Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

L’importanza della formazione

Nel Nuovo Testamento ricorre un termine tanto interessante quanto spesso trascurato. In Ebrei 12:6-7,10 leggiamo: “perché il Signore corregge colui ch’Egli ama e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce. È a scopo di disciplina che avete a sopportar queste cose. Iddio vi tratta come figliuoli; poiché qual è il figliuolo che il padre non corregga? (…) Inoltre, abbiamo avuto per correttori i padri della nostra carne, eppur li abbiamo riveriti; non ci sottoporremo noi molto più al Padre degli spiriti per aver vita? Quelli, infatti, per pochi giorni, come parea loro, ci correggevano; , ma Egli lo fa per l’util nostro, affinché siamo partecipi della sua santità”. In II Timoteo 3:16-17 è scritto: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona”. Il verbo tradotto con “correggere” racchiude un significato molto più ampio: “formare”, e dunque “imparare, fare pratica, fare tirocinio, preparare i fanciulli e i giovani”, cioè istruirli e renderli pronti ad affrontare la vita. L’accento è posto sulla formazione del carattere ancor prima che sull’acquisizione di conoscenze e nozioni, o sulla semplice erudizione culturale.

Questa è la visione che animò i fratelli usati da Dio nell’istituire una Scuola Biblica anche in Italia, oltre settant’anni fa. I giovani devono essere preparati ad affrontare la vita, e soprattutto la vita cristiana. La piena realizzazione della salvezza, così come degli altri doni di Dio, non dipende solo dalla grazia divina, sempre generosa, ma anche dalla formazione e dalla preparazione ricevute, che permettono di custodire i doni, la conoscenza biblica e le benedizioni divine. La fede che confida nell’aiuto di Dio è fondamentale, ma spesso il modo in cui tale fede si esprime dipende da un carattere solido e ben formato. Un carattere immaturo può sciupare persino il dono più prezioso. Dio è generoso, ma si rischia di versare le Sue benedizioni in “cisterne screpolate, che non contengono l’acqua” (Geremia 2:13), o in otri vecchi e consumati: “Neppure si mette del vino nuovo in otri vecchi, altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono, ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l’uno e gli altri si conservano” (Matteo 9:17). Per questo è indispensabile una profonda formazione che renda stabile il carattere. Gli ambiti nei quali intervenire sono molteplici; tra i principali possiamo ricordare:

LA FERMEZZA. Giovanni 21:2-3 racconta che “Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri suoi discepoli erano insieme. Simon Pietro disse loro: ‘Io vado a pescare’. Essi gli dissero: ‘Anche noi veniamo con te’. Uscirono e salirono nella barca; ma quella notte non presero nulla”. Da giovani si è spesso facilmente influenzabili. Nei gruppi vige spesso la “legge del capo”: il più forte di carattere o il più impulsivo finisce per trascinare gli altri, come accadde con Pietro e i sei discepoli che lo seguirono. Tra loro c’erano Giacomo e Giovanni, focosi e determinati, ma la caparbietà non è sempre sinonimo di forza, talvolta è solo il rifugio dell’incertezza. L’identità personale e le convinzioni possono essere ancora instabili, e allora si tenta di mascherare questa fragilità con ostinazioni che, in realtà, preludono alla resa più che all’affermazione di principi della cui certezza e solidità si è pienamente convinti. Ai giovani occorre parlare con chiarezza e convinzione, senza arroganza, sostenendo le proprie posizioni con argomenti biblici, solidi e convincenti e non con atteggiamenti enigmatici, dai contorni sfumati, che ostacolano la crescita spirituale e morale. Ciò perché non somiglino a “canne dimenate dal vento” (cfr. Matteo 11:7) o a “bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina” (Efesini 4:14). Molto dipende da chi li influenza. Pietro, nella sua iniziativa, non ottenne risultati: “quella notte non presero nulla” (Giovanni 21:3). Solo lasciandosi guidare dal Signore e dalla Sua Parola i giovani non saranno delusi: “Gettate la rete dal lato destro della barca, e ne troverete” (v. 6). Presso l’Istituto Biblico Italiano si lavora affinché i giovani studenti ricevano la giusta influenza: quella del Signore, trasmessa attraverso la Sua Parola insegnata con l’unzione dello Spirito Santo, e non tramite condizionamenti umani superficiali.

LA FEDE. Durante l’adolescenza e la giovinezza si tende a essere netti nelle asserzioni e radicali nelle posizioni. Si ostenta sicurezza di sé, si è impulsivi e inclini a vedere il mondo in bianco e nero. È questo il senso delle parole di Gesù a Pietro: “Quando eri più giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti” (Giovanni 21:18). Sansone, confidando nella propria forza, disse: “Io ne uscirò come le altre volte” (Giudici 16:20), ma alla fine dovette invocare Dio: “Signore, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto” (16:28). La sua forza non era umana, ma proveniva dallo Spirito dell’Eterno (15:14-15). La fede dei giovani deve poggiare non su sé stessi, ma su Dio. Non è la fede in sé ad essere potente, ma il suo oggetto: l’Iddio Onnipotente. Spesso la fede si purifica nelle prove, come l’oro nel crogiuolo (cfr. I Pietro 1:6-7). Noi adulti, per amore, cerchiamo di risparmiare ai giovani difficoltà e fatiche, ma così rischiamo di illuderli: la vita cristiana presenta inevitabilmente sfide che solo Dio può aiutarci a superare.

LA FORZA. L’impazienza giovanile spinge spesso a “bruciare le tappe”, accumulando fallimenti e delusioni. Anche nella vita spirituale, la fretta genera esperienze superficiali. Ismaele fu il frutto dell’impazienza, non della promessa. Saul, spinto dall’urgenza, offrì il sacrificio senza attendere Samuele e perse il regno (cfr. I Samuele 13:8-14). La Scrittura esorta alla pazienza: “Io ho pazientemente aspettato l’Eterno, ed Egli s’è inclinato su di me” (Salmo 40:1); “Sta’ in silenzio davanti all’Eterno, e aspettalo” (Salmo 37:7); “Esorta ugualmente i giovani a essere assennati” (Tito 2:6). Non tutto ciò che appare giusto lo è davvero, e non tutto ciò che è piacevole è utile. Serve riflessione, discernimento e capacità di attendere la volontà di Dio. L’Istituto Biblico Italiano continua a offrire ai giovani un tempo e uno spazio in cui ascoltare la voce di Dio con chiarezza. La certezza della chiamata divina è fondamentale per perseverare nel servizio: “Poiché non colui che raccomanda sé stesso è approvato, ma colui che il Signore raccomanda” (II Corinzi 10:18).

La formazione è un segno concreto dell’amore di Dio per noi e del nostro amore per le nuove generazioni: “Perché il Signore corregge colui che egli ama” (Ebrei 12:6).

Eliseo Cardarelli

Risveglio Pentecostale – novembre 2025