Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Parlare duro o parlare vero?

Questa domanda si riferisce a Gesù. Soprattutto al Gesù del quarto Vangelo, che inizia col famosissimo prologo dell’apostolo Giovanni con le sue proclamazioni della deità di Cristo, che chiama Parola eterna e collega alla creazione di ogni cosa che sia mai stata creata. 

Ma da subito Giovanni presenta il figlio di Dio come il Messia non accettato. Il verso 1:10 ci dice che il creatore del mondo “era venuto nel mondo, ma il mondo non l’ha conosciuto. Non è scritto che il mondo non Lo ha riconosciuto, ma che non Lo ha conosciuto. Significa che il mondo al quale si è rivelato ha ben visto Gesù far miracoli, guarire, sfamare… Lo ha riconosciuto, ma non ha voluto avere a che fare pienamente con Lui. 

Ora, passi per il mondo, ma il verso 1:11 aggiunge che “è venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto. Gesù si è presentato in casa Sua, dal popolo scelto da Dio, si è fatto riconoscere come il Messia, e non Lo hanno fatto entrare…! Ma non è ancora finita: il verso 7:5 dice che neppure i Suoi fratelli credevano in Lui”. Tra questi Giacomo e Giuda, che più in là nel tempo crederanno e saranno annoverati tra gli apostoli.

 

Premesse difficili, che cosa ci si può aspettare?

Probabilmente Gesù avrebbe fatto meglio ad aggiustare il tiro, a presentarsi in modo diplomatico per risultare più accettabile, più gradito, quindi maggiormente amato. 

Ma leggendo nello stesso Vangelo i versi 6:53-69 troviamo una realtà molto diversa. 

Spiccano alcune particolarità, come l’affermazione di molti dei Suoi discepoli: “Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?” Per quei discepoli il modo di parlare di Gesù andava benissimo quando predicava l’amore, o prometteva pace, consolazione, gioia, protezione. O quando compiva miracoli. 

Quindi, in che cosa consiste il parlare duro? È quello del parlare con franchezza, chiaramente, senza scendere a compromessi. 

Gesù tirava una linea retta, al di sopra vi metteva il bene e al di sotto il male, quello che all’antica maniera chiamava peccato. 

Non disegnava delle strane curve per accettare il male in mezzo al bene, per adattare politicamente le cose. Questo poteva essere considerato un parlare duro. 

Ma quello che gli viene rimproverato è soprattutto quel dover “mangiare Lui e bere Lui” come unica condizione per avere vita. Le parole incriminate sono: “Vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi” (6:53). 

Non avevano paura del cannibalismo, come alcuni sostengono. Invece avevano paura del v. 56: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui”. Significa che avevano paura di far entrare Gesù nel loro cuore. Temevano le conseguenze di questo “intreccio” con Gesù, o addirittura di una sorta di “amalgama” con Lui. Paura di dover fare sul serio con Gesù…

Chi ha paura di perdere la vera libertà a motivo di Gesù prende un grande abbaglio. Gesù non ha mai chiuso dentro a chiave nessuno. 

Lui non costringe ma ama. Si dà. Offre. Paga. Non mente. Non illude. Gesù dà a tutti la totale libertà di stare con Lui oppure di andarsene… 

Nell’esercitare tale libertà avviene una selezione naturale. 

Infatti, Gesù non parla più di mondo né di un popolo, ma di discepoli. Quelli che respingono il parlare di Gesù come duro, sono i discepoli. Quelli che si tirano indietro e non vanno più con lui, sono i discepoli. Quelli che usano la propria libertà per andarsene, per staccarsi dalla Vita, sono i discepoli… 

 

Quando il cerchio si stringe è l’ora della verità e delle scelte

Ma non basta! Il cerchio si stringe ancora di più. Gesù adesso si rivolge ai dodici, a quelli che chiama “amici”. E agli amici di allora e di oggi in sostanza dice: “Io non ho qualcosa di diverso da offrirvi. 

Non vi proporrò cibo più piacevole o bevande più effervescenti, non lo voglio e non lo posso fare, perché io sono la Verità e perché vi amo! 

Non vi illuderò facendovi pensare che seguire me sia cosa facile, anzi vi dirò che per farlo dovrete rinunciare a voi stessi e prendere ognuno la propria croce”. 

Quindi anche oggi Gesù domanda: “Non volete andarvene anche voi?” 

Quando il cerchio si stringe è l’ora della verità e delle scelte. 

In quella circostanza Simon Pietro risponde, anche a nome di tanti veri discepoli e veri amici di ogni tempo: “Signore, da chi andremmo noi?” 

Parafrasando… “Abbiamo ascoltato il parlare di tanti altri, le loro parole sono entrate dentro di noi ma non ci hanno né saziato né dissetato. Abbiamo visto che alcuni nostri amici ti hanno abbandonato: li potremmo anche seguire. Non siamo gente senza alternative, ma noi abbiamo creduto in Te e Ti abbiamo conosciuto: Tu sei il Santo di Dio! Facci restare con Te! Continua a dimorare in noi. E noi continueremo a seguirTi, a dimorare in Te, a cibarci e bere di Te. Perché Tu, Signore, hai parole di vita eterna…”

Elio Varricchione

da Risveglio Pentecostale – dicembre 2023