunitari, proietta ogni responsabilità all’esterno. Il mormorio è la rinuncia ostinata alla riflessione, che costituisce insieme causa ed effetto dell’annientamento d’ogni lucidità d’analisi. Allora, mentre certe forme di peccato possono passare per un lieve disturbo interiore, una distruttiva propaganda denigratoria può essere intesa quale critica salutare nel popolo di Dio. Così non è! “Ti siedi e parli contro tuo fratello, diffami il figlio di tua madre. Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi. Capite questo, voi che dimenticate Dio, perché io non vi laceri e nessuno vi liberi. Chi mi offre come sacrificio il ringraziamento, mi glorifica, e a chi regola bene il suo comportamento, io farò vedere la salvezza di Dio»” (Salmo 50:20-23). Non si comprende che protestare contro determinate situazioni equivale a inveire contro Dio che le ha permesse, che accusare certi uomini può implicare il mormorio verso Dio che li ha mandati… “Io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità; io, l’Eterno, sono colui che fa tutte queste cose… Guai a chi contende con il suo Creatore…” (Isaia 45:7, 9).

UCCIDE LA COMUNIONE FRATERNA. Core era della famiglia di Cheat (Numeri 16:1), tra i leviti quella chiamata a trasportare gli arredi più importanti del tabernacolo (Numeri 2:31). Egli è però amareggiato dal particolare ruolo della famiglia di Aaronne; Core è un levita che ambisce a occupare il sacerdozio per avere più autorità tra il popolo. Datan e Abiram, non mirano a un maggiore onore; all’opposto, vogliono emanciparsi dall’autorità religiosa nella vita civile, dalla figura di Mosè quale capo del popolo (Numeri 16:13). Datan e Abiram da che cosa sono dunque uniti a Core? Certamente non dal medesimo scopo, ma dal contestare, per ragioni opposte, le stesse persone! Questo il letale paradosso del mormorio: ha la capacità di accomunare persone con propositi contrari, ma è incapace di produrre vera comunione spirituale, anzi la mortifica. Questi uomini “sono dei mormoratori, degli scontenti… Costoro sono quelli che provocano le divisioni, gente sensuale, che non ha lo Spirito” (Giuda 16, 19). La comunione fraterna proviene non da quel che rigettiamo, bensì da quel che accettiamo, condividendo profondamente la santa autorità di tutta la Parola di Dio. Laddove qualcosa non appare promuovere la gloria di Dio e il bene del Suo popolo, possiamo esprimere trasparente preoccupazione, finanche il nostro dissenso con passione spirituale, ma sempre vegliando sulla natura dei sentimenti che ci stanno animando, su quali mire ci stanno realmente spingendo.

Ogni giorno di più, continuiamo a servire Cristo vivificati dall’amore di Dio, da lucido zelo e piena fiducia nella sua sovranità, insieme a tutti quelli che lo invocano con un cuore puro!

Alessandro Cravana

Risveglio Pentecostale – settembre 2026

foto Gemini adapted