Pornografia deriva dal greco pornogràphos, “che scrive intorno alle prostitute”. È presente nei disegni osceni che risalgono alle età più antiche. Sono state ritrovate medaglie portate dalle donne ebree nel periodo della gravidanza con l’effige di Astarte, una delle divinità cananee della fecondità. Salomone ne introdusse l’adorazione nell’anzianità: “Ciò, perché i figli d’Israele mi hanno abbandonato, si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidoni… e non hanno camminato nelle mie vie” (1 Re 11:33). Durante i periodici tempi di “risveglio spirituale” i credenti tornavano al Signore e si purificavano: “Così i figli d’Israele tolsero via gli idoli di Baal e di Astarte, e servirono il Signore soltanto (1 Samuele 7:4).
L’emancipazione dalla pornografia è conforme all’insegnamento biblico. Va subito chiarito che Dio ha creato l’uomo con il desiderio sessuale: “Dio li benedisse; e Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta” (Genesi 1:28). Per la Bibbia la pornografia mina la dignità della donna che viene salvaguardata nell’Antico e nel Nuovo Testamento: non solo riguardo all’azione, ma anche riguardo ai pensieri. L’ultimo dei comandamenti lo include: “Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo” (Esodo 20:17). E Gesù l’estese: “Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:28). Si noti il “per desiderarla”, che non tratta lo sguardo occasionale. Dunque, la pornografia spiritualmente è un tentativo di Satana da odiare. Degrada qualcosa che Dio ha creato perché fosse onorevole: “Voi che amate il Signore, odiate il male! Egli custodisce le anime dei suoi fedeli, li libera dalla mano degli empi”. (Salmo 97:10).
L’emancipazione dalla pornografia è necessaria per la sua natura. È pornografico il materiale che stimola sessualmente. La Parola di Dio vieta ogni impurità sessuale e quindi anche la sua rappresentazione. Nella Legge di Mosè era raccomandato: “Non seguirete nessuno di quei costumi abominevoli che sono stati seguiti prima di voi, e non vi contaminerete con essi. Io sono il Signore vostro Dio” (Levitico 18:30).
L’emancipazione dalla pornografia per i suoi danni
Il danno fuori e dentro il matrimonio. Il consiglio biblico riguarda anche i coniugati: “Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri” (Ebrei 13:4). Dio ha stabilito di soddisfare il desiderio sessuale nell’ambito matrimoniale. “Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù… le sue carezze t’inebrino in ogni tempo, e sii sempre rapito nell’affetto suo”. (Proverbi 5:18-19).
Il danno della pornodipendenza. Si tratta di un’assuefazione che crea un’escalation: “Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate; tutte le tue onde e i tuoi flutti son passati su di me” (Salmo 42:7). La natura compulsiva della pornografia può diventare una forma di schiavitù, incompatibile con la libertà dei figli di Dio: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi… chi commette il peccato è schiavo del peccato. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:32, 34,36).
La pornografia genera danno. Le immagini che la pornografia imprime nella mente dei suoi consumatori, presentano la donna come oggetto che viene sottoposto a violenza e degradazione. Il Signore ha creato la donna perché fosse “aiuto convenevole” dell’uomo: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18). La parola ebraica tradotta letteralmente significa: “di fronte”, quindi in parità. Il concetto suggerisce somiglianza, corrispondenza: la stessa dell’uomo con Dio: “Quanto all’uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo” (1 Corinzi 11:7).
L’emancipazione dalla pornografia secondo la Bibbia. Nella Parola di Dio la sessualità è un dono relazionale: non spettacolo, ma relazione di alleanza. La pornografia, invece, separa la sessualità dal dono di sé, dalla relazione, dalla responsabilità e la trasforma in esperienza autoreferenziale e solitaria. Questo contrasta con l’amore che “non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse” (1 Corinzi 13:5). Nelle Sacre Scritture la pornografia è tutto ciò che mercifica o disumanizza il corpo. È considerato contrario alla volontà di Dio a cominciare dal tema del “guardare”. Gesù affrontò in modo diretto l’importanza dello sguardo: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:28).
La pornografia alimenta uno sguardo che non vede la persona, ma solo la funzione: la donna come oggetto. La visione positiva della sessualità è la purezza come pienezza perché non è repressione, ma integrazione: di corpo, desiderio, relazione e fede. Orienta la sessualità verso l’amore, non verso il consumo; libera lo sguardo per vedere l’altro come sorella/fratello. Non un oggetto sempre desiderato: “Il soggiorno dei morti e l’abisso sono insaziabili, e insaziabili sono gli occhi degli uomini” (Proverbi 27:20).
Nella Parola di Dio la pornografia è in contrasto con la dignità dell’essere umano. La pornografia riduce la persona a oggetto di consumo, negando la dignità e la reciprocità volute dal Creatore: “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Genesi 1:27). Nella teologia biblica s’indica il cuore come formatore dell’immaginario. Si sottolinea ciò che alimenta il cuore e lo plasma: immaginazione, relazioni, abitudini, desideri. “Come il viso si riflette nell’acqua, così il cuore dell’uomo si riflette nell’uomo” (Proverbi 27:19). La pornografia costruisce invece un immaginario distorto, che può influenzare la capacità di amare in modo reale, fedele e incarnato. L’insegnamento biblico indica la pornografia come peccato. È un oltraggio contro la purezza del cuore, la dignità dell’altro, il proprio corpo. Gesù insegnò: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo 5:8). L’apostolo Paolo esortò: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi” (1 Corinzi 6:19).
Davide Di Iorio
Risveglio Pentecostale – aprile 2026
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