Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Stiamo attenti

Quante volte ti sarà capitato di sentirti dire da qualcuno: “Stai attento!” È un’esortazione in due parole che cambia radicalmente di significato in base al tono della voce. Se qualcuno te lo urla capisci subito che ti sta avvisando di un grosso pericolo. Se è accompagnato da un dito indice puntato, facilmente è una minaccia. Se te lo sussurra una persona amata cogli al volo una sua tenera raccomandazione. Se poi ti arriva nel tuo dialetto crea subito una reazione di complicità, come il veneto òcio! o il tanto caro ai siciliani accura attìa taliu! Quanta varietà di modi di comunicazione ha messo in noi il Creatore, che per primo ne ha fatto e ne fa un ampio uso! Chiaramente l’efficacia di tutto questo si manifesta quando ascoltiamo, riconosciamo il tono della voce e comprendiamo il messaggio.

Nella Scrittura troviamo numerosi esempi. C’è quello di Dio che in mezzo a un forte richiamo esorta con tono fermo il Suo popolo: “State attenti, e ascoltate la mia parola!” (Isaia 28:23). E c’è quello di Salomone che dice esattamente la stessa cosa, ma con tono paterno, pur sempre ispirato: “Or dunque, figlioli, ascoltatemi, state attenti alle parole della mia bocca” (Proverbi 7:24). Significa che se vogliamo essere approvati Dio va ascoltato comunque.

Ma veniamo alla voce più conosciuta, quella di Gesù. Possiamo riconoscere il tono esortativo e didattico degli espliciti inviti del Maestro volti a prevenire che la Sua luce in noi si trasformi fino a spegnersi del tutto (“Sta’ quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre” – Luca 11:35), come anche ad evitare di cadere in uno dei tranelli più diffusi (“State attenti e guardatevi da ogni avarizia…” – Luca 12:15).

E possiamo (anzi dovremmo) riconoscere il tono della voce di Gesù quando in Luca 17:1-4 senza mezzi termini tratta il tema degli scandali. Quando dice: “È impossibile che non avvengano scandali, ma guai a colui per colpa del quale avvengono!” non sta parlando ai farisei né ai dottori della legge. Sta parlando ai Suoi discepoli. Intimorisce solo il pensare a Gesù, che è l’espressione più evidente dell’Amore di Dio, mentre dice che per un uomo sarebbe meglio essere gettato in mare con una macina da mulino al collo piuttosto che scandalizzare una sola delle Sue tante creature… Il tono è grave quanto lo sono il pericolo e le conseguenze degli scandali. È il tono del Figlio di Dio che si erge a difesa del gregge di cui è Pastore. Gli scandali non sono certamente un fatto nuovo. Quante pietre poco visibili (i greci le chiamavano “skandalon”, pietre d’inciampo) sono state di impedimento ai credenti lungo il cammino della vita! Le pietre a volte sono parole fuori luogo, altre cattiva testimonianza, altre ancora pretesa di esercitare un diritto a scapito dei più deboli, divisioni familiari e tra fratelli. E quanto male hanno causato all’avanzamento dei singoli ma anche delle comunità di credenti.
Però sappiamo bene che Gesù non si limita a richiamare, ma offre sempre la soluzione, che in questo caso è ben illustrata nei versi 3-4 che iniziano con: “State attenti a voi stessi!” Questo è un chiaro invito a non concentrarsi troppo su chi causa gli scandali, a tenere gli occhi aperti e a spostare l’attenzione su noi stessi così da far di tutto per non diventarne a nostra volta la causa. Lo ricorderà anche l’apostolo Paolo: “Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un’occasione di caduta” (Romani 14:13).
Poi Gesù nei versi 3-4 completa la soluzione: “Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: ‘Mi pento’, perdonalo”. È un affondo nelle coscienze.
È anche un saggio ed equilibrato invito al dialogo, a considerare chi sbaglia non come un nemico da battere ma un fratello da recuperare.
È uno stimolo alla pazienza.
È la chiave che apre la porta all’amore…

Beato chi vigila con cura sulla propria vita. Beato chi sa riconoscere la voce e i toni del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù!
Beato chi sta attento alle Sue parole di vita eterna e si impegna ad applicarle giorno dopo giorno.
Beato quel popolo che sa dire Amen! all’esortazione di Ebrei 10:24: “Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere…”.

Elio Varricchione

Risveglio Pentecostale – aprile 2024