Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

La conversione del carceriere

Il rapporto di Luca, scrittore del libro degli Atti, ci presenta Paolo e Sila in prigione a motivo di un’insurrezione orchestrata nei loro confronti da uomini malvagi. La difficile circostanza vissuta da Paolo e Sila permise l’incontro con il carceriere della prigione di Filippi. Il Signore fece in modo che finanche le circostanze più dolorose cooperassero al bene di quelli che amavano Dio. Quella prigione divenne un pulpito per la predicazione del Vangelo e luogo per la conversione di un uomo con la sua famiglia.

Il carceriere indifferente. Il carceriere, era uomo rude e indifferente alla condizione dei carcerati e ai canti di lode innalzati da Paolo e Sila mentre pregavano Dio nella prigione. Tutti i carcerati li ascoltavano, ma il carceriere dormiva, disinteressato alla fede cristiana. Anche oggi purtroppo vi sono molti che, concentrati su molte cose, trascurano la propria relazione con Dio e manifestano disinteresse per la Sua Parola.

Il carceriere preoccupato. A un tratto la prigione fu scossa dalle fondamenta e il carceriere, svegliatosi dal sonno, pensando che tutti i detenuti fossero fuggiti, manifestò una profonda disperazione. Accade a volte di imbattersi in situazioni che vanno oltre le nostre capacità e di non sapere che cosa fare. Il carceriere di fronte all’idea di aver perso tutti i prigionieri espresse la volontà di morire. Il suicidio non è mai la soluzione giusta anche se tu stessi vivendo una “catastrofe” personale! Per mezzo della Parola di Dio puoi trovare vita e pace nel Signore Gesù Cristo!

Il carceriere evangelizzato. L’apostolo Paolo ece giungere prontamente la sua voce che disse : “Non farti del male perché siamo tutti qui”. Come un raggio di luce nell’ora più buia della vita del carceriere, quella voce lo raggiunse: nessuno era fuggito! Era illogico che l’aria di libertà non avesse spinto tutti quei carcerati a scappare dalla prigione. Eppure erano tutti lì. Il carceriere, convinto che fosse accaduto qualcosa che andava molto al di là della sua comprensione, chiese: “Che devo fare per essere salvato?”. La risposta fu pronta: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”. La salvezza fu il soggetto della predicazione dell’apostolo che gli annunciò tutto il consiglio della Parola di Dio.

Il carceriere convertito. In risposta a quella predicazione, sono tre gli elementi che evidenziano la conversione del carceriere di Filippi. In primo luogo il carceriere produsse frutti degni di ravvedimento, perché, avendo creduto nel Signore, prese con sé gli evangelisti per medicare le loro ferite, prendendosi cura delle persone che prima aveva maltratto. Cambiò la sua attitudine e alla conversione si accompagnano sempre opere buone. In secondo luogo fu battezzato. Questo ci dice che era deciso a ubbidire di tutto cuore alla Parola di Dio. Il battesimo è un atto di ubbidienza, attraverso il quale testimoniamo di aver scelto di seguire il Signore. In terzo luogo condivise la gioia della salvezza con la sua famiglia e con gli apostoli. Questo significa che amava la comunione fraterna, desiderava trovarsi con i fratelli e rallegrarsi delle cose grandi che il Signore aveva fatto.

L’esperienza del carceriere di Filippi è l’esperienza di quanti hanno ricevuto a salvezza in Gesù, e questa stessa esperienza può essere anche tua, perciò “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato”.

Antonio Scerbo

Risveglio Pentecostale – maggio 2026

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