“Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola: «Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato da lui qualcuno più importante di te, e chi ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedi il posto a questo!” e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l’ultimo posto. Ma quando sarai invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: “Amico, vieni più avanti”. Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te. Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato»” (Luca 14:7-11).
Il Signore raccontò questa parabola dopo aver osservato come gli invitati sceglievano i posti a sedere in un convito, con l’intento di mettere in guardia i Suoi ascoltatori dal pericolo dell’ambizione. Purtroppo, l’umiltà è una virtù rara nell’animo umano e, in sua assenza, chi è ambizioso commette dei gravi errori.
Non apprezza l’onore di essere stato invitato. L’invito era stato fatto da uno dei principali farisei, una persona certamente in vista. Tuttavia, coloro che sceglievano i primi posti probabilmente non consideravano che essere invitati alle nozze fosse già di per sé un grande onore! Allo stesso modo, il Signore ci ha dato il privilegio di entrare a far parte della Sua famiglia come figli amati, un dono che dovremmo sempre apprezzare con gratitudine e umiltà.
Ha una considerazione troppo alta di sé. Coloro che “correvano ai primi posti” erano convinti di essere importanti e di avere diritto di farlo. La Scrittura è molto chiara nel provare a prevenire questo errore piuttosto comune: “Se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna sé stesso”; “Non ti stimare saggio da te stesso” (Galati 6:3; Proverbi 3:7). Nella lettera ai Romani, l’apostolo Paolo esorta i credenti affinché ciascuno “non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere” (12:3) e ad avere rispetto anche per gli altri. A questo riguardo, ai Filippesi scrive: “Ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso” (2:3). È importante rispettare anche i ruoli degli altri, evitando la corsa ai primi posti, che non porta nulla di buono. Il Signore ci aiuti, perciò, ad avere un concetto sobrio, equilibrato e realistico di ciò che siamo veramente.
Non considera le valutazioni del padrone di casa. A stabilire la disposizione dei posti è il padrone di casa; allo stesso modo, chi decide la nostra “collocazione” nel Suo piano, è il Signore. Che vergogna sarebbe doversi alzare dal primo posto per occuparne l’ultimo! Sarebbe un mortificante schiaffo morale, frutto di un atteggiamento di presunzione, che è davvero riprovevole. L’errore si manifesta anche quando noi, esprimendo giudizi sugli altri, ci intromettiamo nella decisione riguardante i posti altrui. Questa valutazione, infatti, spetta solo al Signore: «O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: “Perché mi hai fatta così?” Il vasaio non è forse padrone dell’argilla?» (Romani 9:20-21). Il Signore è il Padrone della Chiesa e ha collocato ciascuno come ha voluto. Noi siamo il corpo di Cristo, e spetta a Lui valutare il ministero. Colui che ha dato la Sua vita per la Chiesa possiede la saggezza, il potere e l’autorità per ordinare ogni cosa secondo il Suo giudizio, che è giusto, buono, inappellabile e incontestabile.
Non conosce o dimentica la “legge” dell’umiltà. “Chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato” (Luca 14:11). L’orgoglio e la superbia portano alla rovina. La Bibbia ci ricorda l’esempio di Sebna, che, fiero delle sue (apparentemente) solide certezze, dovette rispondere della sua arroganza a Colui che lo avrebbe fatto rotolare via come un gomitolo (cfr. Isaia 22:15-18).
L’umiltà viene sempre premiata: «Il frutto dell’umiltà e del timore del Signore è ricchezza, gloria e vita» (Proverbi 22:4).
L’umiltà, frutto del ravvedimento, è indispensabile per vedere “il cielo aperto” su di noi: “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese” (2Cronache 7:14).
L’umiltà, frutto dello Spirito, è fondamentale per una comunione sana, per delle sane relazioni tra le diverse generazioni e per l’armonia nella crescita della Comunità locale: “Così anche voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo” (1Pietro 5:5-6). Dio benedice sempre coloro che sanno restare “al loro posto”, aspettando di essere chiamati da Lui!
Gesù, l’esempio perfetto. Lo Spirito Santo, in Filippesi 2, ci insegna ad avere in noi lo stesso sentimento che fu in Cristo Gesù che ha umiliato Sé stesso, affinché noi potessimo essere innalzati; ha preso il calice della maledizione perché noi fossimo benedetti; è venuto sulla terra perché noi potessimo realizzare i “luoghi celesti”. Perciò, invece che correre e sgomitare per occupare i primi posti, continuiamo a guardare a Gesù, a Colui che è stato “ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:8-11). Alla fine della corsa, sarà Lui stesso, in Persona, a indicarci dove sedere, e nessuno potrà in alcun modo toglierci quell’onore!
Trascrizione e adattamento della predicazione del fratello Gaetano Montante, esposta sabato 8 marzo 2025, durante l’incontro pastorale Italia Nord-Ovest a Borgaro Torinese (TO)
Risveglio Pentecostale – maggio 2025
foto: Freepik

