Uno dei testi biblici più notevoli che troviamo nella Scrittura racconta la conversazione fra Gesù e Pietro, evento che riporta la speranza nella vita del discepolo, le cui ultime ore avevano segnato un crollo della fede a causa del suo comportamento. La crescita della fede in Gesù spesso passa per le rovine delle certezze in noi stessi, e per l’abbandono di quei punti di forza a cui così spesso ci aggrappiamo, così da rendere le nostre mani libere di afferrare solo e unicamente la mano di Gesù. Le Sue parole, oltre a riabilitarlo per mezzo del perdono, offrono a Pietro una nuova visione del cammino e del servizio cristiano, basati su tre principi validi per il credente di ogni tempo.
Seguimi senza guardare al passato. Di fronte alle pressanti domande di Gesù, l’orgoglio di Pietro deve capitolare e riconoscere che Lui conosce ogni cosa del cuore, della mente e dell’intero essere. Niente sfugge al Suo sguardo e alla Sua conoscenza. Gesù sa che il presunto amore, spesso sbandierato come una sorta di trofeo, in alcune circostanze si riduce a un semplice – per quanto importante – “ti voglio bene”. Dietro a questa dichiarazione c’è tutto il fallimento di Pietro. Dall’apice della rivelazione divina: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mat.16:16) – quale profonda implicazione teologica dietro a queste parole, Pietro sprofonda nel baratro del divenire strumento di Satana: “Vattene via da me, Satana! Tu mi sei scandalo” (Mat.16:23). Dall’impetuosa dichiarazione di amore unico ed esclusivo: “Sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte” (Luca 22:33), alla codarda negazione: “Non conosco quell’uomo!” (Mat.26:72). Dalla presuntuosa affermazione “Quand’anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò!” (Marco 14:29) alla precipitosa fuga, abbandonando Gesù nel momento dell’arresto, lasciandoLo poi solo sulla croce. Nonostante questi fatti, Gesù offre una seconda possibilità a Pietro e a chiunque, come lui, ha commesso degli errori nel passato e ha conosciuto la sconfitta e la delusione. Non possiamo seguire Gesù se non abbandoniamo i nostri errori e i fallimenti ai Suoi piedi per iniziare un nuovo cammino guardando unicamente a Lui. Ancora oggi Gesù offre un’altra possibilità a tutti noi. C’è il presente: “Seguimi!”
Seguimi senza preoccuparti del futuro. Seguire Gesù non significa avere la strada spianata verso il successo, la notorietà, la facile vittoria. A volte può avvenire il contrario. Con queste parole Gesù annuncia a Pietro il martirio, per poi invitarlo a seguirLo. È facile servire un Gesù la cui potenza libera dal pericolo, dalla morte e dalla sofferenza, come accadde a Pietro, che venne liberato per ben due volte dal carcere, mediante l’intervento miracoloso di un angelo. Questo è desiderabile, e ci incoraggia a seguire Gesù. Ma quando non accade, come nell’esperienza di Giacomo, fratello di Giovanni? Siamo disposti a seguire qualcuno che ci assicura che verrà il giorno in cui verremo condotti a morte, senza poter contare sulla liberazione divina? Siamo disposti ad affrontare le prove e le insidie della vita, rimanendo fiduciosi nel Signore? Anche se il testo non lo racconta, possiamo essere certi che Gesù ha accompagnato Pietro fino all’ultimo passo del suo cammino terreno, sostenendolo e incoraggiandolo anche nell’ora del martirio, per poi accoglierlo nella gloria. Anche se non vediamo il futuro, possiamo essere certi del sostegno e della presenza del Signore fino all’ultimo giorno della nostra vita, a condizione che continuiamo a seguire Lui.
Seguimi senza guardare gli altri. Le parole di Pietro e la risposta di Gesù ci permettono di trarre degli ulteriori insegnamenti. Le parole di Gesù rappresentano infatti l’ulteriore conferma che a Lui spetta il compito di guardare noi ed i nostri cari, senza che questo debba diventare un motivo di preoccupazione. Ma ciò che nasce da un sincero interessamento – che cosa accadrà a Giovanni? – può indurre all’errore del confronto con gli altri, fatto che può condurre al pericolo di essere contagiati dalla debolezza altrui o allo scoraggiamento per gli altrui successi. Guardare gli altri crea inevitabilmente dei problemi: ci lasciamo influenzare dal cattivo esempio (anziché dal buono) e ci lasciamo condizionare dai nostri limiti anziché farci ispirare dalle capacità altrui. Gesù supplisce a queste cose incoraggiandoci a seguirLo, guardando solo Lui. Gesù stesso non guardò gli altri, ma volse lo sguardo avanti, in alto, al Padre, per ricevere da Lui forza e completare il cammino. «Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio» (Ebrei 12:1-2).
Tu, seguimi! Non guardare ai tuoi errori passati, non farti angosciare dal futuro, e non lasciarti condizionare dagli altri. Segui Gesù, guardando solo Lui!
Roberto Renda
Risveglio Pentecostale – maggio 2025
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