tempo di lettura 3 minuti
Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, anche noi credenti abbiamo iniziato a usufruire delle nuove tecnologie che ci illudono di conoscere facilmente ogni cosa, privandoci della fatica dell’esperienza. Nel Salmo 25:9 c’è un interessante dettaglio riguardo la pedagogia divina: “Guiderà i mansueti nella giustizia, insegnerà ai mansueti la sua via”. Colui che ha creato la nostra capacità di apprendimento ci propone un percorso reale, opposto al sapere istantaneo, che richiede la mansuetudine come chiave per imparare le grandi cose di Dio.
La chiave per la vera conoscenza è la mansuetudine. Nel passato in Israele i poveri erano identificati come “mansueti”, perché oppressi, piegati dalle circostanze e privi di difese. Costretti a rimettersi interamente a Dio, i mansueti citati in questo Salmo sono quanti hanno maturato una radicale dipendenza da Lui, anche con il dolore delle prove, spogliandosi dell’illusione di avere il pieno controllo su tutto ciò che li circonda. Nel versetto Davide ripete il termine per sottolineare quanto l’umiltà sia l’unico canale per ricevere la rivelazione della Via divina. Gesù stesso ribadì questo principio insegnando che per entrare nel Regno dei cieli occorre diventare come piccoli fanciulli, manifestando l’attitudine mite, priva di superbia e pronta a imparare tipica dei bambini (Matteo 18:3). Il Signore andò anche oltre, accostando il desiderio di comprendere la volontà di Dio al desiderio di farla (Giovanni 7:17), dichiarando così che l’umiltà non è una semplice caratteristica spirituale, ma una concreta virtù.
L’orgoglio moderno opposto alla mansuetudine. Quanto è difficile per l’uomo contemporaneo vivere e conoscere questa preziosa virtù! L’orgoglio si manifesta nei self-made men, coloro che celebrano i propri traguardi come merito personale, dimenticando la gratitudine e l’aiuto ricevuto lungo il cammino. L’orgoglio si ritrova anche in chi si mostra impermeabile al dubbio, intervenendo nei dibattiti rifiutando a priori le opinioni e le competenze altrui, perché convinto di sapere già tutto. C’è anche una superbia in chi si arroga il diritto di giudicare gli altri da una presunta perfezione politica o religiosa. Ricordiamo come nel nostro tempo i tecnocrati con mezzi scientifici e strumenti come l’Intelligenza Artificiale sono convinti che l’umanità non abbia bisogno di maestri, di guide, di spiritualità, illusi che esista un algoritmo risolutivo per ogni problema. Per istruire Pietro, Gesù usò un percorso di afflizioni e di fallimenti. Il discepolo toccò il fondo quando, dopo aver rinnegato il Maestro, “uscì fuori e pianse amaramente” (Matteo 26:75). Quel pianto segnava il crollo del suo orgoglio. Qualche tempo dopo sulle sponde del lago di Tiberiade (Giovanni 21) Pietro sarà un uomo cambiato che, abbassato il proprio io, acquisirà discernimento e sarà disposto a compiere il mandato ricevuto da Cristo.
Vivere la mansuetudine. Il vero mansueto riconosce la propria fragilità e il bisogno costante della guida di Dio (1 Samuele 3:10). Si diventa tali quando, umiliati dal peccato e rinfrancati dal perdono, si desidera imparare la Via del Signore per seguirla (Isaia 42:16). La vera umiltà non si riconosce per mezzo del confronto con gli altri, ma dalla conoscenza di sé stessi alla luce della Parola di Dio. Un cuore mansueto è la chiave per ricevere il discernimento dello Spirito della Verità. Chi si incammina su questo sentiero sa bene di non avere tutte le risposte quando la vita si farà difficile, ma sceglie di affidarsi al Signore, certo che a ogni passo ci sarà una preziosa lezione d’amore capace di trasformare profondamente il suo cuore.
Stefano Scavitto
Risveglio Pentecostale – settembre 2026
foto: Gemini adapted

