Il Vangelo di Giovanni molto probabilmente è stato l’ultimo a essere scritto, verso la fine del primo secolo. Rispetto ai Vangeli di Matteo, Marco e Luca, appare differente. Giovanni, infatti, riporta solo alcuni discorsi e miracoli di Gesù allo scopo di dimostrare che Egli è il figlio di Dio e che la fede è essenziale per la salvezza: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome” (Giov. 20:30-31). A differenza degli altri evangelisti, Giovanni non riporta l’aspetto cerimoniale dell’ultima cena e le indicazioni per la sua celebrazione nelle comunità cristiane dopo la resurrezione e ascensione di Gesù al cielo. Queste informazioni erano già state riportate dagli altri evangelisti e erano già state assimilate dalla Chiesa. Il Vangelo di Giovanni riporta invece alcuni discorsi e avvenimenti della settimana di passione. È importante considerare i capitoli dal 13 al 17 nei quali sono riportati i discorsi intimi che Gesù fece con i suoi discepoli più stretti, quelli che Lo seguivano.
Una lezione di etica. Durante l’ultima cena, Gesù si alzò e lavò i piedi ai discepoli. Si tratta di un’azione fortemente simbolica che diventa un testamento, un lascito, un insegnamento per i credenti di tutte le generazioni. Lavare i piedi agli ospiti era un servizio compiuto abitualmente dai servitori prima di mettersi a tavola, per ovvie ragioni igieniche. Gesù, invece, compie questo gesto durante la cena (Giovanni 13:2-4). Si trattava quindi di un gesto non “cerimoniale”, ma di un insegnamento che il Maestro voleva dare ai Suoi discepoli e che possiamo riassumere in questo modo: come io ho servito voi, anche voi dovete servirvi gli uni gli altri. Gesù dà un esempio di comportamento. Il lavaggio dei piedi ben rappresenta qualsiasi gesto di servizio che possiamo/dobbiamo compiere verso il nostro prossimo. Vogliamo fare nostri questi preziosi insegnamenti del Maestro, ricordando il Suo esempio!
Il mondo in due categorie. Al versetto 8, Gesù pronuncia un’affermazione precisa e perentoria: “Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me”. La frase segue la negazione di Pietro, che rifiuta di essere lavato dal Maestro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Dietro le parole di Pietro non c’è solo l’umiltà di un discepolo sincero, ma anche il peccato degli uomini che consiste nel voler rimanere come si è o nel voler fare da sé, senza l’aiuto di Gesù, nel voler contare sulle proprie forze e sulla propria giustizia. “Non mi laverai mai…” è una forte negazione rivolta alla persona di Gesù, al Maestro che stava per impartire una lezione di spiritualità. Lavare i piedi non significa solo togliere lo sporco fisico, ma anche essere purificati dai propri peccati, dalla sporcizia del cuore. La Bibbia insiste sul fatto che solo Gesù toglie i peccati: “Gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21). “Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, coraggio, i tuoi peccati sono perdonati»” (Matteo 9:2). “Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati»” (Luca 7:48). “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati” (Atti 10:43). Questo capitolo di Giovanni ci fa pensare che il mondo si divida in due categorie: chi si lascia lavare da Gesù e chi non ritiene necessaria questa azione.
Lo sporco che si appiccica. Non dobbiamo essere sprovveduti, fanatici, presuntuosi o illusi. I cristiani vivono in questo mondo di peccato, e in una natura umana fragile e difettosa, proprio come tutti gli altri. Insomma, tendiamo a sporcarci ogni giorno. Ecco la seconda lezione di etica cristiana che riassumo dal versetto 10: chi è stato lavato ha comunque bisogno di lavarsi i piedi! Anche se siamo stati lavati (perdonati e salvati), abbiamo bisogno ogni giorno di toglierci quanto di sporco si “appiccica” a noi, anche se non lo vorremmo. Per farlo, dobbiamo confessare i nostri peccati, vivere nel timore di Dio, ovvero cercare di piacere a Lui, e santificare la nostra vita (per usare una espressione biblica importante). Trascurare questo aspetto, invece, impoverisce la nostra natura e missione di discepoli e ci espone al rischio di tornare alla condizione di pagani peccatori.
Che Dio ci benedica nell’apprendere le lezioni del Maestro.
Franco Spina
Risveglio Pentecostale – gennaio 2026
foto: adapted Gemini photo

