Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

oltre l’individualismo

oltre individualismo

L’amore fraterno che rende fervente il servizio al Signore (cfr. 1Corinzi 12:12-27)

Dal testo biblico di 1 Corinzi 12:12-27, emerge un insegnamento di cruciale importanza per la vita della Chiesa: la comunità dei credenti non è da considerarsi un insieme di individui isolati, ma un unico corpo, il Corpo di Cristo. Questa realtà è contraddistinta da una diversità che è voluta dal disegno divino e che viene saldamente cementata dallo Spirito Santo.

L’unità nello Spirito e nella preghiera, il fondamento del servizio. Per realizzare pienamente questa unità, occorre riflettere sull’importanza ineludibile della preghiera come elemento basilare dell’armonia. Quando eleviamo la preghiera, chiedendo che “sia fatta la volontà di Dio” (Matteo 6:10), stiamo implicitamente anche intercedendo per quell’armonia fraterna che riflette il cuore stesso del Padre, come Gesù stesso ha manifestato nella Sua preghiera sacerdotale (Giovanni 17:11, 21-22). La nostra unità, infatti, non scaturisce da affinità umane o da decisioni puramente strategiche, ma affonda le sue radici in un’esperienza spirituale comune: “tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo” (1Corinzi 12:13). È lo Spirito Santo che ci ha uniti in Cristo, ed è Lui che deve fungere da guida nel nostro cammino di fede e collaborazione. Sottomettersi alla Sua direzione implica la necessità di lasciare che l’orgoglio o la volontà individuale cedano il passo all’amore e alla visione comune. L‘unità, dunque, non è una semplice opzione organizzativa; essa è, al contrario, il risultato tangibile dell’obbedienza allo Spirito di Dio, Colui che opera in noi i frutti essenziali per una vera collaborazione, quali: l’amore, la pazienza e la mansuetudine (Galati 5:22-23).

La diversità, non un problema, ma un disegno di Dio. La metafora della chiesa paragonata al corpo umano (1Corinzi 12:12, 14) rafforza la convinzione che la diversità tra i membri del Corpo di Cristo non vada percepita come un ostacolo, ma come un disegno divino di straordinaria ricchezza. Ogni singolo membro è fondamentale e ogni servizio svolto costituisce una parte vitale e insostituibile nell’Opera di Dio. Proprio in virtù di questo legame reciproco, la Parola di Dio ci esorta a essere vigili contro la trappola del confronto: “Se il piede dicesse: “Siccome io non sono mano, non sono del corpo”, non per questo non sarebbe del corpo” (1Corinzi 12:15). Ogni singola parte ha la sua importanza cruciale per la buona funzionalità dell’organismo vivente che è la Chiesa. I membri di questo corpo, pertanto, non sono chiamati alla competizione, bensì al completamento reciproco: “Quanto all’amore fraterno, siate pieni d’affetto gli uni per gli altri, quanto all’onore, precedetevi gli uni gli altri” (Romani 12:10). Come credenti, è nostra responsabilità accettare e valorizzare il posto e il compito che Dio ci ha affidato, onorandoci reciprocamente in ogni circostanza.

Resistere al nemico che spezza l’unità. È indispensabile comprendere che la collaborazione fraterna va oltre la mera dimensione organizzativa, rappresentando invece una profonda battaglia spirituale da vincere quotidianamente. Dobbiamo essere pienamente consapevoli che l’avversario delle anime nostre, il cui nome stesso significa “colui che divide” o “calunniatore”, cerca costantemente di ostacolare l’opera di Dio attraverso la rottura dell’unità interna della Chiesa. Egli, infatti, non necessita di attaccare dall’esterno se riesce efficacemente a seminare la divisione tra le membra del corpo. Per tale ragione, la Scrittura ci chiama imperativamente a “sforzarci di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Efesini 4:3). L’unità è stata irrevocabilmente stabilita dallo Spirito Santo; la nostra responsabilità è dunque quella di mantenerla. Sottomettersi a Dio in questo contesto significa scegliere l’umiltà di Cristo, mettendo da parte la nostra ragione personale per superare le differenze con amore, riconoscendo la chiamata superiore che ci tiene uniti.

L’interdipendenza e la cura reciproca come prova di fede. Questo insegnamento trova la sua massima espressione nell’esortazione all’interdipendenza e alla cura reciproca (1Corinzi 12:25). La vera unità si manifesta pienamente nella compassione sincera: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui” (1Corinzi 12:26). Se il ministero del fratello soffre, questo rappresenta un danno non solo per la singola opera, ma per l’intero corpo e, conseguentemente, per la chiesa intera. L’efficacia del nostro servizio al Signore non risiede nella quantità di lavoro svolto, ma primariamente nel modo in cui lo compiamo: in unità, sotto la sovrana guida dello Spirito Santo e con una profonda cura reciproca. In conclusione, si impone a tutti un fermo richiamo alla preghiera costante affinché il Signore voglia svelare e rimuovere ogni radice di amarezza, orgoglio o individualismo, e riempia ogni membro con lo Spirito di Cristo. Solo in tal modo, la nostra collaborazione fraterna potrà essere una testimonianza potente e gloriosa della Sua Opera nel mondo.

Giuseppe Crapanzano

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Risveglio Pentecostale – dicembre 2025